Cives Cremona

15 settembre 2009

La concorrenza e i piccoli monopoli locali

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 16:39

Il filo di Arianna che parte dalle ex municipalizzate continua ad allungarsi e misura un labirinto in cui non è facile districarsi. Abbiamo già presentato il caso della società Sinergie Italiane (v.Cives del 9 settembre) in margine a un servizio di Cronaca. Prendiamo oggi lo spunto da un altro servizio apparso su Cronaca del 9 settembre, dedicato ad un’altra società nata dalla stessa filiera. Si tratta di Linea Più, società controllata al 100% da Linea Group Holding (LGH), costituita nel 2008 per occuparsi della vendita di gas e di energia elettrica.
Occorre dire che la moltiplicazione delle società è in parte imposta dalle norme di legge che hanno introdotto la liberalizzazione nel settore dei servizi pubblici. Un decreto del 2003 ha imposto la separazione societaria tra le attività di distribuzione e quelle di vendita nel settore del gas. Lo stesso è avvenuto nel 2007 per il settore dell’energia. L’apertura del mercato ha consentito agli utenti di cambiare liberamente il proprio fornitore, ma nello stesso tempo ha consentito alle ex municipalizzate di superare i confini originari di territorio e di funzione, per librarsi negli ampi mercati attraverso società controllate o partecipate dedite ormai alle più svariate attività.
Così, mentre Sinergie Italiane si dedica all’approvvigionamento del gas su vasta scala, Linea Più si occupa, come si è detto, di vendita di gas e di energia elettrica. Vediamone i dettagli. La nuova società nasce dall’unione di quattro aziende di vendita, tra cui Linea Group (al 25% di Aem spa) e si propone come presidio del territorio delle città di Cremona, Crema, Lodi, Pavia, Rovato e Franciacorta, parte del Novarese e del Modenese, con l’obiettivo di ampliare la base territoriale partendo dalle province di riferimento.
Ma non si ferma qua. Come annunciato da Cronaca, Linea Più “preme sull’acceleratore dell’energia solare e annuncia un nuovo piano per l’incentivazione delle energie rinnovabili”. Il sito della società spiega che Linea Più “offre tutto quanto serve per la realizzazione e la manutenzione di un impianto fotovoltaico chiavi in mano, fornitura dei moduli, progetto, collaudo, assistenza per il finanziamento, inoltro delle domande al Gestore del servizio elettrico.
A questo punto, facciamo fatica a capire se sia la società il presidio del territorio o se sia il territorio lo strumento della società, che trova nelle aziende di provenienza una clientela assicurata e una barriera di entrata per le imprese concorrenti. Gli impiantisti privati del fotovoltaico, che rischiano in proprio, non saranno certo contenti di trovarsi a fare i conti con i piccoli monopoli locali filiati e foraggiati dalle ex municipalizzate. Quale autorità potrà tutelarli?
Per le conclusioni, rinviamo il lettore alle osservazioni fatte nel post “Il filo di Arianna delle ex municipalizzate”. Nel caso di Linea Più il filo è dato dal controllo totalitario di LGH e da quel 25% di LGH che appartiene ad Aem. Oltre che da un consigliere d’amministrazione, nella persona di Giuseppe Tiranti.

