Cives Cremona

17 aprile 2009

L’acqua tra politica, ideologia e tattica

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 08:00

Il 5° Forum mondiale sull’acqua (promosso dall’Onu), tenutosi il mese scorso a Instanbul, ha lanciato l’allarme: entro il 2030 quasi la metà della popolazione mondiale vivrà in zone con carenza d’acqua e, se continueranno gli attuali livelli di consumo, due terzi del pianeta vivrà in condizioni di stress idrico. Il documento conclusivo del Forum dà indicazioni per gestire al meglio la risorsa acqua e per promuovere l’accesso ai servizi igienico-sanitari a 2 miliardi e mezzo di persone attualmente prive. Il documento riconosce anche l’acqua come “bisogno umano fondamentale”
Questo riconoscimento non è bastato alle organizzazioni aderenti al “Movimento globale per l’acqua pubblica come diritto umano”, che chiedevano il riconoscimento della gestione pubblica dell’acqua come “diritto fondamentale inalienabile” e che hanno dato vita ad un Forum alternativo.
L’eco di queste petizioni (comprensibili e sacrosante dove si muore di sete e dove gli ordinamenti statuali non danno sufficienti garanzie) l’abbiamo ritrovato nella dichiarazione rilasciata da Torchio il 14 aprile a Bozzolo (stranamente in duetto con Franceschini), dove afferma che “l’accesso all’acqua è un bene primario” per cui “il soggetto pubblico deve essere garante e gestore, anteponendo il bene collettivo al business…L’esperienza (pubblica) positiva di questi anni ha assicurato notevoli investimenti, acqua di qualità e tariffe contenute….Nella gestione dell’acqua va coniugata la visione imprenditoriale con i diritti dei cittadini”. La dichiarazione si conclude tuttavia con una frase riduttiva del principio generale solennemente affermato poche righe prima: “Peraltro è già presente a livello di depurazione industriale un partner privato nell’assetto azionario, la società Idrodep”.
Forse Torchio dimentica che viviamo in un altro continente e in uno stato dove la Costituzione e le leggi garantiscono i diritti fondamentali dei cittadini. Dove il problema della gestione dei servizi pubblici non è lo stesso dei paesi sottosviluppati e andrebbe affrontato in base a criteri di convenienza collettiva, sulla base dei programmi di investimento e del fabbisogno di risorse finanziarie (si veda in proposito su questo sito l’articolo “Se l’acqua diventa un totem”, del 7 aprile).
O forse Torchio voleva blandire in vista delle prossime elezioni l’estrema sinistra; peraltro senza riuscirci, perché “il Comitato Acqua Pubblica” ha subito colto la contraddizione dell’apertura a “forme societarie” e lo ha accusato di ambiguità. Memore forse dei cospicui utili versati da Padania Acque, su sollecitazione di Torchio, nelle casse dei comuni e della Provincia. Utili che avrebbero potuto essere investiti per assicurare il servizio idrico a quei cittadini cremonesi che, pur non vivendo in Africa, devono ancora servirsi dei pozzi.

