Cives Cremona

29 settembre 2009

La distruzione del paesaggio urbano a Cremona

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. Eppure la realtà è sotto gli occhi di tutti: il patrimonio artistico è spesso abbandonato e trascurato, il paesaggio offeso e deturpato oltre ogni decenza. Il tema è arcinoto, gli esempi infiniti, basta guardarsi attorno: villette, palazzine, palazzoni multicolore, più o meno uguali, in costruzione o appena ultimati, assediano tutto senza criteri di ordine estetico, dagli antichi paesini sui colli toscani e umbri, alle coste di laghi e mari. Le periferie delle città si allargano a macchia d’olio e inglobano i paesi vicini che perdono ogni identità, ipermercati incombono in ogni dove, con la scusa di recuperare aree dismesse si sostituiscono vecchi fabbriche con condomini alti il quadruplo, magari a ridosso dei centri.
Gli insediamenti urbani, paesi e città, sono parte integrante del paesaggio e se si prende in esame la singola città, si parla di “paesaggio urbano”: le pietre, i monumenti, gli edifici civili, religiosi, militari, le chiese e le cattedrali, i vicoli e le strade fanno parte della memoria di chi lì vive, della sua identità, del suo patrimonio ideale e affettivo, della sua esperienza soggettiva e sociale e sono il frutto di una millenaria sedimentazione storica che è ciò che costituisce il suo patrimonio culturale.
Cremona non fa eccezione, è una città dove, da fine 800 in poi, sono avvenuti cataclismi urbanistici rari per una città così piccola. Dalla distruzione di San Domenico in poi, è stato tutto un abbattere per ricostruire in peggio. Il paesaggio urbano ha subito ogni offesa: l’abbattimento delle mura, gli sventramenti del centro storico di Farinacci, l’invasione dei condomini del secondo dopoguerra, tra i quali spiccano il grattacielo e il palazzo IACP di piazza Roma (quest’ultimo costruito abbattendo l’antico palazzo Picenardi), i condominioni del lato nord di piazza Marconi e di piazza Vida, di porta Mosa e di piazza S.Anna. E’ interessante notare come alcuni degli spazi ricavati da quelle distruzioni e ricostruzioni, siano rimasti capitoli irrisolti nella nostra città: la Galleria XXV Aprile, piazza Cavour (oggi Stradivari), piazza Marconi con il Palazzo dell’Arte, la più recente sede della Banca d’Italia, tutti spazi sulla cui sorte l’opinione pubblica è chiamata ciclicamente a discutere.
Tra i più tremendi massacratori del paesaggio urbano cremonese ci furono Farinacci e i suoi. Il loro piccone demolitore era sostenuto da un misto di affarismo e di voglia di lasciare un segno di sé, il tutto esaltato dalla retorica di regime. Furono distrutti interi isolati nel cuore di Cremona: il lato nord di piazza del Duomo per fare posto alla sede degli agricoltori con il brutto porticato “alla romana”, nel 1929; quasi tutta piazza Piccola (oggi Stradivari) dal 1935; il quartiere attorno alla chiesa ed al monastero di San Angelo (nel 1924 fu abbattuta la chiesa e dal 34 al 39 il resto); fu rasa al suolo persino la casa bottega di Stradivari di fronte a Piazza Roma; dal 31 al 33 la demolizione del quartiere sul quale sorse la galleria 23 Marzo (oggi 25 Aprile).
A qualcuno potrebbero anche piacere le architetture in stile littorio sorte dopo gli sventramenti, ma quando vedo le foto d’epoca mi sento defraudato, poiché ogni opera farinacciana prese il posto di qualcosa di più bello, di più cremonese: al posto della RAS c’era palazzo Galizioli e le case dei Dovara, dove probabilmente fu arrestato e imprigionato Pier delle Vigne; dove sorge la Casa delle Corporazioni (oggi Camera di Commercio) c’erano i palazzetti con i portici lodati da Herman Hesse nel 1913; al posto della sede degli agricoltori le antiche e belle case simili a quelle ancora esistenti oltre l’angolo opposto.
A dire il vero, non tutto ciò che ci ha lasciato il ventennio farinacciano è da cassare, ci sono alcune opere significative e degne di nota, guarda caso firmate da professionisti non cremonesi: il Palazzo dell’Arte e la Chiesa di Sant’ Ambrogio. (1 – continua)
Luca Ferrarini

Annunci

1 commento »

  1. Mi congratulo per l’efficacia con la quale si sintetizzano notizie, non tutte risapute ai più, e originali riflessioni che riportano alla contemporaneità. Avendo poi saputo che l’autore non è nè architetto, nè storico di professione e, per di più è un giovane, c’è da sperare in meglio per il futuro della nostra sfortunata, quanto bella (sopratutto qualche decennio or sono) e amata (sempre) città.
    Michele de Crecchio

    Commento di michele de crecchio — 30 settembre 2009 @ 22:43


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: