Cives Cremona

23 novembre 2009

Fantasia e realtà dell’acqua “privatizzata”

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Nei giorni scorsi, Cronaca ha ospitato diversi appassionati interventi sul decreto concernente (tra l’altro) la gestione dei servizi idrici locali. Matteo Piloni ritiene che la norma “consegnerà il business dell’acqua a quattro o cinque multinazionali”. Giovanni Premi la considera addirittura un “attentato alla sopravvivenza”. Il Comitato per l’acqua pubblica prevede che “saranno le grandi multinazionali e le imprese di malaffare a gestire i servizi”. Rifondazione Comunista prevede “il decadimento del servizio, il peggioramento delle condizioni di lavoro e l’aumento delle tariffe”. Padre Zanotelli lancia addirittura una “maledizione a chi ha mercificato l’acqua”.
Queste espressioni fantastiche fanno dubitare della chiarezza dei presupposti da cui derivano, a cominciare dal contenuto del decreto che viene definito come “privatizzazione dell’acqua” e dalla definizione di acqua come “bene comune”.
Questa definizione indecifrabile può essere utile come slogan di campagne universaliste, ma non aiuta a capire la natura del bene acqua, “bene economico” scarso e talvolta prezioso e, sotto il profilo giuridico, “bene pubblico” che tale era e tale resta anche dopo il decreto.
Quanto alla “privatizzazione dell’acqua” (come hanno titolato anche  i giornali), o non si è capito o si vuole alimentare la confusione, in quanto il decreto si limita a definire le modalità di gestione dei servizi idrici, adeguando il nostro ordinamento alla normativa europea, vincolante anche per l’Italia. E integrando norme regionali secondo le quali è chiaro che il governo delle risorse idriche, cioè la programmano degli investimenti e la fissazione delle tariffe, compete a organismi pubblici (oggi le Autorità d’ambito territoriale).
Già adesso peraltro sono praticate in Italia diverse forma di gestione (pubblica, privata o mista). Quel che importa è che venga comunque garantita la qualità dell’acqua e che le tariffe siano modulate in funzione dei costi (di esercizio e di investimento), nonché dell’esigenza di scoraggiare gli sprechi e favorire le fasce sociali più deboli.

1 commento »

  1. Ma pensavata che i comunisti alla voce “privatizzazione” non avessero inorridito a prescindere?

    Commento di germana — 26 novembre 2009 @ 15:54


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