Un servizio di Felice Staboli sulla Provincia del 10 ottobre ha riportato all’attenzione dei cittadini l’acquisto da parte di Lgh della quota di maggioranza (85%) della società Ecolevante, che gestisce la discarica di Grottaglie in provincia di Taranto.
Il servizio (Una discarica che scotta) riferiva dei rapporti che il titolare di Ecolevante avrebbe avuto con Tarantini e Lavitola, attualmente indagati dalle procure di Napoli e Bari. E ricordava anche che nel gennaio scorso tale acquisto aveva sollevato discussioni nel consiglio comunale di Cremona.
In quell’occasione, il capogruppo della Lega, Maffini, aveva chiesto al sindaco se convenisse a un’azienda pubblica come Lgh investire fuori dai suoi confini, anziché nel proprio territorio. Il sindaco era stato tassativo: “Non solo può ma deve. Il traguardo assegnato a Lgh – aveva detto Perri – è fare il possibile per mantenere un equilibrio tra qualità e prezzo dei servizi. A tal fine, gli obiettivi locali possono essere virtuosamente affiancati da iniziative extraterritoriali. Il progetto [della discarica] è considerato positivo dal punto di vista economico e della redditività, pur con tutte le precauzioni del caso e considerando la naturale alea relativa a un’attività di impresa”.
Può darsi che la curiosità dei lettori sia stata solleticata dall’ipotetica compromissione con Lavitola e Tarantini, piuttosto che dalla disinvoltura con cui i comuni, attraverso le loro partecipate, sono disposti a sobbarcarsi il rischio d’impresa. Disinvoltura cui Cives ha dedicato molta attenzione, denunciando l’eccessiva proliferazione di società nate dalle vecchie municipalizzate; l’uso spesso politico delle medesime; le carenze nel controllo democratico e nella selezione degli amministratori; la degenerazione cui conduce la ricerca del business (Dove ci porta il business), sintetizzata dalla consigliera comunale di Brescia Laura Castelletti in questo modo: “la specificità bresciana non ha più valore; A2A è una società che di locale ha solo la distribuzione, cioè cittadini/clienti che valgono molto ma contano poco”.
Eppure, dovrebbe essere chiaro che il comune non è un’impresa e che diventarlo indirettamente trasformando in spa un’azienda municipale lo espone a rischi che non gli sono connaturali. Oltre a rendere indecifrabili i bilanci e poco trasparenti i costi e i benefici. Nel caso della discarica di Grottaglie l’investimento di 41 milioni di euro (Pasquali aveva detto molto meno di 50, ma molto meno non paiono) non va rapportato solo con l’utile previsto, ma con la rinuncia ad opportunità di investimento nel territorio “di competenza” e anche con le reazioni del territorio “colonizzato” (in merito basta leggere i siti pugliesi).
Secondo la Corte dei conti, le società partecipate dai comuni, nonostante la forma giuridica privata, restano aziende pubbliche sottoposte al suo controllo. Come tali dovrebbero rientrare in se stesse e recuperare natura e funzioni delle vecchie municipalizzate: gestire i servizi in situazione di monopolio naturale per garantire la qualità ed eliminare gli extraprofitti monopolistici al servizio del loro territorio. Senza rincorrere il “trend del mercato”.
13 ottobre 2011
Il comune imprenditore nel trend del mercato
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