Cives Cremona

18 novembre 2009

Dialetto, bello impossibile

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 07:00

Nello stesso giorno in cui l’assessore Jane Alquati partecipava a Milano alla presentazione del progetto Dialetto nelle scuole, il quotidiano Avvenire riportava con questo titolo i risultati di una ricerca della Dante Alighieri proprio sullo stesso tema. Premessa della ricerca è la ormai generalizzata diffusione della lingua nazionale, che non correrebbe quindi alcun pericolo dal recupero dei dialetti, come fenomeno culturale e identitario.
Tuttavia la questione del dialetto non è semplice. Se il Dante del De Vulgari Eloquentia riferiva di mille dialetti, oggi i dialetti in Italia sono circa diecimila. Si parla di friulano, ma in Friuli ci sono venti parole diverse per la parola arcobaleno. E ognuno di noi può esercitarsi nella caccia alle differenze dialettali in Lombardia e nella stessa provincia di Cremona. Vuol dire che da una regione all’altra e addirittura da un paese all’altro sarebbe necessario l’interprete.
Altri problemi che la ricerca ha evidenziato sono la difficoltà dei dialetti ad esprimere la terminologia della comunicazione moderna e i pregiudizi che il dialetto suscita nei bambini. A questo proposito, un libro di Giovanni Ruffino, docente di linguistica all’Università di Palermo (L’indialetto ha la faccia scura) racconta che i bambini, non conoscendo il dialetto, associano questa lingua alla gente di colore, vista come diversa.
Ben venga dunque il recupero culturale del dialetto, senza la pretesa di sostituirlo alla lingua nazionale, considerato che in un mondo aperto gli strumenti di comunicazione sorpassano anche le lingue nazionali e che gli uomini hanno sempre più bisogno di capirsi. E interrogandoci sulla decisione del governo inglese di reintrodurre  in alcune scuole elementari lo studio del latino.

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17 novembre 2009

La viabilità in funzione della città

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

La decisione della Giunta comunale di avviare una modifica della viabilità nel centro storico ha generato dibattiti, polemiche, comitati, siti internet, sondaggi telefonici di cui la stampa locale ha dato notizia con una notevole enfasi.
Si trattava di una decisione programmata, si potrebbe dire anticipata dalla stessa giunta Corada, quando decise di sospendere l’entrata in funzione dei varchi elettronici messi a sentinella della Ztl allargata, a fronte delle proteste allora suscitate e per il timore di ripercussioni elettorali (non evitate). Ma ciò nonostante le reazioni sono state numerose e (a giudicare dai giornali) prevalentemente negative, motivate nella generalità dei casi da ragioni ecologiche o dal desiderio di tranquillità personale. Raramente ispirate ad una visione complessiva della città e delle sue funzioni, alle quali la viabilità dovrebbe essere subordinata.
Eppure, dovrebbe essere noto a tutti che le polveri sottili non si arrestano ai varchi elettronici e ai confini delle Ztl e che nemmeno vietando alle auto via Giordano (come qualcuno ha suggerito) il centro storico rimarrebbe indenne dall’inquinamento. Le esperienze regionali degli anni passati hanno dimostrato che l’inquinamento non si risolve con i provvedimenti tampone, ma riducendo le emissioni alle origini. E questo non vuol dire fermare le industrie, le automobili e magari gli allevamenti (anche loro inquinanti), ma produrre auto e impianti meno inquinanti.
Eppure  dovrebbe essere facile calcolare che raggiungere corso Vittorio Emanuele (uffici dell’anagrafe) da largo Sarpi produce meno emissioni che raggiungerlo facendo il giro da via Dante e via Massarotti.
Eppure, al di là di queste particolari obiezioni, dovrebbe stare a cuore a tutti la vitalità del centro storico della città. A noi sembra eccessiva l’ampiezza delle Ztl, tale da rendere inaccessibile il centro a visitatori e utenti provenienti dalla campagna e da altre città. A noi pare sia mancata nella viabilità una visione equilibrata delle esigenze dei diversi utenti (civili, amministrativi, commerciali, ecc.) e che sia prevalsa l’ideologia della chiusura, che riserva al centro storico i mercatini e gli spettacoli da strada.
 E chi sostiene che “tutto il mondo chiude il centro”, non è mai arrivato – per fare solo qualche esempio – sotto la Pilotta a Parma, o a piazza della Vittoria a Brescia, o a piazza del Popolo ad Arezzo, o a viale Verdi a Vicenza. Tutti parcheggi centrali o vicinissimi al centro, reperibili su internet, dove servono a pubblicizzare l’attrattività di quei centri storici per il turista e per l’uomo d’affari. Perfino la “biciclettosa” Ferrara, ricca di strade e zone pedonali, è intersecata da percorsi automobilistici che lambiscono il Castello.
L’assessore Zanibelli parte oggi con una piccola riforma, condizionata dalla carenza di parcheggi al servizio del centro, ma tutta la viabilità andrà ripensata in rapporto alle funzioni che si vogliono assegnare alla città.