14 settembre 2009

I commercianti dicono no alla Colombera

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 15:00

Ai commercianti l’idea del centro commerciale “I Navigli” non va giù. E lo fanno sapere in modo chiaro, tanto ai cittadini quanto agli amministratori. Almeno due le ragioni del rifiuto: primo, ritengono che l’operazione finisca per penalizzare ancora una volta il negozio sotto casa in un territorio già colmo di colossi della grande distribuzione; secondo, non piace la tecnica seguita, prettamente immobiliaristica.
Secco il “no” dell’Ascom (Associazione commercianti di Cremona) alla rinegoziazione delle licenze concesse all’ex Colombera: “Le attività di vicinato finirebbero per pagare pesantemente le conseguenze di agevolazioni concesse per favorire il decollo del nuovo polo” – sostiene il presidente Claudio Pugnoli – “Non siamo pregiudizialmente contro la grande distribuzione, anzi siamo per la libera concorrenza”. Purché questa avvenga in condizioni di “pari opportunità e con le stesse infrastrutture” in termini di parcheggi e via dicendo. Oggi questo non avviene, con un centro storico di fatto off limits ed una periferia viceversa ricca di posti auto in corrispondenza degli ipermercati.
Sulla Colombera poi ”gli accordi erano che questa fosse una media struttura e tale deve essere, compreso l’alimentare. Cremona e l’hinterland non hanno bisogno di ulteriori ampliamenti e le nostre aziende sono in sofferenza per la viabilità caotica lasciata in eredità dalla precedente amministrazione”. Che si sia di fronte a speculazioni immobiliari amareggia, ma non stupisce. “E’ sempre stato così”, commenta Pugnoli. Cosa chiede ora l’Associazione alla giunta municipale? “Che mantenga le promesse fatte ovvero che non penalizzi più il commercio e lo consideri piuttosto qual è, una risorsa per il territorio. Positivo il congelamento della nuova Ztl, ma ora – sostiene Pugnoli – serve rivedere l’intera viabilità ed individuare le zone da dedicare a parcheggio, almeno finché non sarà disponibile piazza Marconi. Di proposte, l’Ascom, ne ha già fatte: “Rendere a rotazione con disco orario almeno un lato di viale Trento e Trieste ed un lato di via Dante. Ciò libererebbe almeno 300 posti auto. Lo stesso dicasi per le vie e viuzze adiacenti corso Garibaldi, oggi a sosta libera”. Ma l’elenco potrebbe continuare, revisione del trasporto pubblico compresa. Senza dimenticare, conclude Pugnoli, il contributo dato dal commercio in termini di “valore sociale, quasi un presidio a tutela delle aree e delle categorie più disagiate”.
Sulla stessa linea il presidente di Confesercenti, Ernesto Fervari, che ricorda come in Lombardia (Cremona compresa) siano già stati abbondantemente superati gli standard europei relativi alla concentrazione di ipermercati nel rapporto metri quadri per abitante. E sbotta: “E’ ora di finirla! Non ne abbiamo più bisogno, basta centri commerciali, che finiscono per depauperare la città!”. Nel caso specifico della Colombera, ricorda come il ricorso al Consiglio di Stato per l’ampliamento e per il food fosse stato perso: “Ma Cremona ha bisogno di queste cose? Perché non offrire piuttosto servizi in aree carenti quanto all’alimentare, come il Maristella?”. Anche Fervari storce il naso sul sapore immobiliaristico dell’intera operazione: “E’ un errore, quando si progetta si deve sapere cosa costruire”, e non, una volta costruita la struttura, invocare ragioni di mercato per chiedere adattamenti che la rendano più appetibile. Anche Confesercenti lancia al Comune un invito a “rafforzare l’esistente: Cremona è uno scrigno meraviglioso, facciamo vedere quel che c’è!”.
Tocca al comune trovare la risposta che tenga conto degli interessi sociali in gioco.

Tagliare si può

Filed under: Comuni — Cives Cremona @ 11:52

L’esempio viene da Sabbioneta, dove il sindaco Marco Aroldi ha ridotto il numero dei dirigenti da quattro a tre e ha portato l’indennità di funzione al livello minimo previsto dal contratto. Il sindaco ha detto che “si tratta di una scelta dolorosa ma indispensabile per il contenimento della spesa”. Ha precisato anche che le aree dirigenziali del comune sono rimaste inalterate, ma le funzioni sono state ridistribuite, senza aumenti di stipendio, tra i tre dirigenti rimasti e il segretario comunale. In questo modo il comune “ha recuperato le risorse indispensabili per altri capitoli di bilancio”.
In sostanza il comune di Sabbioneta ha operato una piccola ristrutturazione organizzativa diretta a contenere i costi della macchina burocratica e a destinare maggiori risorse ai servizi per i cittadini. E’ una decisione dei primi “cento giorni”, di quelle che segnano il carattere di una amministrazione, presa (da quel che si legge) con l’adesione o almeno la comprensione del personale coinvolto. Certamente facilitata dalla piccola dimensione dell’organico, ma ugualmente significativa, poiché in periodo di risorse calanti la ricerca dell’efficienza è ancora più stringente che nei periodi normali.
Licio D’Avossa e Felice Troiano che prima delle elezioni hanno predicato la soluzione del “sindaco a costo zero” possono trovare un motivo di conforto. La riduzione dei costi dell’amministrazione è possibile e può avere nei sindaci i protagonisti della riforma burocratica ed organizzativa della macchina comunale, che ripaghi i cittadini in termini di risparmi e servizi  della onesta indennità riconosciuta ai loro rappresentanti.
I cittadini delle comunità maggiori si aspettano che l’esempio di Sabbioneta venga seguito.

12 settembre 2009

Nuova vita per Irmina Stanga?

