Cives Cremona

24 marzo 2009

Quei canoni “concordati” presto dimenticati

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 11:06

I dati resi pubblici recentemente dall’Aler (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale) evidenziano le difficoltà di rispondere al fabbisogno abitativo delle famiglie a più basso reddito. Nonostante canoni di locazione assai contenuti, le morosità sono raddoppiate negli ultimi due anni. Nello stesso tempo l’azienda fatica ad accertare le possibilità economiche degli inquilini e quindi a proporzionare i canoni alle condizioni di reale bisogno. Si torna dunque a parlare di affitti, dopo che per anni il problema della casa si era esaurito in quello dell’acquisto e dei relativi mutui.
I comuni da parte loro hanno adottato politiche edilizie espansive (procacciatrici di entrate per oneri e Ici), trascurando una politica abitativa diretta a contenere i canoni di locazione, facendo leva sulle abitazioni esistenti e sulla collaborazione dei privati. Eppure la legge sulla nuova disciplina degli affitti (la 431 del 1998) aveva introdotto uno strumento che si prestava a quello scopo: i canoni “concordati”, fissati da accordi territoriali stipulati dalle associazioni rappresentative della proprietà e degli inquilini, che, come contropartita di affitti equi, concedono alcuni vantaggi fiscali ai contraenti.
A Cremona, l’accordo territoriale è stato stipulato nel 1999, ma – per quel che ci risulta – l’applicazione dei canoni concordati è stata scarsa. Il comune, che pure ha ridotto l’Ici al 2,5 per mille, non li ha adottati come strumento principale di politica abitativa. Le associazioni degli inquilini (il Sunia in testa) si sono opposte al rinnovo dell’accordo, che doveva essere triennale, e soltanto oggi, con sette anni di ritardo, sono partite le trattative per un nuovo accordo. Il comune è ancora in tempo a appropriarsi di un ruolo di stimolo e di guida per una politica abitativa che non sia solo assistenziale, ma sappia orientare il mercato degli affitti in senso sociale. Tra i tanti “tavoli” che si organizzano perché non dedicarne uno alla politica abitativa?

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Unione dei Comuni: salvagente o camicia di forza?

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 09:39

Era già stato molto chiaro nella lettera apparsa sulla stampa locale. Ma, interpellato, ha addirittura rincarato la dose. Così Alberto Lacchini, dei Circoli della Libertà-Soresina Libera, ribadisce il proprio pieno e convinto “no” all’Unione dei Comuni del Soresinese. Unione di cui è stato consigliere sin dalla fondazione, nel 2001. Pur avendo sempre avuto uno sguardo critico verso una struttura, a suo avviso, eccessivamente politicizzata, una sorta di “cuscinetto amministrativo tra Comuni e Province per rallentare le cadute dovute ad eventuali tracolli elettorali”. Perché? Perché ritiene che vi sia una “grande regia”, la Conferenza dei Sindaci, “che non è un organo esecutivo, ma si comporta come tale”. Non essendolo, “non si possono avere i verbali”. Però – spiega – è qui che si assumono le decisioni importanti, come il nome del Presidente dell’Unione, nome “che poi viene portato in consiglio, eletto e che solo nella riunione successiva fa il proprio discorso programmatico” e spiega le sue linee-guida. Per Lacchini semmai il percorso dovrebbe essere esattamente l’opposto. Così pone un problema di democrazia interna e di trasparenza. Ma non basta: parla anche di una burocrazia appesantita con conseguente aumento dei costi di gestione. Perché un conto -dice – è esser dirigenti di un Comune di 9 mila abitanti ed un conto esserlo di un’Unione, a tutti gli effetti “considerata un ente locale” di 20 mila. Gli stipendi si gonfiano…
Da qui la proposta: meglio stipulare delle convenzioni, “laddove un determinato servizio sia utile che venga condiviso anche tra più Comuni”. Una soluzione “meno vincolante, poiché possono anche non esser rinnovate alla scadenza, ma con un vantaggioso rapporto costi-efficacia, compreso l’accesso ad eventuali finanziamenti”. “Vede – spiega Lacchini – son convinto io per primo della necessità che i buoni politici ed i buoni amministratori collaborino tra di loro. Ma c’è modo e modo, non vogliamo camicie di forza!”. Anche perché uscire dall’Unione non sarebbe così facile: “Occorre deliberarlo entro il 30 giugno, per poi rendere esecutiva la decisione solo dal primo gennaio successivo, immaginarsi!”. Tutta una serie di questioni, che poi hanno portato alle attuali “frizioni, che ci sono ma è inutile lamentarsi”.
Non dello stesso avviso il Presidente dell’Unione dei Comuni del Soresinese, Enrico Manifesti, che difende il “suo” ente e dice che “serve al territorio, per renderlo competitivo con altre realtà più importanti”. E, come esempio di efficienza e di efficacia, porta quello del Pgt” (il piano di governo territoriale): “Un anno e mezzo fa si è deciso di elaborarlo, incaricandone il Politecnico di Milano e superando una logica di frammentazione, con indubbi benefici anche in termini di abbattimento dei costi. Tutti insieme abbiamo speso 300 mila euro, Casalmorano da sola ne avrebbe spesi 30 mila. E poi ci sono arrivati i finanziamenti regionali”. Già, la Regione… “Guardi, il nostro è stato l’unico Pgt integrato di 11 Comuni con una migliore azione di progettazione e programmatoria”. In più, l’Unione permette che “sulle scelte singole i singoli Comuni mantengano la propria autonomia”.
Dunque, l’Unione un carrozzone burocratico e mangia-soldi? “Ma no, solo all’inizio – afferma Manifesti – “E’ evidente, quando fai qualcosa di nuovo, ci sono dei costi. L’importante è arrivare rapidamente al punto di pareggio”. Anche se i risultati, completi ed a pieno regime, sono prevedibili “tra 15, 20 anni”. Una mega-struttura politicizzata? “Nemmeno – dichiara sicuro il Presidente –  è uno strumento, serve e basta, non ha colore politico”. Anzi, se oggi si lasciassero soli “i piccoli Comuni, si rischierebbe di creare cittadini di serie B”. Quanto alle convenzioni, “certo, sarebbero uno strumento valido, ma il Comune capofila non risulterebbe un interlocutore istituzionale altrettanto credibile come nel caso dell’Unione”. E poi “le convenzioni hanno una durata limitata, necessitano di continui rinnovi, ciascuno – questo si – con costi e scarsa efficienza”.
Insomma, pare che le premesse siano le stesse. Le soluzioni, invece, opposte. Sconvolgendo le leggi della logica e della matematica…

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