Cives Cremona

28 ottobre 2009

Il viaggio infinito da Milano al mare

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Nel corso dell’ultimo anno si è tornati a parlare in più occasioni della via d’acqua che dovrebbe portare Milano al mare, attraverso il canale navigabile Milano-Cremona e il fiume Po. La storia di questa infrastruttura è ormai antica: chi percorre la Metropolitana Milanese da San Donato verso il Duomo, dopo Rogoredo trova la fermata Porto di Mare, a ricordo del luogo dove l’Azienda portuale milanese nel 1923 aveva deciso di collocare il terminale del canale Milano-Cremona.
Il Consorzio del canale fu costituito soltanto con legge del 1941. Bloccato dalla guerra e dal dopoguerra fu reso operativo con una legge del 1962, ma senza dotazione finanziaria. Poté iniziare i lavori con la vendita delle aree dell’Azienda milanese (divenute edificabili e pregiate) e con gli stanziamenti degli enti locali cremonesi. Finanziamenti statali successivi consentirono di arrivare a Pizzighettone dove si è fermato una ventina di anni fa. Qualche anno fa il Consorzio del canale fu inopinatamente sciolto e le competenze trasferite alla Regione.
Ora si torna a parlarne. L’ultima volta è stato il 20 settembre, durante il gemellaggio tra Torricella del Pizzo e Torricella di Sissa, dove è stato presentato lo studio commissionato nel 2005 dalle regione Lombardia alla Compagnia nazionale del Rodano (Cnr), relativo alla bacinizzazione del Po e al completamento del canale da Pizzighettone a Milano-Trucazzano. In agosto ne aveva parlato il sindaco di San Daniele, Dusi, in occasione del sopralluogo di dirigenti e tecnici della Regione e dell’ingegner Mille dell’Agenzia interregionale per il Po (Aipo). Ampi servizi erano stati dedicati da Cronaca verso la fine dello scorso anno, dopo le dichiarazioni entusiaste di Umberto Bossi e del sottosegretario alle infrastrutture Roberto Castelli. Infine ne aveva riferito La Provincia, dopo il convegno “Navigare e vivere il Po”, quando l’assessore al territorio della Lombardia, Davide Boni, aveva ribadito la sua intenzione di sbloccare la vicenda del canale navigabile.
Da quanto si legge, sembrerebbe dunque che il lungo viaggio da Milano al mare si avvii alla conclusione, ma l’esperienza del passato dovrebbe ancora suggerire molta prudenza. La consigliano le dimensioni della spesa prevista, un ammontare approssimativo di 2,3 miliardi (1,3 miliardi di euro per il Po; circa 1 miliardo per il canale) a prezzi 2005 da rivalutare, e da ricalcolare sulla base del progetto esecutivo oggi inesistente. La consigliano gli interessi discordanti delle regioni, particolarmente la posizione contraria dell’Emilia Romagna, che è già servita dall’Idrovia Ferrarese  e dai suoi porti adriatici. 
Data la situazione, l’Aipo non appare la sede idonea a dirimere un problema che ha tutti i caratteri dell’interesse nazionale. Anche in questo caso, trattandosi di una grande opera che può portare vantaggi a tutto il paese, il progetto e la realizzazione dovrebbero essere di competenza dello stato, come si è fatto il Francia con la bacinizzazione del Rodano da Lione al mare, dove mediante un’Alta Autorità dotata di tutte le competenze e le risorse necessarie si è completata l’opera in sette  otto anni.
Se non matura finalmente questa “volontà politica”, il rischio è che il viaggio da Milano al mare diventi veramente infinito.

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