Cives Cremona

20 novembre 2009

Nessun allarme per l’acqua

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Sul decreto che prevede tra l’altro la liberalizzazione dei servizi locali, i giornali non hanno dato generalmente un buon esempio di informazione. Quasi tutti, a proposito della gestione delle reti idriche, hanno parlato di “privatizzazione dell’acqua”, facendo intendere al lettore una modifica nello stato giuridico di questo bene essenziale, che invece era e rimane “bene pubblico”. Come pure sono e restano di proprietà pubblica le reti e gli impianti connessi.
L’ambiguità dei termini può forse essere spiegata con l’intensità della campagna che i fondamentalisti dell’acqua hanno condotto da alcuni anni, in nome del concetto di acqua come “bene comune”, concetto poco decifrabile ma idoneo a sollevare il tema nell’empireo dei grandi principi e farne la bandiera di campagne universali.  Mentre sarebbe indispensabile restare ai dati concreti e partire dal dato da tutti condivisibile dell’acqua come “bene economico”, come tale  scarso e in certi casi prezioso, da gestire con oculatezza evitando gli sprechi a garantendone a tutti la disponibilità.
Ma è proprio questo l’obiettivo che la legge intende perseguire imponendo una gestione efficiente delle reti idriche, poiché l’acqua che consumiamo non zampilla dalle fontane, ma richiede acquedotti e impianti di pompaggio e depurazione (oltre che di smaltimento) che hanno costi di investimento e di manutenzione. Ebbene, secondo i calcoli del ministero dell’ambiente, su 8,7 miliardi di metri cubi d’acqua immessi negli acquedotti, 2,6 miliardi (30%) si perde per strada a causa delle falle nelle tubature, con un danno calcolato in 226 milioni di euro. Anche nella nostra provincia la situazione non è molto diversa. Secondo i dati dell’Autorità d’ambito,  le perdite medie provinciali raggiungono il 32% del volume immesso in rete.
Per i necessari investimenti serviranno quindi ingenti risorse finanziarie e sarà auspicabile una gestione efficiente degli impianti, che potranno essere dati in concessione a imprese private o miste, rimanendo il governo delle risorse idriche esclusivamente in mano a istituzioni pubbliche, che fisseranno tariffe e qualità e garantiranno universalità e accessibilità del servizio.
In conclusione, non pare che dalla legge possa derivare un grande allarme, potrà invece venire uno stimolo per accelerare la riforma del servizio idrico provinciale, unificando finalmente le attuali quattro società in capo a Padania Acque per poi mettere a gara la gestione. Oppure , volendo mantenere una gestione pubblica e disponendo delle risorse necessarie, costituire una unica azienda speciale “provinciale”, titolare della proprietà e della gestione.

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