Cives Cremona

27 luglio 2009

Case vuote e politica degli affitti

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 10:37

Cives ha già sollevato (v:  24marzo; 29 aprile; 8 luglio) l’ esigenza di una politica abitativa a tutto tondo, che abbracci non solo l’edilizia pubblica per i soggetti più deboli, gli incentivi agli acquisti per i giovani, i contributi agli affitti, gli incentivi per gli affitti a canone concordato, ma anche una politica attiva che favorisca l’incontro tra la domanda e l’offerta di case in affitto. Riproponiamo il tema all’attenzione dei responsabili locali, perché, a fronte di piani di edilizia popolare e di ulteriori concessioni edilizie  comunali, si stima che ci siano in Italia (al netto delle seconde case) due milioni di case sfitte. Ne dà notizia un articolo di Avvenire del 3 luglio (focalizzato sul problema degli sfratti) e uno della Stampa del 22 luglio, dell’architetto Stefano Boeri, direttore della rivista Abitare.
Partendo dal piano casa varato dal Governo, Boeri lo definisce un intervento certo salutare ma monco. Occorre un piano casa integrato diretto a “recuperare alla vita quotidiana le migliaia e migliaia di vani oggi disabitati”. Basta guardarsi attorno: “a Roma ci sono 245.000 alloggi vuoti; a Milano più di 80.000 alloggi sono disabitati e quasi 900.000 metri cubi di uffici sono deserti”.
“Una seria politica di rivitalizzazione di questo immenso patrimonio sfitto muoverebbe le energie di migliaia di piccole imprese e l’intelligenza delle associazioni che si occupano di instaurare uno scambio fiduciario tra inquilini e proprietari (ecco la vera sussidiarietà)”. Boeri fa l’esempio di Barcellona, dove un’agenzia di intermediazione sociale (Provivienda) in pochi anni ha reimmesso sul mercato 20.000 abitazioni ad affitto calmierato”. Come spiega sempre sulla Stampa un servizio del 27 luglio, il compito di Provivienda è quello di fare da mediatore tra coloro che cercano casa e i piccoli proprietari, ai quali viene fornita la garanzia per il pagamento del canone, in cambio di un canone più basso di quello di mercato (sul tipo dei canoni concordati italiani). Sull’esempio di Barcellona è nata a Torino con funzioni analoghe l’agenzia comunale Locare, e a Bologna l’agenzia Ama, in cui gli enti locali sono affiancati dalle fondazioni bancarie.
Ecco gli esempio di una politica degli affitti attiva, che non si basa solo sulla fissazione di canoni e sul blocco degli sfratti, ma che cerca di contemperare gli interessi degli inquilini con quelli dei piccoli proprietari, che molto spesso ricavano dall’affitto un reddito integrativo della loro pensione. Non è possibile valutare queste esperienze anche a Cremona? Quante sono le case sfitte? Quante quelle invendute? Non sarebbe meglio riattivare questi alloggi prima di costruirne di nuovi? Perché le amministrazioni locali non pensano ad un confronto aperto con tutte le realtà che operano nel settore?

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