16 novembre 2009

De Crecchio, lasciare la piazza libera e senza orpelli

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

La distruzione bodiniana del giardino di piazza Cavour, giardino realizzato in parte dall’amministrazione Vernaschi e in parte dall’amministrazione del commissario Santini, nell’intento benemerito di mitigare l’orrendo impatto sul centro monumentale della sciagurata facciata tricolore del Palazzo delle Corporazioni (oggi Camera di Commercio), aveva un senso ed era tollerabile in quanto avrebbe potuto consentire di sgravare le due piazze contigue (Duomo e Marconi) da funzioni improprie o comunque inopportune.
Intendo dire che le grandi manifestazioni musicali (concerti rock) e pseudo sportive (Mille Miglia) si sarebbero finalmente qui potute decentrare da uno spazio “sacro” per ragioni religiose e culturali come piazza Duomo.
Di contro, piazza Marconi, liberata dalle bancarelle trasferite in piazza Cavour e dintorni e debitamente alberata, avrebbe potuto servire da ampio parcheggio anche nei giorni di mercato, gli unici nei quali il centro monumentale cittadino sentiva effettivamente carenza di spazi per la sosta dei veicoli. In effetti, per un paio d’anni almeno, un grande poster illustrante come sarebbe risultato il magnifico colpo d’occhio della piazza ripiantumata rimase esposto sulla scaffa al termine dei portici orientali della piazza stessa; di converso nel frattempo si approvava un regolamento che avrebbe dovuto tenere lontano per sempre manifestazioni improprie da piazza Duomo.
Restano misteriose le ragioni che portarono poi l’amministrazione Bodini a contraddire clamorosamente le buone intenzioni iniziali. Piazza Cavour, ribattezzata Stradivari, fu ingombrata da una buffa pensilina che ne mortificò di colpo le potenzialità di spazio aperto per ospitarvi i grandi eventi che rimasero tra infinite (e sacrosante) proteste in piazza Duomo. In piazza Marconi si riaprì la tragicommedia dell’autosilo sotterraneo, tragicommedia che anche un sindaco urbanisticamente disinvolto come Zaffanella aveva avuto il buon senso di sospendere prima che i guai diventassero irreparabili.
Tutto questo per dire che oggi è quanto mai opportuno lasciare la piazza Stradivari integralmente pedonale e il più libera possibile da nuovi orpelli d’arredo, per conservarne la riacquistata potenziale polifunzionalità d’uso e rinunciare a tentarvi nuove avventure “architettoniche” che non siano, forse, solo un moderato “restyling” della infelice facciata della Camera di Commercio, sostituendovi i marmi pù clamorosamente in contrasto con l’ambiente.

Michele De Crecchio

14 novembre 2009

Piazza della discordia

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Massimo Terzi ci ha inviato alcune note sulle vicende di piazza Stradivari, già Cavour, immaginata dagli architetti del fascismo come grande piazza “littoria”, ridotta poi ad aiola spartitraffico, riqualificata nel 1998, che oggi, dopo la rimozione della pensilina, ritrova tutta la sua ampiezza. Ne pubblichiamo un ampio estratto.

