Cives Cremona

21 Mag 2009

La “grammatica politica” di Cives

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 08:05

Commentando il nostro post sulle Consulenze d’oro in Provincia, Flaminio Cozzaglio lamenta di avere ripetutamente segnalato gli sprechi dell’amministrazione con lettere ai giornali che non hanno avuto risposta e che sono state  ignorate dall’opposizione, tanto che alla fine ha inoltrato le sue proteste anche alla magistratura.
Come Cozzaglio può constatare abbiamo pubblicato il suo commento, ma ne prendiamo lo spunto per chiarire lo scopo e il metodo del nostro lavoro. Cives – come dichiarato in partenza – vuole alimentare un’opinione pubblica informata e critica, che contribuisca alla crescita civile della comunità. Dato l’obiettivo, cerca di approfondire i fatti, si sforza di fare delle critiche costruttive  e di formulare proposte (il motto che abbiamo adottato è “dalla notizia la proposta”). Inevitabilmente assume spesso il compito ingrato di disturbare il manovratore, poiché le critiche si rivolgono – direi ovviamente – a chi nelle istituzioni opera e alle critiche è esposto.
Ma Cives non vuole far la parte del giustiziere. Quello che si definisce giustizialismo non è nella nostra cultura politica e quindi nei nostri metodi. Una scelta amministrativa può essere inopportuna, inutile, anche dannosa e quindi criticabile. E noi la critichiamo apertamente, con chiarezza e magari durezza, ma la vogliamo mantenere sul piano dell’opinione politica perché pensiamo che questo sia il modo migliore per contribuire alla crescita civile della comunità.
Non è una questione di galateo, ma di “grammatica politica”.

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Piàsa Suregaróol

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 08:00

Nel nostro commento sulla piazza Stazione del 18 maggio avevamo citato la poesia publicata sul Cantòon dèl dialèt (avevamo storpiato la grafia ma adesso abbiamo rimediato). Un nostro lettore incuriosito ci ha scritto per conoscere la fonte precisa, che è La Provincia del 16 maggio, nel paginne dedicato al dialetto cremonese. Per sua comodità e per comodità dei nostri lettori  riportiamo integralmente la poesia, firmata Pasquino Cremonese, che ha il pregio di ben sintetizzare la furia urbanizzatrice del nostro assessore alla “urbanizzazione”.
Ecco la poesia.

Lùü l’è cuma ‘n tridasàs
el tèen mai le màan in màan
lùü l’è òön che tèen el màs
òön che vàardaa a l’indumàan.
El cumìincia cun la Còop
po’ cul büüs in dèla piàsa.
Se capìs in dùa ‘l và sòp:
püür che sùna la grancàsa
scàava fùura scaravòolta
la cità l’è ‘n sòol cantéer,
el fa töt in de’na vòolta,
chésto chì l’è ‘l sóo mestéer.
A la féen ghe vèen in mèent
chéla piàsa de Budéen,
el se dìis: “Vàca ’cidèent,
saròo mìia céerto da mèen!”
Dìt e fàt a la stasiòon
de chì ‘l zlàarga, de là ‘l sàara,
l’è ‘na gròsa cunfüziòon.
A sbaliàa dìis che s’impàara:
da ‘na part gh’è pö la stràada,
da chèl’àaltra gh’è ‘n strincióol.
L’è ‘na bèla imbutunàada,
l’è la piàsa Suregaròol.

