Cives Cremona

31 agosto 2009

La strada di Althusius

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 08:00

Le cronache dei giornali ci informano che i nuovi amministratori sono alle prese con i conti, rovistando tra cassetti e bilanci, per capire su quali risorse potranno contare per dare risposta alle aspettative dei cittadini sollecitate durante la campagna elettorale.
Premesso che le risorse sono sempre scarse rispetto ai bisogni (specie in periodi di crisi economica) e che le nuove amministrazioni lamentano sempre qualche buco lasciato in eredità dalle vecchie, si tratta di capire che strada seguiranno i nuovi amministratori per reperirle e possibilmente incrementarle.
La strada più facile è senz’altro quella – come si usa dire – di mettere le mani nelle tasche dei cittadini aumentando le tasse o le tariffe dei servizi, ma reputiamo che non sia agibile dal punto di vista politico, dopo gli impegni della campagna elettorale.
Più popolare e conforme agli impegni può essere la strada della riduzione dei costi, praticando tagli alle spese inutili o eccessive (come sta facendo Nolli con i tagli alle spese di rappresentanza). In questa direzione potrebbero essere consistenti i margini di risparmio se il Comune (o la Provincia) concentrassero le loro attività sul core business,  ossia il nucleo essenziale dell’attività, fatta di infrastrutture e di servizi primari e abbandonassero i progetti pletorici fonte di servizi virtuali.
Un altra strada può essere quella di abbandonare attività che il protagonismo degli amministratori pubblici e l’invadenza delle amministrazioni ha sottratto ai privati, coinvolgendo questi non solo come sponsor, ma come operatori attivi nel campo della cultura, dello sport, dei servizi sociali. Sembra questa la strada indicata da Salini nell’intervista a Vita Cattolica del 16 luglio, dove parlando del volontariato ritiene necessario dargli quello spazio che è stato occupato finora dagli enti pubblici. Dice Salini: “Provincia e comuni dovranno imparare a cambiare metodo: penso che la strada da seguire sia di fissare i criteri in grado di qualificare gli operatori e di accreditare quelli che rispettano i criteri. Poi sarà il cittadino a rivolgersi a quelli che garantiscono meglio il servizio”.
Le enunciazioni di principio sono da condividere. La strada indicata è quella della “sussidiarietà”, indicata assai prima che dalle encicliche papali dal calvinista Johannes Althusius, filosofo e giurista del ‘600, il cui trattato è stato tradotto quest’anno per la prima volta in italiano1) e che abbiamo avuto la piacevole sorpresa di vedere citato nel sito web dei Giovani Padani. Segno della forza delle idee che dal 1600 risalgono ai nostri giorni ad animare i movimenti politici e le istituzioni democratiche.

1) La traduzione del trattato di Johannes Althusius, La politica,  è stata presentata da Davide Gianluca Bianchi su Avvenire del 20 giugno 2009

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Sulla sussidiarietà

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 07:55

“Il potere e le istituzioni hanno il dovere di portare le loro decisioni il più possibile vicino ai cittadini. Concretamente questo significa che ciò che può essere fatto dal comune non deve essere rimesso alla contea (provincia), ciò che è naturale competenza di quest’ultima non deve essere affidato alla regione, e così via. Ciò che può essere fatto direttamente dai cittadini, attraverso associazioni che danno corpo alla loro prospettiva di bene, non deve essere demandato ai pubblici poteri.”
(Dal pensiero di Althusius, Politica, 1603-14)

Resti “saldo il principio importantissimo nella filosofia sociale: che siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e a una più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare”.
(Quadragesimo anno, 1931)

7 agosto 2009

Buon Ferragosto ai nostri lettori

Filed under: Cives — Cives Cremona @ 14:39

Dopo 134 posts, 44 commenti e 20.000 visite, anche Cives si prende le sue feriae Augusti.

Auguriamo un riposo ristoratore ai nostri lettori e li
 attendiamo per nuovi posts e nuovi commenti dalla fine del mese.

La redazione di Cives

5 agosto 2009

Una storia cremonese: il caso Tamoil (5)

