Cives Cremona

26 marzo 2009

Come scacciare l’ombra della “bolla”

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 08:00

“Compravendite crollate”, “Raddoppiati i pignoramenti”, “Il boom del mattone è soltanto un ricordo”. Questi titoli apparsi negli ultimi mesi sulla stampa locale rivelano che l’ombra della bolla immobiliare è comparsa anche nella nostra piccola realtà e comincia far sentire i suoi effetti molesti sui bilanci familiari, sull’occupazione e sulle imprese.
Per reagire all’andamento negativo del mercato il Gruppo giovani costruttori dell’Ance (Associazione nazionale costruttori), in un convegno del dicembre scorso relativo al Piano nazionale di edilizia residenziale, ha prospettato diverse possibili linee di azione, finalizzate alla costruzione di alloggi per le fasce deboli della popolazione (giovani coppie, anziani, studenti), alla riqualificazione dei vecchi quartieri, al recupero delle aree dismesse, partendo dal presupposto che i problemi attuali del mercato “sono causati principalmente dalla caduta del potere d’acquisto delle famiglie e dalla restrizione del credito”.
Questa valutazione sulle cause della crisi merita qualche riflessione. A noi pare che la crisi sia nata da un eccesso di produzione, enfatizzato da mutui esuberanti, come è avvenuto – fatte le debite proporzioni – in Usa e in Spagna. Anche se, nella nostra realtà, hanno avuto un peso rilevante la bassa natalità e il ristagno demografico, nonché la politica espansiva e concorrenziale dei comuni.
E’ questa politica assai probabilmente la causa più significativa della crisi del mercato edilizio, dato che spetterebbe alla politica programmare gli spazi e i volumi in vista dell’andamento demografico e del fabbisogno abitativo su aree abbastanza vaste e non circoscritte ai confini comunali. Invece i comuni, forse ingolositi dalle entrate per oneri e Ici, o nel tentativo (per i più piccoli) di evitare il declino demografico, hanno abbondato in aree di espansione, tanto che il consumo di aree agricole nella nostra provincia è tra i più alti d’Italia.
Una politica edilizia realistica dovrebbe tener conto di questi dati, sia da parte dei comuni che dei costruttori e puntare, non sulla urbanizzazione di altre aree agricole, non tanto sul recupero di aree dismesse, che metterebbero sul mercato nuove case, di cui il mercato non ha bisogno, ma soprattutto sulla ristrutturazione e sulla riqualificazione anche energetica del patrimonio edilizio esistente.

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