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 17:54

Le difficoltà dell’agricoltura cremonese non sono solo di mercato ma anche strutturali. Abbiamo già accennato (Vedi “La crisi agricola e l’esempio di Lodi”) ai vincoli produttivi ed organizzativi che le aziende agricole devono sopportare: uno di questi riguarda la difficoltà di ricambio della mano d’opera, cui si è sopperito in parte con l’impiego di lavoratori extracomunitari.
La carenza richiederebbe una maggiore attenzione per la formazione professionale dei i lavoratori agricoli, ma la condizione delle istituzioni che hanno questa attività come scopo specifico non è incoraggiante. L’Istituto professionale di stato per l’agricoltura attira pochissimi giovani, tanto che le sue funzioni sono state allargate alla formazione ambientale. Il Centro per l’addestramento professionale agricolo (Capa), organismo intersindacale con compiti di qualificazione e specializzazione della mano d’opera a cominciare dagli apprendisti, non ha molte risorse a disposizione. Restano le fondazioni private, la “Girolamo Beltrami” per la meccanica agraria e la “Irmina Stanga, per la formazione degli addetti alla coltivazione e alla mungitura. Non abbiamo notizie precise sulla prima, Della seconda ci siamo già occupati in un articolo precedente (La vita grama di Irmina Stanga).
Riprendiamo ora il discorso sulla fondazione Stanga, in quanto una modifica statutaria relativamente recente ha affidato alla Provincia la designazione del presidente del consiglio di amministrazione. In seguito, lo stesso presidente della Provincia, Torchio, aveva assunto l’incarico, dichiarando di volerla rilanciare per farne uno dei perni della politica di sviluppo dell’agricoltura. Questo non è avvenuto, anzi, da altre dichiarazioni dell’ex Presidente (una risposta ad una mozione del consigliere Rusca e interviste a giornali) si è capito che le intenzioni erano quelle di far rendere edificabile una porzione di terreno allo scopo di finanziare il Distretto agroenergetico previsto dal Patto per lo sviluppo, senza tener conto che qualunque disinvestimento patrimoniale avrebbe dovuto essere reinvestito per le finalità statutarie della fondazione.
Recentemente la fondazione ha chiesto l’inserimento dei suoi terreni nel piano provinciale delle cave, allo scopo di recuperare risorse che, secondo noi, devono avere lo scopo esclusivo di potenziare l’attività formativa della scuola, in tutti questi anni sacrificata.
Considerato che la Provincia si è di fatto intestata il destino della Fondazione, tocca adesso al presidente Salini designare la persona giusta alla sua presidenza, per onorare la volontà del fondatore e dare finalmente inizio all’attività di formazione dei lavoratori agricoli di cui la nostra agricoltura ha bisogno.

9 settembre 2009

Il filo di Arianna delle ex municipalizzate

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 08:00

Il 27 agosto un servizio di Cronaca informava che la società Sinergie Italiane aveva siglato un importante accordo con la russa Gazprom per la fornitura di una grossa partita di gas, conquistando così il quinto posto tra gli operatori del gas in Italia. Il servizio riferiva anche che Sinergie Italiane è una società partecipata da sei società (derivate da ex municipalizzate del settore energetico), tra cui figura Blugas, società partecipata al 15,59% da Aem Gestioni attraverso Linea Group Holding (cui è stata conferita nel 2006).
La notizia ha sollecitato la nostra curiosità, poiché quando ci siamo occupati della galassia di società filiate da Aem Spa (v. il 25 febbraio, C’era una volta l’azienza), pur avendo consultato il sito e il bilancio della casa madre, ci era sfuggita l’esistenza  di queste nuove nate. In effetti il filo che lega la casa madre alle società partecipate direttamente o indirettamente è sempre più lungo, ma si può ripercorrere come Arianna nel labirinto: Aem spa si limita ad indicare nel prospetto delle società collegate Linea Group Holding (LGH) di cui detiene il 25,37%, ma LGH detiene come si è visto attraverso Aem Gestioni il 15,59% di Blugas, che a sua volta detiene il 25% di Sinergie italiane. In conclusione, questa primaria società per il commercio del metano ha una parte della sua base patrimoniale anche a Cremona, come ce l’ha a Parma con Enia (che detiene il 37%), a Treviso con Ascopiave (20%) e  così via.
Come si vede, più la società si allarga e più si perde il contatto con il territorio di provenienza. Anche il governo (o come si dice la governance) passa in mani forestiere. Il presidente di Sinergie è Paolo Abati di Prato e l’amministratore delegato è Massimiliano Masi di Roma, tra gli altri otto consiglieri c’è solo il cremonese Giuseppe Tiranti (che è anche presidente di Blugas e di LGH). Difficilissimo valutare in queste condizioni quali sono i vantaggi sia pure indiretti per il territorio e quale sia il potere rimasto ai consigli comunali per fissare una strategia così complessa. O se non prevalgano gli interessi particolari di gruppi professionali o politici che trattano affari senza rischiare un euro dello loro tasche.
E’ vero – come ha scritto qualche tempo fa Aldo Bonomi – che è sopravvenuto il momento di svolta delle public utilities, che si è passati dai servizi ai cittadini alla fornitura agli utenti, per cui “se prima era centrale la loro utilità sociale oggi è fondamentale la loro capacità di muoversi nel mercato e di puntare all’efficienza”. Ma se è così resta da chiedersi se i comuni debbano continuare a fare gli imprenditori e se l’affannosa corsa dei politici locali verso nuove dimensioni e nuove alleanze non sia destinata a scontrarsi con la realtà del mercato. E in questo caso se le risorse impegnate nel business non sarebbero meglio impiegate nei servizi sociali ai cittadini e nella cura diretta del territorio, attuando una vera liberalizzazione e aprendo ai privati.

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