Cives Cremona

28 settembre 2009

Piano casa e saldi urbanistici

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Sollecitata da un’idea estemporanea di Berlusconi (perché non consentire agli italiani di ampliare ciascuno un poco la propria casetta?), anche la Regione Lombardia ha lanciato quello che enfaticamente ha chiamato il proprio “Piano casa”.
In poche parole, il legislatore regionale è però andato ben oltre le intenzioni, un po’ demagogiche, ma certamente ancora urbanisticamente non troppo sovversive del suo ispiratore, ed ha prodotto una legge che, se applicata integralmente, potrebbe sconvolgere l’assetto urbano di interi centri storici e di intere periferie, consentendo agli operatori più scaltri e disinvolti, di farsi finalmente un baffo di tutti i piani regolatori così faticosamente costruiti negli ultimi lustri. Non solo, ma persino, in un clima di “saldi” da bassa stagione, si consentirà a chi costruirà in deroga alle norme del Piano Regolatore, di godere di particolari sconti in tema di oneri di urbanizzazione.
Potremmo così arrivare alla situazione paradossale che vedrà gli interventi edilizi conformi al piano regolatore costretti a pagare al Comune contributi superiori a quelli di chi potrà costruire in deroga, superando gli indici di densità edilizia, demolendo gli edifici nei centri storici,  sopralzando o arretrando pezzi di cortine stradali, tamponando porticati antichi e occupando con funzioni vitali persino i seminterrati!
Il tutto senza nemmeno più reperire quelle dotazioni di parcheggi pertinenziali che pure la legge italiana impone di predisporre, in proporzione ai volumi costruiti, sin dal lontano 1967! Rischiamo così veramente di vedere le nostre città e i nostri paesi riportarsi al caos urbanistico degli anni cinquanta e sessanta quando si demolivano senza scrupoli anche gli edifici migliori, quando le nuove costruzioni arretravano dalle cortine stradali formando sgradevoli “scaffe” (vedi corso “Vittorio Emanuele” a Cremona) o sopralzandosi rispetto al tessuto urbano circostante (vedi “grattacieli” di piazza Roma e piazza Vida).
Il legislatore regionale, in quest’opera di distruzione, ha però voluto crearsi dei complici. La legge infatti consente ai consigli comunali di mitigare il dettato legislativo, correggendolo nelle sue parti più pericolose, il tutto però a condizione che si deliberi entro il 15 ottobre e non oltre. In sostanza il parlamento regionale si è, per così, dire “salvato” almeno parzialmente l’anima. Quanti sindaci avranno però il coraggio civile di sfidare il demagogico lassismo della legge regionale? Quanti consigli comunali comprenderanno che l’avvenire urbanistico delle loro città e dei loro paesi è oggi, più che mai, proprio nelle mani degli amministratori? Quanti tecnici comunali e quanti segretari comunali avranno la pazienza di aiutare sindaci ed assessori a districarsi nel coacervo di contorte disposizioni che il famigerato “piano casa” regionale ha scaricato sulle loro spalle con l’obbligo di prendere decisioni meditate entro e non oltre il 15 ottobre?
C’è davvero da augurarsi che la consapevolezza di non far più alterare, come avvenne in un non troppo lontano passato, il bene fisico più prezioso che le nostre comunità posseggono, e cioè il loro paesaggio urbano, spinga davvero sindaci, assessori, segretari, tecnici e consiglieri comunali a rimboccarsi le maniche e a dare il meglio di sé, producendo, entro la fatidica data del 15 ottobre, deliberazioni equilibrate che non lascino troppo spazio al rischio di brutture e non determinino eccessive difformità di trattamento tra gli operatori.
Michele de Crecchio

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