Cives Cremona

23 settembre 2009

Scuole paritarie: dove sta il favoritismo?

Filed under: Società — Cives Cremona @ 07:00

In una lettera alla Provincia, il signor Paolo Goi lamentava di non aver diritto ai buoni della “dote scuola” erogata dalla regione per i suoi figli iscritti alle scuole pubbliche, superando il suo reddito per poco il tetto di 15 mila euro previsti dalla legge. Da qui, l’accusa al presidente Formigoni di favoritismo per la scuola privata (la denominazione corretta sarebbe paritaria), per la quale il tetto di reddito è di 46.000 euro.
Abbiamo chiesto il parere di Gianni Forlani, presidente regionale dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), che ci ha spiegato: “Forse il signor Paolo non sa che chi ha un reddito di 45 mila euro ed iscrive un figlio alla scuola statale paga al massimo un contributo modesto. Chi invece sceglie una scuola pubblica paritaria non statale deve pagare una retta, che va dai 2.500 euro della primaria ai 4.000 delle superiori.”
A fronte di ciò – continua Forlani – “la regione Lombardia ha voluto abbattere le rette pagate per le scuole paritarie, sopportandone il 75% (pari a 1.875 e 3 mila euro nei casi indicati) e lasciandone il 25% in carico alle famiglie. Peraltro, il 60% delle domande per la “dote scuola” proviene da famiglie che hanno figli alle scuole paritarie e dispongono di un reddito inferiore ai 15.000 euro. Sono queste dunque le vere discriminate, costrette, a parità di reddito, a pagare circa 3mila euro in più per poter offrire ai propri figli un progetto educativo corrispondente  alle proprie aspettative.”
Il presidente dell’Agesc ricorda che tutti i paesi europei (molti anche tra quelli dell’est) hanno da tempo riconosciuto alle famiglie la possibilità di scegliere senza aggravi tra scuole pubbliche statali e non statali paritarie. Solo in Italia questo diritto non viene ancora riconosciuto e le famiglie fanno spesso fatica ad offrire la formazione desiderata ai propri figli. Anzi, si ritrovano a dover pagare due volte: le imposte per gli altri e le rette per loro.

22 settembre 2009

Il partito dei sindaci e il vuoto della politica

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 07:00

Grande risalto è stato dato dalla stampa alle manovre in vista dell’assemblea di Padania Acque, convocata il primo di ottobre per l’elezione del consiglio di amministrazione. Questo appuntamento viene dopo che l’assemblea del 21 luglio si era conclusa con un nulla di fatto, ovvero con la mancata elezione della lista proposta dal sindaco di Palazzo Pignano, Antonio Ginelli, per conto (pare) del presidente Salini.
Ricordiamo che le azioni di Padania Acque sono di proprietà della Provincia per il 12% e dei comuni del territorio provinciale per quote minori e disuguali. Poteva avere quindi una logica che la Provincia come socio di maggioranza relativa proponesse all’assemblea dei soci i nominativi per il consiglio di amministrazione. E che lo facesse dopo qualche consultazione con i partiti. Ma poiché l’88% delle azioni è dei comuni, una parte decisiva dei sindaci che li rappresentano non si è sentita coinvolta e ha fatto mancare la maggioranza assoluta, necessaria per l’elezione in prima convocazione.
I sindaci non si sono fermati lì, in successive riunioni di “zona” (Soresinese, Cremasco, Casalasco) hanno auspicato la “riconquista dei loro diritti”, hanno detto “no alle imposizioni dei partiti”, hanno richiesto la “presenza dei sindaci nel consiglio di amministrazione” e (qualcuno) “ un presidente cremasco”.
La levata di scudi antipolitica ha avuto un contrappeso nelle iniziative di due soggetti politici, il Pd e la Lista Torchio. Il Pd ha riunito i suoi sindaci e, attraverso il segretario Fanti, ha fatto sapere il metodo che intende porre alla base delle scelte: coinvolgimento dei sindaci, dialogo tra i partiti, rappresentanza territoriale in consiglio, professionalità degli amministratori; nonché la strategia per lo sviluppo della società: società unica patrimoniale (peraltro prevista dalla legge regionale) e società unica di erogazione del servizio. La lista Torchio, per bocca del suo capofila, rivendica una presenza dei comuni minori e insiste sul mantenimento della maggioranza assoluta in tutte le votazioni (cosa non conforme alla normativa sulle società).
Emergono dunque le contraddizioni  di un sistema di governo locale che non ha ancora trovato un assetto stabile, specie per quanto attiene alle società controllate, dove gli amministratori di secondo livello vengono designanti senza indicazioni strategiche definite. Non si spiegherebbe diversamente il fatto che, alla faccia della legge che imponeva la costituzione di una sola società dell’acqua, ancora quattro società resistano sul territorio provinciale.
E’ improbabile che il “partito dei sindaci” possa inventarsi una strategia univoca, che non può ridursi alla frammentazione territoriale del consiglio, ma che deve sostanziarsi nelle strategie di sviluppo della società e nel rispetto delle leggi che le esplicitano. E’ giusto invece che i sindaci esercitino maggiormente il ruolo di controllo sull’applicazione delle linee strategiche attraverso l’assemblea e l’approvazione annuale dei bilanci.
Il partito dei sindaci, come dimostra l’esperienza del  periodo 1993-97, nasce sempre da un vuoto della politica.

21 settembre 2009

Norme europee per i servizi locali

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

In occasione della conferenza stampa del 14 settembre, l’assessore Nolli ha avviato un’operazione trasparenza consegnando ai giornalisti un quadro sintetico dei dati del bilancio comunale e delle aziende controllate o partecipate dal comune. E’ un buon avvio che ci auguriamo abbia un seguito costante con la pubblicazione di bilanci semplificati e leggibili dai cittadini, in modo che l’efficienza della gestione possa essere giudicata dai destinatari dei servizi.
L’auspicio vale soprattutto per le aziende ex municipalizzate di cui il comune detiene totalmente o in parte il controllo del patrimonio, ma fatica ad esercitare il controllo della  gestione e delle strategie di sviluppo.
Le Linee di intervento dell’amministrazione Perri (consegnate ai giornalisti nell’occasione) mostrano di essere consapevoli del problema, indicando tra le misure da adottare nei prossimi sei mesi la “ridefinizione dei rapporti con il complesso delle società di capitali controllate, collegate, partecipare e ‘partecipate di partecipate’ (33 società), che si occupano di servizi pubblici locali a rilevanza industriale, come gas, acqua, rifiuti, elettricità, teleriscaldamento, strade e autostrade, farmacie, fiere, telecomunicazioni e altro, con particolare attenzione per il gruppo Aem spa e il gruppo Linea Group Holding srl. Nonché il “potenziamento del sistema dei controlli sulle società, sia in termini di equilibri economico finanziari, che di gestione dei sevizi e visione strategica, accorciando la catena di comando da parte del comune di Cremona”.
Il programma  è certamente ambizioso, ma soprattutto necessario per ristabilire un ordine in un universo di società cresciuto a dismisura e per fissare un confine tra le attività che competono alla sfera pubblica del comune e quelle che possono essere più utilmente svolte da imprese private.
A sostenere il programma della giunta Perri giunge a proposito il decreto legge approvato dal governo il 9 settembre che fissa termini precisi per l’adeguamento dei servizi pubblici locali alle norme comunitarie, così che entro il 2011 gli affidamenti non conformi a tali norme dovranno cessare. Dopo tale termine, l’affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica dovrà avvenire o mediante gara o mediante affidamento a una società mista (pubblico-privata) in cui il socio privato sia scelto attraverso gara, possieda non meno del 40% del capitale e sia “socio industriale” titolare della gestione operativa. In via eccezionale è ammesso l’affidamento diretto (“in house”), ma sottoposto  a vincoli stringenti: approvazione dell’Autorità della concorrenza; assoggettamento al patto di stabilità; divieto di acquisire gestioni in ambiti diversi e di partecipare a gare pubbliche.
Il decreto, che diventerà operativo con l’approvazione del regolamento esecutivo previsto a novembre, adegua finalmente la nostra normativa in materia di servizi pubblici locali alla normativa europea, dopo anni di altalena tra chi spingeva alla liberalizzazione e alla privatizzazione e chi era paladino dei monopoli locali. I due schieramenti torneranno ancora a fronteggiarsi prima della conversione del decreto e dell’approvazione del regolamento. I fondamentalisti dell’acqua e frange della Cgil hanno già preannunciato un autunno caldo, ma la Cispel toscana (ad esempio) ha dato una valutazione sostanzialmente positiva. La normativa infatti valorizza il ruolo dei privati, sia come apportatori di risorse, sia come operatori industriali, ma rafforza anche la gestione pubblico privata. E gli affidamenti mediante gara, aprendo finalmente alla concorrenza, saranno uno stimolo all’efficienza dei servizi.
La speranza è che l’attenzione alle aziende pubbliche non si esaurisca nel balletto delle nomine, ma si sostanzi di una chiara strategia aderente ai criteri di liberalizzazione e privatizzazione previsti dal decreto governativo e dalla normativa europea.

