Cives Cremona

31 marzo 2009

Che fine ha fatto l’Apic?

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 17:18

A fronte di un’assenza di notizie che la riguardano, ci siamo chiesti: che fine ha fatto l’Apic (Associazione promozione iniziative culturali Cremona), costituita più di dieci anni fa da Provincia, Camera di Commercio, comuni di Cremona, Crema e Casalmaggiore, con la missione di organizzare grandi eventi, per portare Cremona nel mondo e il mondo a Cremona?
Il sito dell’Associazione (www.cremonamostre.it) ci informa che la sede è in via Altobello Melone, nell’ex convento San Vitale di proprietà della Provincia, che il presidente è Giuseppe Torchio, che l’assemblea è formata oltre che da Torchio, da Denis Spingardi, Fiorella Lazzari e Pietro Morini per la Provincia, Giancarlo Corada, Luigi Baldani e Gianfranco Berneri per il comune di Cremona, Franco Stanga, Sebastiano Guerini e Massimo Torresani per la Camera di Commercio, Vincenzo Cappelli e Maria Luisa Carnini per il comune di Crema, Francesco Sanfilippo e Roberto Ronda per il comune di Casalmaggiore. Ci informa Inoltre che il segretario è Renato Crotti, il coordinatore tecnico Franco Feroldi e che lo staff è formato da Elisa Gregori, Danila Manotti, Alberto Bardelli, Chiara Cauzzi, Alessandro Ferrari e Giada Nolli.
Interrogando il link delle “mostre in corso” veniamo informati che la pagina non è disponibile. Il link “gallery” porta alla presentazione della recente mostra di Federico Boriani, organizzata dalla Provincia con i comuni di Crema e di Pianengo. Il link “archivio mostre” evidenzia il perché della mancanza di notizie: l’Apic ha praticamente cessato di esistere, i grandi eventi – I sensi nell’arte, I tesori della Postumia, Breughel, Carlo Vittori, Le scene del quotidiano di Campi, Dipingere la musica, Parmigianino, I pittori della realtà,  per ricordarne solo alcuni – appartengono al passato, nell’ultimo quadriennio le iniziative si sono rarefatte come numero e come consistenza. Cosa è successo?
Il problema era stato posto in Commissione cultura il 2 marzo 2006 da Cristina Manfredini, che ricordando la missione storica dell’Apic aveva sollevato il dubbio se quella “mission” fosse ancora attuale, perché ” se deve diventare altro o disperdersi nel tempo poco alla volta perché non ci sono risorse, sarebbe bene saperlo”. Rispondendo, Torchio aveva ammesso di aver “frenato sui grandi eventi per far quadrare il bilancio” e che “per il futuro più di quanto in programma non si può pensare”. Il lento declino dunque e la dispersione dello spirito iniziale, in palese contrasto con le declamazioni programmatiche che parlavano dei grandi eventi come di “un sicuro volano per la politica di valorizzazione turistico culturale del territorio”. E in contraddizione con la disseminazione di eventi minori nelle piazze dei paesi e sui fiumi, che invece sono andate avanti, assorbendo risorse e caratterizzando così il tono culturale della presidenza.
Visto che siamo arrivati alle risorse, sarebbe anche utile conoscere il bilancio dell’Apic, quanto hanno contribuito i soci ogni anno, quanto il costo diretto e indiretto dell’apparato, quante le entrate e i contributi esterni (stato, regione, privati), quanto l’eventuale indebitamento. Di tutto questo non c’è traccia nel sito dell’associazione, ma sarebbe una buona abitudine far sapere il costo di ogni centro di spesa, in modo che i cittadini lo possano comparare con il beneficio goduto.

