Cives Cremona

2 marzo 2009

Torniamo allo “statuto”

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 11:16

“Torniamo allo statuto” è un famoso articolo con cui il deputato della destra storica Sonnino, sul finire dell’800, denunciava la confusione insorta tra i poteri dello stato e l’usurpazione ai danni dell’esecutivo e della corona. Il richiamo ovviamente è soltanto letterario, poiché il nostro riferimento non è lo statuto albertino, ma la legge fondamentale sull’ordinamento degli enti locali, la numero 142, che nel 1990 aveva regolato ex novo le loro funzioni e la loro organizzazione. Contiene tuttavia una certa analogia perché parte dall’involuzione che l’applicazione della legge ha subito e dalla confusione tra funzioni politiche, amministrative e gestionali, verificatasi nei comportamenti delle amministrazioni.
Quella legge aveva definito in modo nuovo i compiti amministrativi degli enti e aveva soprattutto introdotto una netta distinzione tra le funzioni politiche, quelle di amministrazione e quelle di gestione. Quelle di gestione, come in qualunque azienda, erano affidate ai dirigenti, quelle di amministrazione agli organi collegiali (giunta e consiglio), quelle politiche di rappresentanza e promozione al sindaco e al presidente, nonché alle rappresentanze politiche elettive.
Era una divisione di “poteri” che collegava ogni organo a precise e distinte responsabilità, che però urtò contro l’attivismo e il protagonismo dei politici, tanto che – per citare un caso reale – la circolare di un segretario generale che chiariva il ruolo solo collegiale dei membri di giunta provocò lo sbigottimento di quegli assessori. Fatto sta che gli assessori non si sono accontentati di essere organo collegiale o di rappresentare il sindaco nell’ambito delle deleghe ricevute, ma hanno ripreso a fare gli impiegati comunali o gli attivisti di partito. Mentre i consiglieri hanno considerato riduttiva la loro invece altissima funzione di indirizzo e di controllo e hanno ricominciato a discutere di pace e di guerra, si sono sdoppiati in commissioni ripetitive dell’attività assessorile, ognuna con il suo presidente. E’ spuntato anche il presidente del consiglio, pagato come un assessore e che, scimmiottando il Presidente della repubblica, sponsorizza mostre e concerti. Intanto, gli enti che dovevano essere strumentali si sono moltiplicati e, nella forma di società o fondazioni, eludono sostanzialmente il controllo dei massimi organi democratici.
Nel momento in cui i partiti si stanno preparando alla campagna elettorale amministrativa di giugno, non starebbe male qualche riflessione su quello “statuto” basilare dei comuni e delle province, per riscoprirne lo spirito e adattarvi i comportamenti. Appunto per “tornare allo statuto”.

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