16 aprile 2009

Pianeta Giovani: l’elefante nella cristalleria

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 08:10

Fu il primo a promuovere un tavolo di orientamento scolastico. Per questo il Comune di Crema pensava d’essere capofila del progetto biennale da un milione e 100 mila euro, presentato per accedere ai finanziamenti del bando regionale di “Pianeta Giovani”. Progetto, che riguardava anche altri enti territoriali, ma da cui, invece, all’improvviso ha temuto di esser stato escluso. Almeno dopo la lettera inviata dalla Provincia a tutte le scuole cremasche alcune settimane fa in cui v’erano i loghi di tutte le amministrazioni partecipanti, meno Crema…
Ciò che ha mandato su tutte le furie gli assessori all’Istruzione, Laura Zanibelli, ed alle Politiche Giovanili, Mia Miglioli, che stanno seguendo da tempi non sospetti questa iniziativa. Promossa “dalla passata amministrazione  – come ha dichiarato la stessa Zanibelli a “Cronaca” – – che “noi abbiamo ulteriormente sviluppato, ad esempio negli incontri della manifestazione Link, cui partecipano centinaia di persone”. Dunque, impossibile che gli uffici dell’amministrazione provinciale non sapessero. Anzi, la loro è stata una “scelta che ci ha profondamente lesi , visto che avevamo messo a disposizione tutto il nostro know-how”.
Certo, i tecnici di corso Vittorio Emanuele si sono poi affrettati a contattare quelli cremaschi, comprensibilmente irritati, per cercare di mettere una pezza sull’intera questione. Ma non sarebbe stato meglio evitare sin dall’inizio di muoversi come elefanti in una cristalleria, evitando doppioni inutili, visto ch’era oltre tutto possibile? Perché imporre necessariamente e su ogni cosa il “format” targato Provincia di Cremona?

Il tramonto del distributore di siringhe

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 08:00

L’idea risale ai tempi della giunta Garini, quando fu annunciata in pompa magna l’installazione di un distributore di siringhe monouso autobloccanti in viale Trento e Trieste, a Cremona. Per prevenire -si disse- scambi pericolosi tra tossicodipendenti e, di conseguenza, per evitare la diffusione del contagio da Hiv. Erano i tempi in cui dell’Aids si sapeva ancora ben poco, circolavano diverse “leggende nere” e la medicina non aveva ancora compiuto gli odierni progressi.
L’operazione fu portata avanti con pervicacia, dandone il massimo risalto in termini d’informazione, anche a costo d’affrontare gli strali del settimanale diocesano “Vita Cattolica”, che all’epoca avanzò serie perplessità e forti rilievi critici all’iniziativa.
E’ questo a rendere ancora più paradossale l’ingloriosa fine riservata a quell’apparecchio, oggi abbandonato, arrugginito, in stato di evidente degrado, privo ormai di qualsiasi valenza sociale o sanitaria  ed ora anche “impacchettato” con l’invalicabile nastro biancorosso, che ha decretato la conclusione definitiva ed ufficiale del suo servizio.
Alla chetichella, senza che nessuno ne sapesse niente, ecco la fine fatta da un’operazione costata soldi e polemiche per i dubbi etici da più parti sollevati . Di fronte al distributore, ormai inservibile, fa sorridere il cartello appostovi di fronte, in cui si invita la cittadinanza a non utilizzarlo come un cestino dei rifiuti.

15 aprile 2009

Il galateo del prefetto

Filed under: Società — Cives Cremona @ 08:00

Flaminio Cozzaglio ci invia una mail, a proposito del corso prefettizio sul cerimoniale, che riportiamo nei punti centrali.

Signor Direttore,
leggo che il prefetto, accortosi che noi cremonesi conosciamo poco il galateo, decide di insegnarcelo organizzando un corso di due giorni….Vado in sala Maffei..dove si precisa tutto, dai criteri e forma degli inviti all’organizzazione e assegnazione dei posti, agli appellativi da usare, alle caratteristiche dei premi e doni di rappresentanza.
Il vanto: 184 partecipanti, funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione, che moltiplicati per due fanno 368 giorni lavorativi, più le spese, il costo della sala, i relatori, rinfreschi, stampa, ecc., a spanne 200.000 euro pubblici quindi nostri. In una crisi, dove l’aspetto preoccupante è non riuscire a scoprirne la natura, salvo che i soldi pubblici vanno spesi bene, si spiega il cerimoniale…
                                                                                                 Flaminio Cozzaglio

Perchè succede questo? La risposta la dà Luigi Einaudi, in un articolo del 1944, di cui riporto alcuni brani

