Cives Cremona

26 ottobre 2009

Ma il “piano casa” esige l’urbanistica

Filed under: Comune di Cremona,Territorio — Cives Cremona @ 07:00

“Piano casa” è una definizione impropria. La delibera del comune di Cremona del 13 ottobre attua infatti la legge regionale 13/2009 che ha per titolo: “Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia”. Si tratta quindi di un provvedimento anticongiunturale che si propone di dare un po’ di ossigeno al settore edilizio colpito dalla recessione, dove molte imprese rischiano la chiusura e 800 lavoratori (in provincia) hanno già perso il posto.
A tale scopo, la legge regionale consente in deroga agli strumenti urbanistici vigenti di aumentare entro dati limiti i volumi di edifici esistenti, a condizione di assicurare un risparmio energetico e un miglioramento della qualità architettonica. In attuazione della legge, il Comune ha deciso di escludere dagli interventi tutte le costruzioni prebelliche del centro storico, le ville di fine ottocento e inizi novecento, 25 cascine “monumentali” (su 150), le aree produttive. Tutti gli interventi nel centro storico sono soggetti all’approvazione della Commissione edilizia e delle Commissioni paesaggistiche comunale e regionale. Quelli fuori contro storico sono soggetti alla Dichiarazione di inizio lavori (Dia).
Le decisioni del Comune sono state naturalmente sostenute dalle associazioni dei costruttori, ma anche dai componenti della Commissione edilizia, sono state invece criticate dalle associazioni ambientaliste, che hanno giudicato addirittura “eversiva” la legge regionale”. Da parte nostra (e volendo essere ottimisti) pensiamo che queste “azioni straordinarie” non produrranno danni se il comune eserciterà uno stretto controllo sulla loro attuazione e se le supporterà con una politica urbanistica coerente.
Circa il controllo, la mole degli interventi non dovrebbe essere elevata, considerato che a Cremona il numero di stanze per abitante (circa 2,5) è uno dei più alti in Italia. Ne potrà approfittare qualche casetta da ristrutturare. Difficile immaginare che un condominio possa deliberare una simile decisione. Tuttavia, la possibilità di abbattere e ricostruire interi edifici potrebbe attivare il miglioramento di immobili degradati, specie nella periferia della città, e indurre le imprese a cambiare indirizzo di gestione, dedicandosi al recupero e alla riqualificazione dell’esistente.
In questa ottica dovrà dunque muoversi la politica urbanistica del comune, bloccando ogni occupazione di aree agricole, applicando con intelligenza gli strumenti che regolano il trasferimento dei volumi e non consentendo la modifica di destinazione di aree produttive, che è stata tra le cause della esorbitante espansione edilizia (il Consorzio agrario di via Magazzini Generali, i depositi autobus di via Giuseppina, l’area Feltrinelli di via Castelleone, l’area Piacenza di via Milano, l’area Snum di via Cadore, ecc,).

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