Cives Cremona

30 ottobre 2009

La città non dimentichi il Parco dei Monasteri

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

L’architetto Massimo Terzi, autore del pregevole progetto di recupero degli antichi monasteri di Santa Monica, San Benedetto e Corpus Domini, noto come “Parco dei Monasteri” (un suggestivo angolo di città che la città non conosce, a sud di Sant’Ilario, tra via Chiara Novella e via Bissolati), ci ha partecipato il suo timore che il recupero del Palazzo dell’Arte possa compromettere l’attuazione di quel progetto. Riportiamo il contenuto del suo messaggio, come fosse un’intervista.

Il recupero del Palazzo dell’Arte – dice Terzi – è un’operazione lungimirante se si farà nel rispetto dell’edificio e della piazza. Non dobbiamo però dimenticare che con questo progetto di recupero si viene a creare una sorta di condensato del Parco dei Monasteri, che verrebbe in parte svuotato da alcune funzioni essenziali. Questo recupero, inoltre, concentrerà ancor di più ”l’effetto-città” attorno al Duomo, mentre il Parco dei Monasteri ridarebbe slancio e decoro a un quartiere marginale e creerebbe un polo alternativo ai soliti percorsi, consolidando un’immagine più complessiva del centro storico.
C’è anche il timore – continua Terzi – che ora l’attenzione degli enti locali e dalla fondazione Stauffer possa vacillare, che sia stato speso invano il milione di euro per l’acquisto, la promozione, i progetti e i lavori in corso, che i segni identificativi della storia cittadina da poco riconquistati alla comunità rischino di degradarsi, che vadano ad aumentare il già cospicuo patrimonio inutilizzato delle amministrazioni o che siano messi all’asta. Nel caso più fortunato, i chiostri difficilmente verranno concepiti come un unico “campus”, ma saranno utilizzati separatamente, disarticolati da un disegno ampio e complessivo.
Il progetto del “Parco” era stato concepito per dare corpo all’intera filiera musicale cremonese, dalla formazione liutaia e musicale alle molteplici manifestazioni artigianali, commerciali e culturali, collocata in una porzione di tessuto urbano omogenea.
Sarebbe utile – dice Terzi – per la città che sta cercando di crearsi una immagine legata alla musica, discutere con pacatezza se non sia il caso d’investire più complessivamente sul soddisfacimento delle aspettative di formazione che permetterebbero un “ritorno” e la conferma di una scuola di grande e riconosciuta tradizione.
Pertanto – conclude – anche se possiamo essere parzialmente soddisfatti dall’obbiettivo immediato (Palazzo dell’Arte), sarebbe auspicabile che ogni progetto sulla città fosse pensato e gestito con una visione complessiva e lungimirante, con la consapevolezza che ogni amministrazione deve svolgere il proprio lavoro anche per quelle successive.

