Cives Cremona

27 febbraio 2009

La politica del “lasciar costruire”

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 09:38

(Parte quarta) A conclusione degli interventi precedenti (v. Cives Cremona del 25, 23 e 21 febbraio) mi sembra di poter dire che a Cremona è mancata la Politica, cioè degli amministratori in grado di presentare un’idea, un progetto di città, più o meno condivisibile, ma che comunque ci sia! Anche la minoranza è stata molto latitante su questi argomenti. Il nuovo Piano regolatore (PGT) potrà fare dell’urbanizzazione, tutt’altro paio di maniche è una buona urbanistica!
A Cremona e nei comuni confinanti (almeno quelli che conosco), sembra non esserci alcuna programmazione e che l’unica idea guida sia il lasciar costruire, in una corsa al peggio, il più possibile, per incamerare gli oneri di urbanizzazione e ciò che rimane dell’ICI. Lo stesso scopo seguono le vendite di edifici di proprietà comunale come l’ex Snum di via Giordano e l’ex gasometro. Se davvero tutte le case in costruzione e previste fossero occupate da nuovi cittadini, nel giro di pochi anni i benefici economici per i comuni verrebbero meno per la necessità di fornire servizi agli abitanti, un vero circolo vizioso…
La Commissione Edilizia che dovrebbe controllare cosa e come verrà costruito è evidente che non funzioni, forse per mancanza di preparazione dei suoi membri o di una adeguata sensibilità, forse per una certa “arrendevolezza” nei confronti degli enormi interessi in gioco. L’imminente riforma della Commissione Edilizia, che recependo gli obblighi di legge, imporrà di scegliere i futuri membri praticamente solo tra i nominativi appartenenti agli Ordini professionali di architetti, Ingegneri e geometri, suscita la perplessità di molti per l’esclusione della componente politica che, appunto, dovrebbe suggerire l’indirizzo da seguire. E’ fonte di dubbi anche che il regolamento non preveda neppure l’impegno, da parte dei nuovi Commissari, di astenersi dalle attività professionali per conto di privati sul territorio comunale…Io invece sono speranzoso, visto come sono andate le cose negli ultimi anni, fare peggio sarà difficile!
Si formerà pure la Commissione per il Paesaggio, entro il 30 Giugno, come richiesto dalla Regione. Il Regolamento per la tutela del paesaggio non è di facilissima interpretazione, a mio avviso può sorgere il sospetto che sia fatto apposta per poter svicolare da decisioni ritenute inopportune. Se, come pare di capire, sarà espresso un giudizio di impatto paesistico in area non vincolata, solo quando il progettista stesso dichiari il proprio progetto superiore ad una certa soglia di rilevanza, avremo a che fare con una procedura curiosa. Comunque, la possibile presenza di una commissione e di relativo presidente con la responsabilità di dichiarare, anche a futura memoria, che certi pugni nell’occhio non siano un danno per il paesaggio urbano, forse sarà un passo avanti rispetto a quanto accade oggi.
In estrema sintesi la mia opinione è che a Cremona siano state realizzate, a ridosso del centro storico ed in periferia, degli interventi edilizi e degli agglomerati senza criteri di ordine estetico. Sembra che l’architettura abbia perso quella caratteristica di arte capace di sintetizzare l’utile ed il bello, forse perché sono cambiate le finalità: fino al primo decennio del 900, chi commissionava edifici dai volumi paragonabili agli esempi da me indicati, voleva dare lustro e gloria alla città o alla propria famiglia, così sono nati gli antichi Palazzi comunali, le Cattedrali, i grandi palazzi nobiliari; oggi gli stessi volumi servono per ricavarvi quanti più appartamenti possibile.
Sono stati realizzati quartieri semicentrali e periferici informi, identici ovunque e quando si è ricercata l’originalità lo si è fatto in dichiarato contrasto con la storia, l’armonia ed il paesaggio della nostra tradizione, così qualcuno ha proposto forme vagamente razionaliste, altri la “baita alpina”. Chi abiterà questi posti si sentirà davvero a casa? Si riconoscerà in quel territorio, in quelle vie? Riconoscersi in un territorio e trovarvi la proprie radici è una condizione importante per sviluppare un benefico senso civico e di appartenenza. Chi non sente di appartenere ad un territorio più difficilmente sarà un buon cittadino. (fine)
                                                                                                          Luca Ferrarini

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