Cives Cremona

21 ottobre 2009

Arvedi mette d’accordo tutti

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

Come direbbero i giovani: “grande Arvedi! Grande per la generosità, grande per la scelta illuminata, grande per la concretezza. Il sigillo sul rinato Palazzo dell’Arte e sulla rinnovata piazza Marconi sarà per sempre il suo, suo sarà il merito maggiore di avere riscattato un monumento cittadino dimenticato e oltraggiato da quasi settant’anni. Ancor più meritorio il suo intervento se indurrà l’amministrazione comunale a risolvere l’ormai settennale vicenda del parcheggio sotterraneo, recuperando così esteticamente e funzionalmente una porzione centrale della città.
Nel panorama degli edifici storici in disuso è confortante che un tassello importante si avvii ad essere sistemato e che vi trovi una sede degna la liuteria cremonese. Può essere una iniezione di ottimismo per il futuro, un esempio da imitare, per ritrovare quella concordanza tra pubblico e privato che ha distinto le pagine più creative della storia cittadina. E’ forse questo il messaggio più ambizioso che possono percepire i cittadini, le istituzioni, le associazioni, i giornali.
Oggi Arvedi ha messo d’accordo tutti, ma la fine della storia è stata preceduta da infuocate polemiche, da contrapposizioni non del tutto giustificate. La scelta di fare di palazzo Cocchia la sede della liuteria (se si preferisce del museo del violino) avrebbe meritato una maggiore assertività, una valutazione ponderata degli aspetti positivi connessi al recupero del palazzo e della piazza. Da parte nostra non abbiamo avuto dubbi sulla scelta funzionale (v. Dal calcio al violino), che non andava letta in concorrenza con il progetto del Parco dei Monasteri, dove sono previste funzioni differenti.
Oggi, se la città recupera un pezzo della sua storia e ritrova vitalità, le solite mosche cocchiere che cantano vittoria dovrebbero, dopo il tributo dovuto ad Arvedi, riconoscere anche il merito dell’ardire di Perri e quello di Bodini che lo ha assecondato.

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20 ottobre 2009

La memoria che aiuta la città

Filed under: Comune di Cremona,Territorio — Cives Cremona @ 07:10

Ripubblico in parte il commento di Michele De Crecchio all’articolo “La città invisibile”, non solo per la competenza che gli riconosco ma perché la sua testimonianza aiuta a fare memoria della città e – se possibile – a non ripetere errori già commessi.
Scrive De Crecchio: “L’articolo è bello, suggestivamente argomentato con una dotta citazione, sicuramente condivisibile nella sua tesi di fondo: certo, dobbiamo tutti aiutare la città ad evolversi in meglio, non certo tentare di imbalsamarla”. Mi sono appoggiato all’intuizione poetica di Calvino per non apparire sfacciato, sostenendo da incompetente la necessità di interventi anche radicali sul tessuto urbano allo scopo di salvarne la fruibilità.
Continua poi con un giudizio severo: “Tuttavia, l’articolo scade nel finale quando, a sostegno di quanto affermato, cita tre delle più recenti vicende urbanistiche cremonesi, dando delle stesse una lettura impropria, consolidando così autentici luoghi comuni”.
L’esemplificazione è stata forse affrettata e quindi preciso il pensiero.
A proposito del Politeama, non ho mai approvato la sua amputazione e sostanziale distruzione. Ma se Cremona non era in grado di sostenere un secondo teatro, era davvero improprio ricercare una funzione diversa? (Si era anche parlato di una banca).
A proposito dell’albergo Roma, è davvero improprio consentire al proprietario una destinazione d’uso diversa di un immobile, se ritiene superata quella alberghiera?
Infine, sarebbe stato così improprio sacrificare l’asilo Martini per costruire quel parcheggio alle porte della città che avrebbe reso il centro più accessibile?
Voglio fare anche un esempio attuale e caldo di polemiche: il recupero del Palazzo dell’Arte. Parlo del suo recupero funzionale, non del suo restauro. Sarebbe improprio acconsentire qualche modesto inserimento allo scopo di dare vitalità a un monumento nato morto e da sempre trascurato? E se il museo del calcio era troppo (anche per me) perché no a quello del violino e alla sede della triennale?
Ad ogni buon conto, ogni contributo che fa memoria può aiutare la città a ritrovare se stessa.

El büsòon

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 07:00

Pasquino Cremunées ci ha inviato una poesia che ripercorre con ironia la settennale vicenda dello scavo di piazza Marconi, appunto “El büsòon”. La publichiamo

I gh’ìaa ditt: fidèete miia.
àanca Rènso el gha prùàat,
el parcheggio el la vùrìàa
ma a la féen el gha mùlàat.
Ma Budèen l’é n’utavarii,
lùü l’é öòn de n’altra ràsa,
el gha dit a l’impresaari
de fàa el büüs in de la piàsa.
De palèta e de rampéen
per dùu àn el gha scavàat,
se védivaa mai la féen
cusé ‘l büüs el s’è sgrandàat.
Quàant Giancarlo l’è rivàat
el gha dat la so paléeta,
per tri àn el gha scavàat,
diis ch’el n’a ciapàat na féeta,
tàant che quànt i l’a trumbàat
l’era gnàaca malcuntèent
perchè el s’era liberàat
de chél büüs de l’acidèent.
Cusè Oreste el s’è catàat
el büsòon in de la schèena;
sèensa gnàanca tiràa ‘l fiàat
el s’è mis de bùna lèena.
Cùn el fìil e cùn el météer
el risolve la quéstiòon:
fùm dù piàan al pòst de quatéer
e stùpùm chél brőt büsòon.