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28 ottobre 2009

Il viaggio infinito da Milano al mare

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Nel corso dell’ultimo anno si è tornati a parlare in più occasioni della via d’acqua che dovrebbe portare Milano al mare, attraverso il canale navigabile Milano-Cremona e il fiume Po. La storia di questa infrastruttura è ormai antica: chi percorre la Metropolitana Milanese da San Donato verso il Duomo, dopo Rogoredo trova la fermata Porto di Mare, a ricordo del luogo dove l’Azienda portuale milanese nel 1923 aveva deciso di collocare il terminale del canale Milano-Cremona.
Il Consorzio del canale fu costituito soltanto con legge del 1941. Bloccato dalla guerra e dal dopoguerra fu reso operativo con una legge del 1962, ma senza dotazione finanziaria. Poté iniziare i lavori con la vendita delle aree dell’Azienda milanese (divenute edificabili e pregiate) e con gli stanziamenti degli enti locali cremonesi. Finanziamenti statali successivi consentirono di arrivare a Pizzighettone dove si è fermato una ventina di anni fa. Qualche anno fa il Consorzio del canale fu inopinatamente sciolto e le competenze trasferite alla Regione.
Ora si torna a parlarne. L’ultima volta è stato il 20 settembre, durante il gemellaggio tra Torricella del Pizzo e Torricella di Sissa, dove è stato presentato lo studio commissionato nel 2005 dalle regione Lombardia alla Compagnia nazionale del Rodano (Cnr), relativo alla bacinizzazione del Po e al completamento del canale da Pizzighettone a Milano-Trucazzano. In agosto ne aveva parlato il sindaco di San Daniele, Dusi, in occasione del sopralluogo di dirigenti e tecnici della Regione e dell’ingegner Mille dell’Agenzia interregionale per il Po (Aipo). Ampi servizi erano stati dedicati da Cronaca verso la fine dello scorso anno, dopo le dichiarazioni entusiaste di Umberto Bossi e del sottosegretario alle infrastrutture Roberto Castelli. Infine ne aveva riferito La Provincia, dopo il convegno “Navigare e vivere il Po”, quando l’assessore al territorio della Lombardia, Davide Boni, aveva ribadito la sua intenzione di sbloccare la vicenda del canale navigabile.
Da quanto si legge, sembrerebbe dunque che il lungo viaggio da Milano al mare si avvii alla conclusione, ma l’esperienza del passato dovrebbe ancora suggerire molta prudenza. La consigliano le dimensioni della spesa prevista, un ammontare approssimativo di 2,3 miliardi (1,3 miliardi di euro per il Po; circa 1 miliardo per il canale) a prezzi 2005 da rivalutare, e da ricalcolare sulla base del progetto esecutivo oggi inesistente. La consigliano gli interessi discordanti delle regioni, particolarmente la posizione contraria dell’Emilia Romagna, che è già servita dall’Idrovia Ferrarese  e dai suoi porti adriatici. 
Data la situazione, l’Aipo non appare la sede idonea a dirimere un problema che ha tutti i caratteri dell’interesse nazionale. Anche in questo caso, trattandosi di una grande opera che può portare vantaggi a tutto il paese, il progetto e la realizzazione dovrebbero essere di competenza dello stato, come si è fatto il Francia con la bacinizzazione del Rodano da Lione al mare, dove mediante un’Alta Autorità dotata di tutte le competenze e le risorse necessarie si è completata l’opera in sette  otto anni.
Se non matura finalmente questa “volontà politica”, il rischio è che il viaggio da Milano al mare diventi veramente infinito.

27 ottobre 2009

Lassù non ci amano più

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Quando la giunta Corada aveva deciso  di stipulare una polizza di assistenza a favore dei cittadini, per i casi di furto in casa, scippo e rapina, con la compagnia Unisalute di Bologna avevamo commentato scherzosamente: “Lassù qualcuno ci ama” (25 febbraio). E avevamo avanzato alcuni quesiti: “Qual è il costo annuo della polizza? Quanti i casi di scippi, rapine e furti in casa previsti? Quante e quali assicurazioni sono state invitate? Nessuna risposta.
La risposta arriva oggi con la decisione della giunta Perri di non rinnovare la polizza alla luce dei risultati del primo anno di utilizzo: tre richieste di informazioni telefoniche; un invio di un fabbro; due invii di falegname; 139 richieste telefoniche di pareri medici. Per un costo complessivo di oltre 25 mila euro (14.700 di premio e 11.000 di spese di pubblicizzazione).
La spesa non ha avuto dunque ritorno ed è bene risparmiarla, ma la ragione dei nostri dubbi non era tanto di carattere finanziario quanto relativa alle funzioni proprie del comune, che dovrebbe spendere quel che può per prevenire le cause dell’insicurezza dei cittadini e per reprimere i comportamenti dannosi.

