Cives Cremona

28 maggio 2009

Per guarire dalla sindrome dell’isola felice

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 08:05

Nel fondo della Provincia di domenica 24 maggio (Nani e ballerine annidati nelle liste) Vittoriano Zanolli lamenta la dispersione delle liste e stigmatizza i mercanteggiamenti di cui ha avuto conoscenza; invita gli elettori a valutare i candidati tanto come singoli quanto per la collocazione politica; infine, constata  l’assenza di progetti coraggiosi e invita i candidati a volare alto e a fare proposte originali.
Sul primo punto ci siamo già espressi l’11 maggio (v. Grammatica elettorale n. 2). A noi pare che la dispersione sia minore di quel che sembri (le vere liste civiche sono solo tre), mentre esiste sicuramente il rischio dei mercanteggiamenti, che riguardano certamente il “bellimbusto” citato da Zonolli (di cui non abbiamo conoscenza), ma anche tutte le liste minori, se non dichiarano apertamente la loro strategia. In caso contrario, non ci sentiamo di definire inutile il voto dato ad una lista minore “non collocata”, che senza ambire alla vittoria potrebbe conquistare qualche seggio in consiglio e utilizzarlo per condurre la sua azione amministrativa.
Sul fatto che “da quindici anni in città si gestisce l’esistente” (forse anche di più) e che mancano progetti veramente coraggiosi, paghiamo probabilmente la sindrome dell’isola felice, di una comunità appagata di vivere delle sue piccole o grandi rendite e di pubblica amministrazione, dimentica che la sua felicità l’hanno pagata le decine di migliaia di cremonesi che negli anni cinquanta e sessanta hanno preso la strada dell’emigrazione, nonché quei settemila che ogni giorno devono pendolare verso altri comuni (soprattutto Milano) sopportando un grave disagio personale e familiare. Eravamo più di 82mila abitanti trenta anni fa, oggi siamo 72mila solo grazie agli oltre settemila immigrati, quasi triplicati negli ultimi sette anni. E le proiezioni non promettono niente di buono se “progetti coraggiosi” non invertiranno o almeno freneranno la tendenza.
Sarebbe inutile e anche amaro fare il conto delle occasioni perdute: Cerchiamo di non perderne ancora e indirizziamo la spesa pubblica non verso opere improduttive (spesso inutili e talvolta dannose), ma verso investimenti produttivi in termini di servizi e occupazione futuri. Dopo tutti i “tavoli”, gli “accordi quadro strategici”, le consulenze per studi e ricerche dovrebbe pur maturare qualche iniziativa per invertire la tendenza, per togliere Cremona dall’isolamento, per trattenere i giovani a attirarne di nuovi. Per non limitarmi alle chiacchiere e tralasciando quanto già nei programmi di tutti i candidati, perché non pensare – ad esempio – ad una università per stranieri?

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