Cives Cremona

26 giugno 2009

Il flop della programmazione commerciale

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 08:00

Cronaca del 22 giugno dedica un interessante resoconto al fallimento della programmazione commerciale. La notizia è la rinuncia della Foruminvest alla realizzazione del centro commerciale “Le Ghirlande” sull’area della società Cardaminopsis, sulla via Castelleonese (Vicino al Nuvolari). Fatica anche a decollare l’altro centro commerciale , “I Navigli”, in fregio alla tangenziale su via Bergamo, costruito sull’area della cascina Colombera.
Le notizie sulla crisi della grande distribuzione sono state date già da qualche anno da Leoni sul Vascello, che ha riportato pareri di esperti statunitensi sul declino di un modello di distribuzione che negli Stati Uniti è nato e che sta cercando nuove strade, sia sotto il profilo della convenienza economica sia sotto quello delle aspettative dei consumatori. Cronaca conferma la diagnosi e riporta l’analisi di un esperto americano del settore che prevede la chiusura di migliaia di centri entro l’anno e che afferma:“Dopo 25 anni di troppo spendere e 25 anni di troppo costruire il commercio è saltato per aria”. Naturalmente la crisi economica in atto ha le sue colpe, ma altrettante ne hanno la “concorrenza rovinosa” tra le grandi catene commerciali e la spinta alla valorizzazione delle aree agricole periferiche da parte della proprietà immobiliare.
La scelta di Foruminvest è particolarmente indicativa, poiché si tratta di un gigante con centri commerciali in tutta Europa, dotato della capacità di correggere decisioni ritenute non convenienti. E che può suggerire di correggere la programmazione commerciale, dimensionandola su aree più vaste, come fino ad oggi non è avvenuto. Al contrario, la concorrenza tra i comuni e la non considerazione di aree appartenenti a regioni diverse ha portato alla proliferazione dei centri commerciali. E’ quanto avvenuto a Cremona che, circondata da centri sorti nei comuni di Gadesco, Castelverde e Castelvetro (Piacentino ma a 2 chilometri dalla città), ha voluto “rompere l’accerchiamento” con altri tre o quattro centri commerciali. Forse – sostiene Cronaca e siamo d’accordo – la regione Lombardia dovrà rivedere la programmazione di nuovi centri, come ha già fatto la regione Toscana, che ha ridotto  le dimensioni dei centri ed ha avocato a sé ogni decisione.
Occorre dunque che le amministrazioni locali si diano dimensioni di programmazione adeguate, mediante strumenti consortili o simili, e che utilizzino tutti gli strumenti urbanistici di cui dispongono per frenare la proliferazione dei centri commerciali. Qualche volta è stato fatto, magari per favorire od ostacolare qualcuno.

1 commento »

  1. Non nego di aver avuto un sobbalzo di autogratificazione nel leggere questo post. Sono anni e anni che ovunque posso ripeto che la politica commerciale nazionale e locale è stata demenziale, sottomessa a potenti interessi speculativi, sostanzialmente destinata ad arrivare ad una implosione ma purtroppo solo dopo aver provocato danni sociali ed economici a catena. Adesso ci siamo. La grande bolla dei Centri commerciali, dei paese dei balocchi dove tutto è in vendita (compresa l’anima)sta scoppiando. La materia è intricata almeno tanto quanto è importante per il futuro. Il commercio da secoli assorbe l’iniziativa dei singoli, offre spazi che l’uomo occupa con le sue idee creative, mette in movimento la produzione e collega a questa i desideri e le esigenze dei consumatori. Ha una funzione sociale sonorme e oggi, in tempi di crisi, se lasciato libero di riassestarsi su piani non speculativi ma innovativi guidati dall’iniziativa privata, può reagire in modo straordinario alle difficoltà e proporre soluzioni sostenibili. Soprattutto si può riprendere uno stile di crescita e sviluppo economico veramente integrato nella società, riavvicinando le persone e riorganizzando il flusso dei capitali. Mi auguro che la politica si accorga che il vento è cambiato.

    Commento di patrizia signorini — 28 giugno 2009 @ 13:40


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