26 ottobre 2009

Ma il “piano casa” esige l’urbanistica

Filed under: Comune di Cremona,Territorio — Cives Cremona @ 07:00

“Piano casa” è una definizione impropria. La delibera del comune di Cremona del 13 ottobre attua infatti la legge regionale 13/2009 che ha per titolo: “Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia”. Si tratta quindi di un provvedimento anticongiunturale che si propone di dare un po’ di ossigeno al settore edilizio colpito dalla recessione, dove molte imprese rischiano la chiusura e 800 lavoratori (in provincia) hanno già perso il posto.
A tale scopo, la legge regionale consente in deroga agli strumenti urbanistici vigenti di aumentare entro dati limiti i volumi di edifici esistenti, a condizione di assicurare un risparmio energetico e un miglioramento della qualità architettonica. In attuazione della legge, il Comune ha deciso di escludere dagli interventi tutte le costruzioni prebelliche del centro storico, le ville di fine ottocento e inizi novecento, 25 cascine “monumentali” (su 150), le aree produttive. Tutti gli interventi nel centro storico sono soggetti all’approvazione della Commissione edilizia e delle Commissioni paesaggistiche comunale e regionale. Quelli fuori contro storico sono soggetti alla Dichiarazione di inizio lavori (Dia).
Le decisioni del Comune sono state naturalmente sostenute dalle associazioni dei costruttori, ma anche dai componenti della Commissione edilizia, sono state invece criticate dalle associazioni ambientaliste, che hanno giudicato addirittura “eversiva” la legge regionale”. Da parte nostra (e volendo essere ottimisti) pensiamo che queste “azioni straordinarie” non produrranno danni se il comune eserciterà uno stretto controllo sulla loro attuazione e se le supporterà con una politica urbanistica coerente.
Circa il controllo, la mole degli interventi non dovrebbe essere elevata, considerato che a Cremona il numero di stanze per abitante (circa 2,5) è uno dei più alti in Italia. Ne potrà approfittare qualche casetta da ristrutturare. Difficile immaginare che un condominio possa deliberare una simile decisione. Tuttavia, la possibilità di abbattere e ricostruire interi edifici potrebbe attivare il miglioramento di immobili degradati, specie nella periferia della città, e indurre le imprese a cambiare indirizzo di gestione, dedicandosi al recupero e alla riqualificazione dell’esistente.
In questa ottica dovrà dunque muoversi la politica urbanistica del comune, bloccando ogni occupazione di aree agricole, applicando con intelligenza gli strumenti che regolano il trasferimento dei volumi e non consentendo la modifica di destinazione di aree produttive, che è stata tra le cause della esorbitante espansione edilizia (il Consorzio agrario di via Magazzini Generali, i depositi autobus di via Giuseppina, l’area Feltrinelli di via Castelleone, l’area Piacenza di via Milano, l’area Snum di via Cadore, ecc,).

23 ottobre 2009

Telefonate non conformi alla privacy

Filed under: Società — Cives Cremona @ 07:00

“Scusi, è lei che in casa usa Internet?”, “Complimenti! ha vinto un premio! Acquistando solo tre bottiglie del nostro olio…”, “La nostra compagnia ha lanciato un pacchetto di nuove tariffe telefoniche vantaggiosissime…”: quante volte ci sarà capitato di ricevere simili telefonate nei momenti meno opportuni. Giungono inesorabili ed il cittadino di fronte ad esse pare indifeso. Di più, vittima.
Certo, le norme non mancano. Codici di autoregolamentazione, regole scritte, tutta roba da manuale. Ma, quando i proclami sono troppo roboanti c’è da diffidarne e così è anche in questo caso. Una riprova? A pagina 2 della guida telefonica, distribuita proprio in questi giorni, si specifica come i contatti commerciali possano avvenire solo verso gli utenti telefonici che abbiano espresso chiaramente il proprio consenso, facilmente individuabili avendo il simbolo della bustina o della cornetta indicato accanto al proprio nome sulle Pagine Bianche. Tutti gli altri devono esser lasciati in pace “in conformità ai provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del garante privacy, nonché alla normativa in materia di servizio universale”.
Pensiamo che la maggioranza dei cittadini appartenga a questa categoria, a quella cioè di coloro che vogliono stare tranquilli, che non vogliono abbandonare il lavoro, il computer, la sospirata lettura del giornale, la cucina o il neonato, solo per sorbirsi lo scocciatore di turno, il venditore di pentole, di proposte “miracolose” o di ciarpame vario.
Ma pare che questo non sia consentito, sembra che il diritto esista solo sulla carta ma che sia quasi impossibile farlo rispettare. Al massimo il cittadino può perdere la pazienza e prendersela con il povero incolpevole addetto al call center. Lanciamo dunque un appello alle associazioni dei consumatori affinché intervengano sulle Authorities competenti, allo scopo di far cessare queste quotidiane violazioni della riservatezza. Magari affrontando il problema alla radice, non consentendo la registrazione di contratti telefonici.

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