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30 marzo 2009

La politica e il “mostro mite”

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 08:00

Può essere letto come un pressante invito all’impegno civico il documento con cui la Diocesi di  Cremona, in vista delle elezioni amministrative, chiede ai cattolici di mettersi al servizio della cosa pubblica, con rettitudine, competenza e gratuità.
In particolare, l’esortazione (come gli orientamenti finali) è rivolta alla “una nuova generazione di cristiani” che si affaccia oggi alla vita politica, affinché sappia proporre soluzioni amministrative rispettose della dignità della persona, della famiglia, dell’ambiente.
Il riferimento alla nuova generazione lascia intravedere una certa amarezza per lo sbandamento di una generazione che aveva per lunghi anni assunto la direzione politica del paese, ma anche la preoccupazione per i cedimenti delle amministrazioni locali allo “spirito del tempo”. Da qui il richiamo a ristabilire una gerarchia delle spese pubbliche più orientata ai bisogni primari e alla sobrietà dei servizi. “Meno feste e più servizi alle famiglie” commentava un quotidiano locale in margine al documento diocesano.
Si tratta di una sfida alla politica che non riguarda solo i cattolici ma tutti i cittadini. Ma ce la farà la politica? Raffaele Simone, nel suo libro “Il mostro mite” (Garzanti, 2008) ritiene che la politica sia già stata battuta dallo “spirito del tempo”, la cultura dominante che – come aveva profetizzato Toqueville – è “un dispotismo mite che degrada gli uomini senza tormentarli”. E porta gli esempi delle infinite feste, delle notti bianche, dei monumenti degradati a quinte di concerti che gli enti locali di tutta Italia si affannano ad organizzare in ogni stagione per soddisfare la voglia di entertainment.
Oggi paradossalmente la crisi potrebbe aiutare le amministrazioni pubbliche a ristabilire la gerarchia delle spese, a fare da contrappeso al consumismo privato, ad eliminare i progetti fantasiosi che producono servizi virtuali, a dare più spazio al volontariato nelle cariche pubbliche. Forse, di fronte al “mostro mite”, la politica ha ancora qualche carta da giocare.

27 marzo 2009

Finanza creativa al comune di Cremona?

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 16:04

Commentando l’articolo di Erasmo da Narni (vedi Cives 7/3/2009), dedicato alla cessione degli impianti sportivi dal comune di Cremona all’Aem, un lettore ci scrive che “la pratica di attingere alle riserve dell’Aem non è nuova, qualche anno fa avvenne anche per le reti idriche e le fognature, per un importo assai superiore”.
In effetti, già nel bilancio di previsione del 2007 il Comune aveva inserito una alienazione di beni del patrimonio comunale all’Aem per un valore di 75 milioni di euro nel triennio. Di questi 48 milioni erano dati dal trasferimento delle reti idriche e delle fognature. In quella occasione, il settimanale Vita Cattolica (22/3/2007) aveva sollevato qualche interrogativo: “L’alienazione fatta a favore dell’Azienda energetica municipale, soggetto giuridico privato in quanto spa ma sostanzialmente pubblico in quanto partecipata al 100% dal comune di Cremona, non è altro che una partita di giro. La scelta voleva forse aggirare i limiti posti all’indebitamento del comune? Come avrebbe finanziato l’Aem l’acquisizione?”
Come si vede sono interrogativi dello stesso tenore di quelli posti dal nostro collaboratore Erasmo da Narni. E sono gli stessi interrogativi che ci poniamo noi. Le reti idriche e le fognature sono beni demaniali inalienabili che non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi. Anche la legge regionale sui servizi pubblici stabilisce che gli enti locali non possono cederne la proprietà, possono solo conferirla a società di capitali con la partecipazione totalitaria di capitale pubblico incedibile. Sarebbe questo il caso, resta comunque da capire come possa scaturire un valore da beni senza valore di mercato, che restano comunque nel patrimonio del comune anche in caso di conferimento.
A noi pare che ci troviamo davanti a casi di finanza creativa, con i quali il Comune attinge alle riserve dell’Aem, o per aggirare i limiti all’indebitamento, o per evitarlo, o per non ricorrere ad aumenti fiscali. In quest’ultimo caso riproponiamo la tesi di Erasmo da Narni: non siamo di fronte ad una tassa occulta che i cittadini cremonesi pagano con le tariffe?
E non sarebbe opportuno un bel dibattito pubblico, aperto e documentato, con tutti i portatori di interessi – compresi gli utenti – per chiarire i rapporti tra il Comune e le sue aziende?

