Cives Cremona

3 agosto 2009

Rispunta il totem dell’acqua

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 08:00

Dopo l’assemblea di Padania Acque sono riemerse le prese di posizione ispirate al fondamentalismo idrico, che inevitabilmente spostano il problema della gestione delle risorse idriche in un sfera irreale. E’ opportuno quindi rimettere in ordine i termini della questione.
Prima di tutto, nel nostro ordinamento l’acqua è già un “bene pubblico”, inalienabile e indisponibile, sottratto all’uso arbitrario dei privati, soggetto a regolamentazioni e controlli. Ogni crociata in proposito sembra dunque fuori luogo.
La legge regionale stabilisce che la proprietà delle reti e degli impianti appartiene agli enti locali che possono conferirla solo a una società a capitale interamente pubblico (è il caso di Padania Acque).
Stabilisce inoltre che la gestione delle reti e degli impianti spetta agli enti locali o alla stessa unica società. Da noi si è preferito (chissà perché) costituire una seconda società (Padania Acque Gestioni). Non era obbligatorio e si potrebbe quindi tornare indietro.
La stessa legge regionale fa obbligo di separare l’attività di gestione da quella di erogazione del servizio, che dovrebbe di norma essere affidata mediante gara, oppure a certe condizioni alla stessa società di gestione (affidamento in house).
Tutto qua. Il pericolo di inquinamento privatistico riguarda poco più che la lettura dei contatori e la fatturazione. Anche perché, ancora la legge regionale affida la programmazione degli investimenti e la fissazione delle tariffe ad un’autorità pubblica, l’Autorità d’ambito (Ato), che oggi è un ente a sé, ma le cui funzioni potrebbero essere devolute senza sacrificare la partecipazione dei comuni alla stessa provincia.
Dove sta il problema? .Perché si invoca che Padania resti in mani pubbliche? Lo è già e non può essere diversamente. A meno che le preoccupazioni sollevate da Mauro Panzi (La Provincia, 31 luglio) non nascano da un equivoco circa la maggioranza prevista dallo statuto per la nomina degli amministratori (51% anche in seconda convocazione), che tutelerebbe di più gli azionisti pubblici. Ma non ci possono essere azionisti privati. Peraltro, lo statuto non è ancora stato adeguato alle nuove norme inderogabili del Codice civile che, per non ingessare  gli organo sociali, prevedono maggioranze ridotte in seconda convocazione. Sempre di enti pubblici si tratta. Non mi pare, come teme Giacomo Bazzani (La Provincia, 1 agosto) che la democrazia corra pericolo.

 

L’esàm de dialèt

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 07:55

Il lettore che si firma Pasquino Cremonese ci ha inviato una poesiola ispirata alla vicenda (vera o falsa che sia) dell’esame di dialetto “regionale” per gli insegnanti provenienti da fuori regione. Eccola.

 Quànt el gh’àa savìit
de l’esàm de dialèt
el gh’àa dit: “Gh’òo vincìit
el me acèent l’è pérfèt”.

Lüü l’éra en teròon
végnìit sö a Lungardùur,
l’éra la sóo ucasiòon
de fàa el prufesùur.

“Sun chì diretùur
per l’esàm de dialèt,
voi vighe l’unùur
de insegnàa al Curvèt”

Chél là (de la Lega)
el se friga le màan:
“Cùsa l’è la cadrega?”
el sbàat lé chél rüfiàan.

Al teròon cremunées
ghe vèen n’acidèent,
el sa mia el milanées:
“Che idéa de baléench!”

« Pagina precedente

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.