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 08:00

(continua dal 16 luglio) Riprendiamo la cronistoria del caso Tamoil dall’interrogativo che ci eravamo  posti nell’articolo del 7 luglio, su quali possano essere state le ragioni della lentezza e dell’inspiegabile ritardo degli enti locali, non mettendo in dubbio da parte nostra la rettitudine dei massimi vertici istituzionali.
Ricordiamo innanzitutto che Tamoil, con più di 300 dipendenti cui vanno aggiunti gli occupati nell’indotto, rappresenta per il comune di Cremona una realtà produttiva importante. Questo fatto, anche se non giustifica acquiescenza o negligenze, può spiegare la prudenza con cui le amministrazioni locali si sono sempre (non solo negli ultimi anni) rapportate con la raffineria. Un riflesso di questo atteggiamento lo troviamo anche in una certa apprensione con cui sono state seguite sulla stampa locale le notizie su un possibile trasferimento della raffineria a Livorno, come nelle assicurazioni date dagli amministratori Tamoil al comune che gli impianti non saranno trasferiti in quanto Cremona rappresenta un punto fisso nella strategia dell’azienda.
E spiega anche l’appoggio dato dagli enti locali cremonesi al progetto di riconversione produttiva, presentato quando era ormai emerso l’inquinamento, che comporta un investimento di 900 milioni di euro in nuovi impianti, in grado di garantire la tutela dell’ambiente e destinati alla produzione di combustibili meno inquinanti. Il piano è subordinato alla definitiva approvazione del ministero e ad un programma di bonifica del sito, che rientra tra quelli individuati dalla regione.
Ma c’è un altro progetto che da diversi anni è stato caldeggiato dalla Tamoil e ha pure trovato il consenso degli enti cremonesi, quello per la costruzione di una centrale di cogenerazione da utilizzare per ampliare il teleriscaldamento nella zona ovest della città. Questo progetto verrebbe inserito in uno più ampio predisposto dalla Provincia (“Cremona-Tamoil-golena aperta”), che riguarda il recupero e la reindustrializzazione del sito inquinato e di alcune aree contigue, nonché la realizzazione di infrastrutture di trasporto.
Ecco dunque i fili che legano Cremona alla Tamoil e le ragioni di “pubblico interesse” che possono spiegare perché non si sono assunte decisioni più severe e stringenti nei suoi confronti. Queste ragioni tuttavia non possono venire prima della salute dei cittadini e dei lavoratori ed è a queste primarie ragioni che i nuovi amministratori locali dovranno ispirarsi nella fase finale del caso, nell’attuazione della bonifica, nella realizzazione del nuovo impianto di raffinazione e della centrale. Anche perché le ultime notizie di stampa (Cronaca, 3 agosto) riferiscono di un documento della Provincia dal quale si apprende che alcuni serbatoi della raffineria continuerebbero a perdere e quindi a inquinare.
Abbiamo letto che  il sindaco Perri intende affrontare  il caso Tamoil “in un’ottica di tutela della salute e di difesa dell’occupazione”. Dovrà essere un binomio inscindibile, affinchè si chiuda con soddisfazione di tutti questa “storia cremonese”; “cremonese” perché riassume in sè i tempi lunghi della cultura contadina e l’irrisolutezza delle nostre istituzioni verso i signori dell’economia.

(5 – Fine . I precedenti articoli sono stati pubblicati il 24/6 e il 3,7,16/7).

 

 

4 agosto 2009

Dubbi e quesiti sul terzo ponte

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 08:00

Riprendiamo qualche riflessione sul “terzo ponte”, partendo dagli interrogativi che avevamo lasciato in sospeso alla fine del nostro colloquio con il sindaco di Castelvetro Piacentino, Francesco Marcotti (v. Un ponte che divide, del 28 luglio).
Cominciamo dalla prima domanda. Perché un ponte costruito sulla Padana Inferiore è stato dirottato a Spinadesco sulla Codognese? Questa domanda viene spontanea al profano che consulta un atlante stradale. Il vecchio ponte in ferro che supera il Po tra Cremona e Castelvetro era un segmento del tracciato della ex statale Padana Inferiore (n. 10), che va da Torino fino a Monselice, passando tra l’altro per Piacenza, Cremona e Mantova. Sembrerebbe logico, dovendo costruire un ponte alternativo a quello vecchio e ammalorato, rispettare il tracciato della Padana, onde evitare che i veicoli diretti verso est (Mantova e oltre) siano costretti a percorrere un giro vizioso.
Invece no, secondo il  progetto il terzo ponte attraversa il Po tra il territorio di Castelvetro e quello di Spinadesco, lì si immette sulla Codognese e attraverso il nuovo “peduncolo” sulla Castelleonese. I veicoli che vogliono andare verso est devono tornare verso Cremona e percorrere la tangenziale urbana per ricongiungersi con la Padana alla rotatoria d via Mantova.
Questa osservazione del profano è confortata dalla proposta fatta a suo tempo dall’architetto Massimo Terzi, che prevedeva un ponte parallelo a quello dell’autostrada, con un raccordo dal casello di Castelvetro pure parallelo all’autostrada, un innesto in territorio cremonese sulla “tangenzialina” di Bosco ex Parmigiano, per ritrovare la Padana a San Felice. Dove è previsto l’inizio della Gronda Nord”, la tangenziale esterna a Cremona che collegherebbe tutte le strade che confluiscono sulla città, da est a ovest.
A questo punto abbiamo pensato che lo spostamento dell’asse del ponte verso nord-ovest sia stato dettato da esigenze di traffico, quantificato a regime dal progetto in 40.000 veicoli giornalieri, rispetto ai 3/4000 di oggi. Sempre da profani ci siamo chiesti da dove potesse originare un simile flusso, chi avesse interesse ad attraversare il Po a Cremona per immettersi sulla Padana in territorio piacentino, Non il Pavese, non il Lodigiano, non il Milanese (il blocco del ponte sull’Emilia è transitorio); forse la Bergamasca; per il Bresciano sarebbe meglio arrivare a San Felice. Dubbi da profano che ci riserviamo umilmente di approfondire.
L’altro quesito riguarda la liberalizzazione in via sperimentale del ponte dell’autostrada nel tratto Castelvetro-Cremona. Non è una soluzione impossibile. Fino a poco tempo fa il percorso tra Piacenza Sud e Piacenza Ovest sull’A21 (la nostra Centropadane) era libero. Gli enti locali piacentini avevano fatto un accordo con la società e – se le nostre informazioni sono corrette – sopportavano l’onere dei mancati incassi. Non ci sarebbe bisogno di rifare i caselli, basterebbe introdurre una tariffa zero per chi percorre il tratto Cremona-Castelvetro. Naturalmente sarebbe una soluzione provvisoria, in attesa della costruzione del terzo ponte, ma potrebbe fornire dati utili sulla consistenza, la natura e anche la provenienza del traffico.

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