20 Mag 2009

Costruire cattedrali… a Cremona

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 08:00

Giovedì 14 Aprile ho assistito alla presentazione del libro di Enrico Letta Costruire una cattedrale. Presentavano il libro, oltre l’autore, il presidente della Provincia Torchio, l’On. Tabacci e il Senatore Ceruti. In sala erano presenti tutti i più importanti amministratori locali: il Sindaco Corada, il vice Baldani, gli assessori Soregaroli  e Dal Conte, gli assessori provinciali Spingardi e Biondi, il sindaco di Casalmaggiore Toscani e tanti altri.
Non ho ancora letto il libro, ma lo farò:  la presentazione è riuscita bene, il libro pare interessante, tutti gli amministratori hanno apprezzato  e non hanno lesinato gli applausi!
Al di là del significato immediatamente “politico” del libro di Letta e di ciò che l’autore vuole delineare (il superamento degli attuali schieramenti e partiti politici), è perfetta la metafora che Letta utilizza per indicare il metodo e l’ampio “respiro” che politici e amministratori dovrebbero avere nel loro operare: la costruzione di una cattedrale.
I costruttori delle grandi e magnifiche chiese che sono l’orgoglio delle nostre città avevano il futuro come orizzonte del loro lavoro, era un’opera faticosa che impiegava vite intere, “che non produceva vantaggi personali immediati, ma che rimarrà nei secoli per le generazioni future”. Volevano lasciare qualcosa di insuperabile al proprio popolo e dare gloria a Dio. Così, dice Letta, chi opera in politica dovrebbe “imitare – secondo la bella immagine di Nino Andreatta – la fatica ingrata degli scalpellini medievali che per costruire la loro cattedrale mettevano la stessa dedizione in tutte le decorazioni, si trattasse della facciata o dell’interstizio più nascosto, quello nell’angolo là dietro, che solo i piccioni erano in grado di apprezzare”.
Letta ha portato anche l’esempio dei contadini che, per secoli, hanno costruito muri a secco nelle campagne del centro e del sud Italia; opere umili, ma perfette, costruite da persone che non si chiedevano quanto tempo ci avrebbero messo, ma che volevano lasciare una traccia di se duratura e utile per chi sarebbe venuto dopo di loro.
Le parole di Enrico Letta mi hanno ricordato una delle pagine più belle di Non e’ un paese per vecchi, di Cormach McCarthy: “Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alla erbacce (…) Non so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto (…). E mi misi a pensare all’uomo che l’aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io (…) Ma quell’uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere così ingenuo. (…) E devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. E’ la cosa che mi piacerebbe più di tutte.”
Una promessa di fedeltà a chi sarebbe venuto poi. Un’esigenza di “bellezza” che si è tradotta in opera, grandiosa come una cattedrale o umile come un muretto o un lavatoio, ma  fatta non solo per l’oggi, ma per i propri figli e nipoti, per la propria comunità, per il suo presente e futuro.
Insomma, è stata la bella presentazione di un libro/manifesto che si rivolge in particolare a quei politici che non condividono il “presentismo” imperante, lontani dalla schiavitù del sondaggio d’opinione, che “non vogliono sacrificare all’utilita’ del momento, il futuro”.
In sala, tutti gli amministratori entusiasti e d’accordo.
Applausi anche al sen. Ceruti, quando indicava, come cattivo esempio, quel grande architetto italiano che progetta un’intera città in Cina, non spostandosi dal proprio comodo studio milanese: evidentemente non presta attenzione alle tradizioni e alla storia di quel popolo, a come il suo enorme progetto si integrerà con la cultura di quella gente lontana. Quel grande architetto non ha imparato nulla dagli antichi e umili scalpellini, capaci però di essere costruttori di cattedrali…
Veramente riuscita la presentazione di Costruire una Cattedrale. Peccato che se uno facesse un giro per Cremona si accorgerebbe subito delle belle “cattedrali” edificate con l’avallo dei nostri amministratori e senza un fiato dall’opposizione. Ne abbiamo già discusso ampiamente: centri commerciali, palazzi, palazzine, palazzoni, tutti uguali, e quando si è cercata l’originalità lo si è fatto in dichiarato contrasto con il nostro paesaggio storico, a ridosso del centro o nella prima periferia. Faccio senza ripetere quanto già pubblicato sul nostro sito e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti.
Qual è “l’ansia di futuro” di chi ha costruito o ha lasciato costruire le “bruttezze” edilizie antistoriche che sono sorte e che sorgeranno a breve? E l’esigenza e la promessa di bellezza per le generazioni che verranno? L’impressione è che a Cremona e dintorni l’obbiettivo sia un po’ più a breve termine: per i costruttori un bel gruzzolo in banca, per gli amministratori oneri di urbanizzazione e ricavi dalla vendita delle aree di proprietà pubblica.
Ai tempi di chi costruiva le cattedrali bastava gettare lo sguardo oltre gli antichi confini delle città,  perché venissero incontro le bellezze del paesaggio e della storia d’Italia. E’ stato proprio l’uomo che ha costruito quella bellezza, è il lavoro di intere generazioni, magari gente umile e analfabeta, ma al tempo stesso sapiente, che ha formato il paesaggio classico italiano, dove la natura era splendida, ma non “naturale”, non c’era la foresta vergine. In Italia, tranne che per piccole porzioni di territorio, non vi è campo, albero, bosco, fosso, muretto a secco, cascina, masseria, castello, che non sia lì per una scelta motivata di chi ha modificato nei secoli l’ambiente, anche con un’ansia di bellezza, costruendo la ricchezza più importante del nostro paese: il paesaggio che è tra le fondamenta della sua identità e cultura.
Oggi ci guardiamo attorno e ci vengono incontro filari di capannoni industriali spesso vuoti (e vedrete quanti ne sorgeranno lungo l’autostrada Cremona-Piadena), supermercati, il paesaggio esotico dei cartelloni pubblicitari, palazzine senza identità spesso uguali,  accomunate dalla volontà di sfruttare tutta la cubatura disponibile (e oltre).
E la promessa di bellezza per le generazioni a venire? il futuro come orizzonte? “La spinta a riscoprire i valori e la gioia di dar vita a imprese capaci di durare nel tempo, ben oltre i nostri problemi di oggi”. E che rimangano come una meravigliosa cattedrale? Belle parole buone solo per il libro di Letta?
I politici e gli amministratori che dovrebbero far tesoro del suo libro erano in sala ad applaudire entusiasti, speriamo…!

