Cives Cremona

21 settembre 2009

Norme europee per i servizi locali

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

In occasione della conferenza stampa del 14 settembre, l’assessore Nolli ha avviato un’operazione trasparenza consegnando ai giornalisti un quadro sintetico dei dati del bilancio comunale e delle aziende controllate o partecipate dal comune. E’ un buon avvio che ci auguriamo abbia un seguito costante con la pubblicazione di bilanci semplificati e leggibili dai cittadini, in modo che l’efficienza della gestione possa essere giudicata dai destinatari dei servizi.
L’auspicio vale soprattutto per le aziende ex municipalizzate di cui il comune detiene totalmente o in parte il controllo del patrimonio, ma fatica ad esercitare il controllo della  gestione e delle strategie di sviluppo.
Le Linee di intervento dell’amministrazione Perri (consegnate ai giornalisti nell’occasione) mostrano di essere consapevoli del problema, indicando tra le misure da adottare nei prossimi sei mesi la “ridefinizione dei rapporti con il complesso delle società di capitali controllate, collegate, partecipare e ‘partecipate di partecipate’ (33 società), che si occupano di servizi pubblici locali a rilevanza industriale, come gas, acqua, rifiuti, elettricità, teleriscaldamento, strade e autostrade, farmacie, fiere, telecomunicazioni e altro, con particolare attenzione per il gruppo Aem spa e il gruppo Linea Group Holding srl. Nonché il “potenziamento del sistema dei controlli sulle società, sia in termini di equilibri economico finanziari, che di gestione dei sevizi e visione strategica, accorciando la catena di comando da parte del comune di Cremona”.
Il programma  è certamente ambizioso, ma soprattutto necessario per ristabilire un ordine in un universo di società cresciuto a dismisura e per fissare un confine tra le attività che competono alla sfera pubblica del comune e quelle che possono essere più utilmente svolte da imprese private.
A sostenere il programma della giunta Perri giunge a proposito il decreto legge approvato dal governo il 9 settembre che fissa termini precisi per l’adeguamento dei servizi pubblici locali alle norme comunitarie, così che entro il 2011 gli affidamenti non conformi a tali norme dovranno cessare. Dopo tale termine, l’affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica dovrà avvenire o mediante gara o mediante affidamento a una società mista (pubblico-privata) in cui il socio privato sia scelto attraverso gara, possieda non meno del 40% del capitale e sia “socio industriale” titolare della gestione operativa. In via eccezionale è ammesso l’affidamento diretto (“in house”), ma sottoposto  a vincoli stringenti: approvazione dell’Autorità della concorrenza; assoggettamento al patto di stabilità; divieto di acquisire gestioni in ambiti diversi e di partecipare a gare pubbliche.
Il decreto, che diventerà operativo con l’approvazione del regolamento esecutivo previsto a novembre, adegua finalmente la nostra normativa in materia di servizi pubblici locali alla normativa europea, dopo anni di altalena tra chi spingeva alla liberalizzazione e alla privatizzazione e chi era paladino dei monopoli locali. I due schieramenti torneranno ancora a fronteggiarsi prima della conversione del decreto e dell’approvazione del regolamento. I fondamentalisti dell’acqua e frange della Cgil hanno già preannunciato un autunno caldo, ma la Cispel toscana (ad esempio) ha dato una valutazione sostanzialmente positiva. La normativa infatti valorizza il ruolo dei privati, sia come apportatori di risorse, sia come operatori industriali, ma rafforza anche la gestione pubblico privata. E gli affidamenti mediante gara, aprendo finalmente alla concorrenza, saranno uno stimolo all’efficienza dei servizi.
La speranza è che l’attenzione alle aziende pubbliche non si esaurisca nel balletto delle nomine, ma si sostanzi di una chiara strategia aderente ai criteri di liberalizzazione e privatizzazione previsti dal decreto governativo e dalla normativa europea.

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