18 settembre 2009

Dal calcio al violino

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 21:33

Nel 2003 la giunta Bodini decise di destinare il Palazzo dell’Arte al museo del calcio, assecondando la proposta della Fondazione Vialli-Mauro, che avrebbe ricavato dalla gestione del museo le risorse per finanziare la ricerca sulle malattie professionali dei calciatori. L’idea del museo fu accolta da generale consenso, il progetto di restauro del palazzo redatto dagli architetti Bianchi e Palù non ebbe invece altrettanto successo.
Chi scrive fu tra i pochi a esprimersi negativamente sull’idea, sia per la sua collocazione impropria, sia per il suo sovradimensionamento, sia per la concessione in comodato trentennale dell’immobile alla Fondazione Vialli-Mauro, senza che questa stanziasse direttamente i miliardi necessari per il restauro.
Ritiratisi i promotori a causa dell’insufficiente stanziamento da parte del ministero, il progetto tramontò senza particolari rimpianti. Pertanto non può che far piacere il progetto della giunta Perri di destinare il Palazzo dell’Arte al violino, sia perché il salto dal calcio al violino è un salto di qualità, sia perché il palazzo viene restituito in parte alla sua originaria destinazione (come testimonia il figlio dell’architetto Cocchia) e nulla vieta che i suoi spazi possano essere utilizzati, oltre che per i violini, anche per mostre d’arte temporanee. Il Palazzo dell’Arte infatti era stato progettato per dar seguito e sede idonea al Premio di pittura Cremona, istituito per iniziativa di Farinacci. Per la sua collocazione centrale, una volta servito dal parcheggio della piazza, può diventare un centro di attrazione per appassionati d’arte e turisti.
Il suo recupero funzionale avrebbe anche il merito di ridare dignità ad un monumento dell’architettura razionalista, per troppo tempo abbandonato dalla città, sia per scarsa dimestichezza con l’architettura moderna, sia per l’associazione che veniva fatta con il regime farinacciano. Ma qua sta il punto debole della decisione della giunta, l’avere recuperato un progetto poco rispettoso del valore dell’edificio, con innesti che gli architetti Bianchi e Palù definiscono “frizzanti”, ma che sono piuttosto spinosi e deturpanti. Su questo punto, il sindaco Perri ha ancora tempo per riflettere, per non inferire alla città un altro sfregio, dopo quelli di Bodini e di Corada.
Infine una piccola proposta. Si metta pure accanto al ristorante uno spazio per i prodotti tipici cremonesi, ma non di più, affinché non si dica che si è passati dal “calcio” al “cacio”.

17 settembre 2009

Quanto ci costa l’Aato

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 07:00

Gli amici di Albatros ci hanno inviato una loro rielaborazione dei dati relativi  ai costi delle Autorità di ambito idrico (Aato) della Lombardia, ricavati dal Rapporto sullo stato dei servizi idrici, presentato dal Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Coviri), che ha tra i compiti fondamentali quello di garantire l’osservanza dei principi della legge di riforma dei servizi idrici.
Albatros ha rapportato i costi totali e quelli del personale alla popolazione delle nove Aato della Lombardia, ricavando così i costi per abitante di ogni provincia, perfettamente comparabili tra loro e idonei a dare un’idea dell’efficienza e dell’economicità della gestione, che sono tra i criteri fissati dalla legge istitutiva.
Dal confronto con le altre province, Cremona è al primo posto per costo del personale, con 1,146 euro per abitante, seguita da Pavia con 0,825 e da Lecco con 0,750; l’Aato più virtuosa è quella di Brescia con 0,104; la media lombarda è di 0,317. Prendendo il costo totale, solo Pavia sta peggio con un costo di 2,157 euro per abitante, segue Cremona con 1,440; Brescia è ancora la più virtuosa con 0,197; la media lombardi 0,514.
Con la pubblicazione di questi dati non si vuol dare lezione a nessuno. Sappiamo che le realtà sono complicate e non sempre comparabili, ma il confronto può indurre ad un controllo più attento della gestione e suggerire i rimedi necessari per rientrare in media. In fin de conti la trasparenza aiuta.

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