L.F.

 

19 Mag 2009

Consulenze d’oro in Provincia

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 08:00

Avreste mai pensato che in provincia di Cremona servisse un’indagine sulle donne 25-34enni, per capire le loro strategie di conciliazione tra famiglia e lavoro? Tutto bene, sinché non si guardi al costo: 45 mila euro in due tempi, prelevati dalle casse pubbliche e finiti sul conto della srl “Synergia” di Milano, che da dieci anni si occupa di “ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle scienze sociali e umanistiche”. La stessa che ha curato anche molti altri lavori sul territorio: ad esempio, uno studio relativo alla partecipazione sociale e politica della popolazione straniera nel Cremonese, costo: 31 mila euro, l’80% dei quali a carico della Provincia. Ancora: un’indagine sui bisogni sociali degli anziani, 60 mila euro. Complessivamente, nel giro di circa un anno e mezzo sono stati così assegnati a questa srl (tra le più richieste, indubbiamente) ben 4 incarichi per un totale di 136 mila euro.
Ma qual è il conto finale? Presto fatto! Lo scorso anno la Provincia ha assegnato consulenze per complessivi 1 milione e 308 mila euro. Nei primi quattro mesi del 2009 ne sono già state attivate altre per un totale di oltre 265 mila euro. Troppi per qualcuno. Già nei mesi scorsi Luca Erfini del Sindacato dei Lavoratori aveva denunciato sulla stampa locale l’eccessivo aumento dei costi “per quanto riguarda la dirigenza e le consulenze esterne”, settori dove – a suo giudizio – l’ente avrebbe “esagerato con le spese” e dove sarebbero viceversa necessarie “politiche di rigore”.
Altro che politiche di rigore. Capiamo tutti i problemi della trota marmorata, ma spendere più di 13 mila euro (di cui la metà a carico dell’istituzione) per interventi di salvaguardia nel bacino idrografico del fiume Po  può sollevare qualche perplessità. Per non meglio precisate “campagne informative tematiche” sul Patto per lo Sviluppo, la Provincia ha pagato ad una società esterna ben 10.800 euro. Il restyling del portale del Sistema Turistico “Po di Lombardia”, curato da un’altra srl, la “Strateghia”, è costato 90 mila euro. E’ servito un esercito di esperti, ben 17, per realizzare indagini statistiche campionarie, per un importo globale di 14.380 euro. Per creare un sito web son serviti 7.200 euro, pagati al Dipartimento di Scienze della Persona dell’Università degli Studi di Bergamo. Di questi, il 58,33% – pari a 4.200 euro – a carico della Provincia di Cremona.
Se poi l’ente di corso Vittorio Emanuele così com’è non vi piace, si può sempre cambiare, o meglio rivisitarne settori ed uffici. Ma per farlo occorre un progetto di formazione: costo 57 mila euro sul conto di “Project Group srl”, per quasi tre mesi di lavoro. Di questi, il 60% – 34.200 euro – a carico della Provincia. Salvo poi, scorrendo l’elenco, ritrovare la stessa voce e con lo stesso beneficiario, ma con accanto un’altra cifra, ancor più consistente: 58 mila euro. Questa volta tutti a carico dell’amministrazione provinciale.
Se “Il futuro ha una memoria”, certamente l’ente ricorderà i 10.001,81 euro elargiti ad un privato (peraltro, un politico locale) per la redazione dei testi relativi all’omonima manifestazione. Un lavoro di un mese e mezzo, cui aggiungere anche le due consulenze per la mostra storico-didattica, in tutto altri 2551,81 euro. E poi la consulenza scientifica per l’organizzazione del viaggio a Cefalonia, 3.601,81 euro per i 17 giorni d’impegno del quarto super-esperto.
Non solo: per aggiornare la raccolta dei verbali relativi alle sedute del consiglio provinciale, serve una persona apposta: costo, 4.003,61 euro per due mesi di lavoro. Anche per selezionare i documenti occorre un esperto archivista: ecco qui pronti altri 3.965 euro per un mese. 20.780 euro, invece, per chi in un anno ha riordinato l’archivio del servizio economico-finanziario.