26 marzo 2009

Come scacciare l’ombra della “bolla”

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 08:00

“Compravendite crollate”, “Raddoppiati i pignoramenti”, “Il boom del mattone è soltanto un ricordo”. Questi titoli apparsi negli ultimi mesi sulla stampa locale rivelano che l’ombra della bolla immobiliare è comparsa anche nella nostra piccola realtà e comincia far sentire i suoi effetti molesti sui bilanci familiari, sull’occupazione e sulle imprese.
Per reagire all’andamento negativo del mercato il Gruppo giovani costruttori dell’Ance (Associazione nazionale costruttori), in un convegno del dicembre scorso relativo al Piano nazionale di edilizia residenziale, ha prospettato diverse possibili linee di azione, finalizzate alla costruzione di alloggi per le fasce deboli della popolazione (giovani coppie, anziani, studenti), alla riqualificazione dei vecchi quartieri, al recupero delle aree dismesse, partendo dal presupposto che i problemi attuali del mercato “sono causati principalmente dalla caduta del potere d’acquisto delle famiglie e dalla restrizione del credito”.
Questa valutazione sulle cause della crisi merita qualche riflessione. A noi pare che la crisi sia nata da un eccesso di produzione, enfatizzato da mutui esuberanti, come è avvenuto – fatte le debite proporzioni – in Usa e in Spagna. Anche se, nella nostra realtà, hanno avuto un peso rilevante la bassa natalità e il ristagno demografico, nonché la politica espansiva e concorrenziale dei comuni.
E’ questa politica assai probabilmente la causa più significativa della crisi del mercato edilizio, dato che spetterebbe alla politica programmare gli spazi e i volumi in vista dell’andamento demografico e del fabbisogno abitativo su aree abbastanza vaste e non circoscritte ai confini comunali. Invece i comuni, forse ingolositi dalle entrate per oneri e Ici, o nel tentativo (per i più piccoli) di evitare il declino demografico, hanno abbondato in aree di espansione, tanto che il consumo di aree agricole nella nostra provincia è tra i più alti d’Italia.
Una politica edilizia realistica dovrebbe tener conto di questi dati, sia da parte dei comuni che dei costruttori e puntare, non sulla urbanizzazione di altre aree agricole, non tanto sul recupero di aree dismesse, che metterebbero sul mercato nuove case, di cui il mercato non ha bisogno, ma soprattutto sulla ristrutturazione e sulla riqualificazione anche energetica del patrimonio edilizio esistente.

25 marzo 2009

Il processo di Soregaroli

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 08:15

L’assessore Soregaroli si è risentito per gli articoli critici di Luca Ferrarini pubblicati sul nostro blog e ripresi da Cronaca ed ha replicato su quel giornale. Gli hanno risposto (sempre su Cronaca) il direttore e Ferrarini e noi non avremmo niente da aggiungere, sennonché Soregaroli scrive che gli articoli di Ferrarini sono “evidentemente ispirati da un sito di propaganda elettorale, malcelato da tanta disinteressata sensibilità verso il bene comune”.
L’assessore dunque fa il processo alle nostre intenzioni, che sono certamente critiche nei confronti della sua politica, ma non per questo preelettorali. Se Soregaroli avesse seguito l’ampio dibattito sull’urbanistica aperto nel 2006 da Cronaca, avrebbe trovato anche un mio intervento in cui sostenevo nella sostanza le stesse tesi di Ferrarini e auspicavo che si passasse dalla “urbanizzazione” all’urbanistica.
Se adesso Soregaroli vuol menar vanto per il recupero delle aree Feltrinelli, Solai Varese, Consorzio Agrario, per il progettato recupero della Snum o dell’Ortomercato, magari per il ventilato recupero dell’Ocrim, è certo libero di farlo; come per la segregazione del centro storico o per le spese senza ritorno di via Dante e Trento e Trieste. Ma se lui si prende la libertà di processare le nostre intenzioni, noi possiamo rivendicare quella di processare le sue azioni.
                                                                                                           Giuseppe Pelli

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