Cives Cremona

5 agosto 2009

Una storia cremonese: il caso Tamoil (5)

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 08:00

(continua dal 16 luglio) Riprendiamo la cronistoria del caso Tamoil dall’interrogativo che ci eravamo  posti nell’articolo del 7 luglio, su quali possano essere state le ragioni della lentezza e dell’inspiegabile ritardo degli enti locali, non mettendo in dubbio da parte nostra la rettitudine dei massimi vertici istituzionali.
Ricordiamo innanzitutto che Tamoil, con più di 300 dipendenti cui vanno aggiunti gli occupati nell’indotto, rappresenta per il comune di Cremona una realtà produttiva importante. Questo fatto, anche se non giustifica acquiescenza o negligenze, può spiegare la prudenza con cui le amministrazioni locali si sono sempre (non solo negli ultimi anni) rapportate con la raffineria. Un riflesso di questo atteggiamento lo troviamo anche in una certa apprensione con cui sono state seguite sulla stampa locale le notizie su un possibile trasferimento della raffineria a Livorno, come nelle assicurazioni date dagli amministratori Tamoil al comune che gli impianti non saranno trasferiti in quanto Cremona rappresenta un punto fisso nella strategia dell’azienda.
E spiega anche l’appoggio dato dagli enti locali cremonesi al progetto di riconversione produttiva, presentato quando era ormai emerso l’inquinamento, che comporta un investimento di 900 milioni di euro in nuovi impianti, in grado di garantire la tutela dell’ambiente e destinati alla produzione di combustibili meno inquinanti. Il piano è subordinato alla definitiva approvazione del ministero e ad un programma di bonifica del sito, che rientra tra quelli individuati dalla regione.
Ma c’è un altro progetto che da diversi anni è stato caldeggiato dalla Tamoil e ha pure trovato il consenso degli enti cremonesi, quello per la costruzione di una centrale di cogenerazione da utilizzare per ampliare il teleriscaldamento nella zona ovest della città. Questo progetto verrebbe inserito in uno più ampio predisposto dalla Provincia (“Cremona-Tamoil-golena aperta”), che riguarda il recupero e la reindustrializzazione del sito inquinato e di alcune aree contigue, nonché la realizzazione di infrastrutture di trasporto.
Ecco dunque i fili che legano Cremona alla Tamoil e le ragioni di “pubblico interesse” che possono spiegare perché non si sono assunte decisioni più severe e stringenti nei suoi confronti. Queste ragioni tuttavia non possono venire prima della salute dei cittadini e dei lavoratori ed è a queste primarie ragioni che i nuovi amministratori locali dovranno ispirarsi nella fase finale del caso, nell’attuazione della bonifica, nella realizzazione del nuovo impianto di raffinazione e della centrale. Anche perché le ultime notizie di stampa (Cronaca, 3 agosto) riferiscono di un documento della Provincia dal quale si apprende che alcuni serbatoi della raffineria continuerebbero a perdere e quindi a inquinare.
Abbiamo letto che  il sindaco Perri intende affrontare  il caso Tamoil “in un’ottica di tutela della salute e di difesa dell’occupazione”. Dovrà essere un binomio inscindibile, affinchè si chiuda con soddisfazione di tutti questa “storia cremonese”; “cremonese” perché riassume in sè i tempi lunghi della cultura contadina e l’irrisolutezza delle nostre istituzioni verso i signori dell’economia.

(5 – Fine . I precedenti articoli sono stati pubblicati il 24/6 e il 3,7,16/7).

 

 

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