18 Mag 2009

Quella piazza senza ritorno

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 08:00

La nuova piazza della Stazione era appena stata inaugurata e subito sono partite le lettere di commento sulla stampa: chi ammirato per nuova grande opera, chi contrariato per la perdita di una immagine ormai consueta. Sul Canton del dialet della Provincia un Pasquino Cremonese vi ha dedicato una poesia in dialetto che dedica la piazza all’assessore all’urbanistica, come coronamento della sua gestione superattiva.
Sono stati sollevati problemi di estetica, di illuminazione, di viabilità, ma non mi pare (se non ci è sfuggito) che qualcuno si sia soffermato sul rapporto tra i benefici economici di questi grossi investimenti e i costi elevati che essi comportano. Questo rapporto non vale solo per piazza della Stazione, ma anche per i lavori fatti tra porta Venezia e porta Milano (via Dante, viale Trento e Trieste). E per altre opere pubbliche di recenti passate gestioni amministrative, come i giardini di piazza Roma o la piazza Stradivari (già Cavour).
E’ vero che scavar buche, specie in periodo di crisi, può avere l’effetto di sostenere l’economia e l’occupazione, ma è anche vero che se gli investimenti sono destinati a strutture produttive di servizi l’effetto verrà moltiplicato nel tempo e si avrà un ritorno permanente in termini di occupazione. Per fare un esempio, se il ricavato della vendita delle farmacie comunali fosse stato investito nel recupero del Parco dei Monasteri (come voleva l’assessore Terzi), sarebbero già attive da tempo quelle strutture musicali cui Cremona attribuisce grande importanza. Oggi si è ripetuto lo stesso errore e i cospicui introiti ricavati dall’ambigua cessione delle reti idriche all’Aem sono finiti in opere pubbliche appariscenti ma senza ritorno produttivo. Mentre vengono rimandati al futuro (almeno nelle promesse elettorali) il nuovo museo Stradivariano, il recupero del palazzo dell’Arte, il Centro di restauro, ecc.
Se invece si riteneva di destinare una rilevante spesa ad opere di pubblica utilità, non sarebbe stato meglio limitarsi ad una manutenzione accurata della piazza che aveva un suo disegno accurato e intonato alla stazione? E dirottare la spesa – ad esempio – verso la completa sistemazione dei marciapiedi cittadini?

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