Cives Cremona

6 marzo 2009

La guerra dell’acqua

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 04:59

La guerra dell’acqua è entrata in una fase aspramente polemica con l’ accusa rivolta dall’assessore Beretta (di Crema) al presidente Torchio di avere ritardato il riassetto di Padania Acque al fine di favorire l’affidamento diretto del servizio alla società stessa, senza ricorrere a una gara di appalto; e ciò per assicurarsi la benevolenza dell’estrema sinistra, da sempre contraria per principio all’ingresso dei privati nella gestione degli acquedotti.
Nella replica Torchio ha difeso decisamente la soluzione pubblica, rifacendosi all’esempio del presidente centrista della provincia di Bergamo, che da bravo “lapiriano” l’ha adottata. Ha inoltre vantato la solidità patrimoniale di Padania acque, che negli ultimi anni ha assicurato una “costante distribuzione di utili” ai soci (cioè ai comuni).
La guerra dell’acqua aveva registrato anche una scaramuccia due mesi fa, quando Torchio aveva fatto nominare presidente della nuova società l’assessore provinciale Savoldi, in contrasto con il vicepresidente Alloni. Ma questa era una guerricciola di posizione, cioè di poltrone. Quella sulla natura del servizio di erogazione è una guerra di alti ideali, una crociata.
La vera guerra dell’acqua è cominciata diversi anni fa, quando si cominciò a parlare di liberalizzazione dei servizi pubblici. In nome dell’acqua “bene comune” sorsero movimenti, giornali, siti web e il motto fu subito la bandiera della sinistra comunista, dei verdi e dei movimenti universalisti. Lo stesso disegno di legge Lanzillotta, che regnante Prodi aveva cercato di introdurre il criterio della concorrenza nei servizi locali, aveva dovuto fare un’eccezione per la gestione dei servizi idrici.
Per venire a noi, la legge lombarda aveva cercato di adeguarsi alla normativa europea e nel 2003 aveva previsto per ogni provincia un ambito ottimale di gestione (Ato), in cui avrebbe operato una società a totale capitale pubblico, proprietaria e gestore delle reti, nonché una unica società erogatrice del servizio, sulla base di una gara di appalto. La legge regionale subì un ricorso da parte del Governo e l’ostruzionismo ideologico di molti amministratori locali, tanto che un mese fa la Regione la modificò, consentendo, sia pure a condizioni molto stringenti, l’affidamento diretto senza gara, cosiddetto “in house”, alla stessa società patrimoniale.
Le nostre società d’ambito (Padania Acque patrimoniale e Padania Acque gestioni) sono state prese in questa stretta, sicché a cinque anni dalla legge regionale, tra pregiudiziali ideologiche e pregiudiziali politiche il disegno previsto dalla legge, cioè l’unificazione delle quattro società esistenti a livello provinciale, non è ancora attuato.
La guerra dell’acqua (come tutte le guerre) la pagano dunque i cittadini in termini di inefficienza e di maggiori costi. E non ingannino gli utili vantati da Torchio a favore dei comuni. Poiché lo scopo delle imprese pubbliche non dovrebbe essere quello di fare utili, quelli versati ai comuni non sono altro che tasse occulte pagate con tariffe più alte del dovuto.

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