Pasquino Cremunées

17 ottobre 2009

La città invisibile

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

“Le città che osano cambiano in meglio”. Così sulla Provincia del 15 ottobre Silvio Lacchini invita ad affrontare con più coraggio ed ottimismo i cambiamenti indispensabili per far rivivere la città. L’intervento prende lo spunto dalle polemiche in corso sul progetto di recupero del Palazzo dell’Arte e sulla sua destinazione a “museo del violino”; progetto contestato da alcuni nella forma, ritenuta troppo invasiva, e da altri nella sostanza, in quanto la sua realizzazione sacrificherebbe il Parco dei Monasteri.
Ci siamo già espressi sull’argomento nel nostro post “Dal calcio al violino” e ad esso rinviamo. Piuttosto, l’intervento di Lacchini ci ha ricordato un libro di Calvino – Le città invisibili – in particolare il capitolo dedicato alla città di Zora, che “ha la proprietà di restare nella mente punto per punto….Cosicché gli uomini più sapienti del mondo sono quelli che sanno a mente Zora.” “Ma inutilmente mi sono messo in viaggio per visitare la città: obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l’ha dimenticata.”
E’ il caso delle città museo imbalsamate nel tempo, destinate inesorabilmente a scomparire, ma un qualche segno di disfacimento lo possiamo trovare anche da noi, nella riluttanza al cambiamento, nella lentezza a cogliere il filo della corrente, nelle tante occasioni perdute per timore o insipienza, che stanno portando all’isolamento non solo fisico della città.
L’invito di Lacchini a osare di più risponde quindi all’esigenza sentita dagli operatori (nel suo caso gli albergatori) di contemperare la conservazione del passato con l’innovazione necessaria alle funzioni dell’oggi. Il patrimonio urbano affidatoci dal passato è di grande valore (nonostante gli scempi subiti), non dobbiamo stravolgerlo, ma non possiamo presumere di imbalsamarlo al solo scopo di tramandare ai sapienti la memoria d una città perfetta.
Qualche esempio pratico. A cosa è servito bloccare per decenni la ristrutturazione dell’albergo Roma, con un vincolo di destinazione incoerente con le richieste degli operatori? O intestardirsi sulla destinazione teatrale del Politeama, salvo alterarlo con un recupero parziale? O recuperare l’Asilo Martini, quando sarebbe stato possibile destinare quello spazio a un albergo con parcheggio sotterraneo (vicini al centro)?
Probabilmente, data la scarsità delle risorse, possiamo conservare gran parte del patrimonio solo sacrificando qualche pezzetto dell’insieme e realizzando interventi che preservino la vitalità del cuore antico della città.

16 ottobre 2009

Quando le associazioni erano “libere”

Filed under: Associazioni — Cives Cremona @ 07:00

Il terzo settore è preoccupato per le novità fiscali introdotte dal decreto legge 185/2008, che impone alle associazioni di trasmettere all’Agenzia delle Entrate in via telematica un modulo con i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali. Ne parla diffusamente un articolo di Renato Bandera, su Vita Cattolica dell’1 ottobre, dove si evidenzia l’onere che dovranno sostenere le associazioni per trasmettere il modulo mediante servizi di consulenza, nonché lo scoraggiamento in cui i responsabili delle associazioni potrebbero incorrere a causa dei gravami burocratici e dall’accresciuta responsabilità.
Ne parliamo a ragion veduta, in quanto anche la nostra piccolissima associazione (titolare di Cives) dovrà inviare il modello EAS all’Agenzia delle Entrate. Ma ne parliamo anche con una certa leggerezza in quanto il modello (fastidioso come tutti i modelli burocratici, con le sue 35 domande) non aggiunge alcun obbligo a quelli già previsti dalle norme civili e fiscali. Le responsabilità dei presidenti e, in generale, di chi agisce per conto dell’associazione non dipendono dal modulo ma dal semplice rapporto associativo. Se il modulo avrà l’effetto di ribadire quelle responsabilità – non sempre chiare a chi opera per un’associazione –  avrà svolto una funzione positiva.
Un altro lato positivo da considerare è la possibilità di rafforzare le possibilità di controllo nei confronti di possibili abusi, abbastanza frequenti in una realtà diventata vastissima. Non sappiamo se l’Agenzia delle Entrate saprà gestire la valanga di dati che le perverranno, ma non è escluso che un’operazione trasparenza possa servire a conoscere e a far conoscere meglio il terzo settore e il suo peso crescente nella società d’oggi.
Inviterei dunque ad affrontare il modello EAS con maggiore ottimismo, non dimenticando che la mancata trasmissione comporta la perdita delle agevolazioni fiscali e contabili. E non dimenticando che le norme speciali di favore per le onlus, le associazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale furono introdotte sulla spinta e nell’interesse dei soggetti del terzo settore.
Quando le associazioni erano “libere” non c’erano registri e modelli da compilare. E le responsabilità erano le stesse.

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