In un confronto a più voci sull’architettura fascista ed il futuro urbanistico di Cremona (Mondo Padano del 12 ottobre 92), scrivevo: “… L’antica piazza Piccola è irriconoscibile ed è relegata ad un ruolo di aiuola spartitraffico. L’uso del verde a titolo mimetico è un segno troppo timido e poco efficace rispetto all’importanza del luogo. Forse un intervento di ridisegno complessivo della piazza e degli edifici che vi si affacciano, inteso a garantire la riconoscibilità del luogo e l’appartenenza ad una certa struttura urbana, renderebbe giustizia all’intervento più brutale che sia stato consumato nell’arco di sessant’anni nel centro della città. Si potrebbe rendere pedonale ricucendone l’uso spaziale con le piazze del Duomo, della Pace e Marconi, si potrebbe segnalare morfologicamente con due livelli degradanti verso via Verdi, si potrebbe ripristinare la sede del mercato delle erbe o dei fiori”.
Al momento del mio insediamento come assessore (1995), la piazza non era più uno spazio d’incontro o di attività mercatale e neanche uno spazio di transito. Era una rotatoria per il traffico. Una sua ridefinizione urbanistica era necessaria per ridarle un senso ed una funzione. La riqualificazione, inoltre, permetteva l’allargamento in continuità dell’isola pedonale, lo spostamento del mercato da piazza Marconi (in attesa di una sua risistemazione) ed il recupero dell’unico grande spazio ad uso parcheggio in centro storico per tutta la settimana.
Una piazza deve svolgere una serie di funzioni ben precise: era estremamente importante dilatare la pedonalità, favorire l’aggregazione, essere momento d’incontro, recuperare i portici ad uso commerciale, fungere da raccordo con le altre piazze. Storicamente, quella che si chiamava piazza Piccola aveva sempre assolto a questo compito, con la sua spiccata vocazione mercatale e la sua naturale caratterizzazione come anticamera della piazza Grande.
Una bellissima immagine del ’36 di Fazioli, che ritraeva la piazza durante un giorno di mercato, ritenevo dovesse servire per ispirare ed attualizzare il progetto. Mi sembrava anche molto interessante e funzionalmente corretta l’idea originale di un inserimento leggero con copertura che ricordasse le tende del mercato, secondo la rappresentazione delle atmosfere fissate nelle fotografie dell’epoca.
In una intervista a Mondo Padano del 12 dicembre 98, confermavo la validità dell’obiettivo urbanistico alla base dell’intervento: “Abbiamo ridato identità ad uno spazio, innescato un processo di vivacizzazione dell’assetto commerciale e creato uno spazio alternativo per le manifestazioni che altrimenti degradano piazza Duomo. Ora la piazza è realizzata, vissuta , usata … La scelta urbanistica è stata giusta e corretta”.  Anche se involontariamente i progettisti hanno in parte realizzato quanto disegnavano ed auspicavano i pianificatori del Regime.
“ Altra cosa è stata l’aggiunta di un inutile accessorio”. Ma in fondo quella non era altro che una struttura in precario facilmente rimovibile. Oggi, forse, è proprio il caso di lasciare la piazza così, favorendo l’inserimento di pochissimi oggetti rimuovibili che favoriscano momenti di aggregazione, sosta e porzioni di attività mercatale fissi (come in piazza delle Erbe a Verona).
Sarei invece molto preoccupato per altro. La piazza “Littoria”, perimetrata  da nuovi edifici, doveva diventare una rotatoria sulla quale convogliare i principali assi di penetrazione del traffico proveniente dalle porte, che poi si sarebbe distribuito secondo nuove direzioni per il deflusso. Non vorrei che questo rinnovato entusiasmo per la motorizzazione delle aree centrali ispirasse sondaggi o referendum favorevoli alla riapertura del traffico anche in piazza Stradivari ed adiacenze.

13 novembre 2009

Per capire meglio le bollette

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:20

Fatamorgana87 ha inviato un commento al nostro post del 4 novembre sulle bollette poco chiare, che riteniamo utile per i lettori ripubblicare in questa sede. Auspicando altri interventi chiarificatori a tesi finita.

 Ho fatto uno stage presso un venditore di energia elettrica e gas con relativo lavoro finale proprio sul confronto tra le varie offerte degli operatori. Ed attualmente sto scrivendo la mia tesi di laurea proprio sulla liberalizzazione del mercato elettrico e del gas.
Prima di tutto, anche senza usufruire del sito dell’Aeeg (Autorità per l’energia elettrica e il gas), è facile fare un confronto tra la bolletta attuale e quella del possibile nuovo fornitore scaricando il foglio completo dell’offerta.
Si troverà un prospetto con il confronto tra il prezzo stimato del nuovo venditore e il prezzo cui si è ora soggetti, se si è ancora nel mercato vincolato con tariffe dell’Aeeg.
Questo perché spesso il sito dell’Aeeg non è aggiornato.
Per quanto riguarda le offerte dell’energia elettrica, c’è una macrodistinzione da fare:
– offerte a sconto (con sconto percentuale sulla tariffa fissata dall’Aeeg);
– offerte a prezzo fisso (con un prezzo fisso ed invariabile per 3 mesi, 1 anno o 2 anni).
L’offerta tutto compreso di Enel attualmente non conviene perché è un’offerta a prezzo fisso, ideale se si pensa che in futuro il prezzo dell’energia possa salire.
L’offerta a sconto invece è attualmente conveniente perché offre uno sconto più o meno facilmente quantificabile sulla bolletta attuale.

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