“Democrazia e prefetto repugnano profondamente l’uno all’altro. Né in Italia, né in Francia, né in Spagna, né in Prussia si ebbe mai e non si avrà mai democrazia, finche esisterà il tipo di governo accentrato. del quale è simbolo il prefetto …
Nei paesi dove la democrazia non è una vana parola, la gente sbriga da sé le proprie faccende locali. Così si forma una classe politica numerosa scelta per vagli ripetuti..
Perciò il delenda Cartago della democrazia liberale è: via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni! Nulla deve essere più lasciato in piedi di questa macchina centralizzata, nemmeno lo stambugio del portiere…
L’unità del paese non è data dai prefetti…è fatta dagli italiani, i quali imparino a proprie spese, commettendo spropositi, a governarsi da sé… La classe politica si forma così, col provare e riprovare, attraverso a fallimenti ed a successi.”

“L’Italia e il secondo risorgimento”, supplemento alla Gazzetta Ticinese, 17 luglio 1944

14 aprile 2009

Gli enti locali si riprendano l’urbanistica!

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 09:49

Michele De Crecchio ci ha trasmesso la seguente nota come commento sotto la pagina “Se volete contattarci”. Dato che in quella posizione sarebbe stata difficilmente  reperibile da parte dei lettori la pubblichiamo come articolo.

L’enorme cava di sabbia ipotizzata tra S.Sigismondo e l’autostrada probabilmente non si farà più, tanto deciso ed unanime è stato il parere negativo espresso dalla Commissione Provinciale Ambiente. La stessa scandalizzata reazione dell’opinione pubblica, sollecitata dalla tempestiva iniziativa di Italia Nostra, fa bene sperare, anche se gli ultimi tempi, in materia urbanistica, ci siamo quasi rassegnati a vedere alla lunga trionfare sempre il peggio.
A questo punto dobbiamo però soprattutto chiederci perché mai un’idea così bislacca e così in palese contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, Piano di Governo del Territorio Comunale e Parco Locale di Interesse Sopracomunale) sia potuta entrare in una proposta pianificatoria di iniziativa pubblica quale è il Piano Provinciale Cave e per iniziativa della stessa Provincia.
Non si tratta certo dell’unica scelta incomprensibile: basti pensare alla analoga vicenda di Barzaniga, dove il lago a suo tempo scavato, tra mille contestazioni, da una ditta privata, lago già rigorosamente e giustissimamente osteggiato con successo da Comune e Provincia, è clamorosamente ricomparso, a sanatoria, tra le proposte dello stesso Piano Provinciale Cave.
Se è vero, come pure dovrebbe essere vero, che il Governo del Territorio è la funzione amministrativa primaria che la Provincia dovrebbe esercitare, è lecito chiedersi quale senso logico abbia avuto, per la stessa Provincia, recepire nel proprio Piano Cave due bizzarre proposte (nel caso di San Sigismondo avanzata dalla società Stradivaria, promotrice della Autostrada Cremona-Mantova) contraddicendo grossolanamente la pianificazione locale e gli atti conseguenti da anni pazientemente costruiti e concordati con gli enti locali e con i cittadini.
L’episodio, certo non edificante, ripropone in piccolo il colossale disastro pianificatorio che si produsse pochi anni or sono quando le sole e banali esigenze imprenditoriali della società Autostrade Centro Padane, tutta tesa ad inventarsi nuovi spazi d’azione, costrinsero la stessa Amministrazione Provinciale a recepire nella propria Pianificazione Territoriale, (sino allora dignitosamente elaborata soprattutto in corretti termini di salvaguardia e di tutela del territorio), l’abominevole mostro del nuovo tracciato autostradale CR – MN, arteria di cui la zelante preparazione del PTCP si era mai, sino ad allora, neppure sognata di ipotizzare la necessità.
La politica locale deve tornare con coraggio a progettare il destino del territorio, adottando coerenza di obiettivi e di metodi, selezionando con assoluto rigore le proposte private e riconducendo le spesso troppo spregiudicate iniziative delle società di origine pubblica a quella corretta funzione di servizio per la quale erano originariamente state create.

Michele de Crecchio

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