Cives Cremona

25 dicembre 2009

Buon Natale e felice anno nuovo

Filed under: Cives — Cives Cremona @ 07:05

Con il tradizionale augurio di buon Natale e felice anno nuovo la redazione di Cives si accomiata per un breve periodo dai suoi affezionati lettori. Dopo 211 post e 35 mila visite, a rileggerci dopo le festività natalizie.

Annunci

La speranza

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 07:00

La storia del secolo scorso ha prodotto un effetto di restringimento dell’orizzonte della speranza e forse una semplificazione del concetto. La speranza infatti non deve essere intesa solo come potente agente propulsivo della dinamica storica…Essa appartiene anche alla vita soggettiva di ognuno, corrisponde alla capacità umana di anticipare e immaginare ciò che non è presente, ma è solo verosimile o probabile, ciò che non si dà ancora in carne ed ossa, che non ha raggiunto forma compiuta, ma si annuncia o è oggetto di proiezioni ed elaborazioni della fantasia. La speranza corrisponde alla capacità della mente umana di farsi guidare e ispirare da ideali.

Laura Boella, in “Una mappa dei sentimenti”

 

24 dicembre 2009

Cremona lasciata sola nella crisi?

Filed under: Comune di Cremona,Economia — Cives Cremona @ 11:25

Secondo il recentissimo rapporto sulla situazione sociale del Paese, elaborato dal Censis e presentato a Roma lo scorso 16 dicembre, sono due gli assi di intervento seguiti dagli enti locali, per fronteggiare la crisi nei suoi mesi più “caldi”: il varo di misure straordinarie di sostegno oppure di iniziative atte a contrastare il disagio.
La distinzione tra i due tipi di approccio è sostanziale: nel primo caso si privilegiano le famiglie in difficoltà, nel secondo si sostiene quel sistema produttivo, caratterizzato da piccole e medie imprese, di cui di riflesso i singoli beneficiano. Il primo è un approccio più assistenziale (in alcuni casi, assistenzialistico), il secondo mira al rilancio e –possibilmente- allo sviluppo del territorio.
Cremona –ancora con la giunta Corada, trovatasi ad affrontare il periodo peggiore – ha scelto la prima strada. Il Comune ha sospeso il pagamento delle rette e delle mense negli asili nido e nelle scuole per l’infanzia ed ha stanziato contributi ed agevolazioni (su bus e tassa rifiuti) per anziani e famiglie in difficoltà. La Provincia, a guida Torchio, ha sottoscritto un protocollo per anticipare le indennità di cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e mobilità. Nulla, ad esempio, per il mercato del lavoro, se non semplici sportelli informativi sulle agevolazioni (predisposte dal Governo).
Il documento La crisi economica e il suo impatto sulle città, predisposto dall’Anci, mostra come, mentre altri enti locali (si pensi a Milano, Torino, Ravenna, Mantova, Alessandria) mettevano a punto patti sociali per il rilancio del sistema produttivo, progetti innovativi, offerte di training per il reinserimento occupazionale, strumenti potenziati di incrocio domanda-offerta, Cremona stava al palo. Quando le categorie cremonesi avanzavano ai Sindaci richieste precise (ricorso alla procedura negoziata anziché gare pubbliche; pubblicazione celere di bandi e appalti; pagamenti più veloci; riqualificazione del patrimonio comunale con manutenzione straordinaria di immobili, arredo urbano, aree verdi, rinnovo dell’impiantistica), le amministrazioni rispondevano con misure importanti per i singoli ma ininfluenti dal punto di vista dello sviluppo.
In una realtà come Cremona, dove in quello stesso periodo (inizio-metà 2009) il 78% delle assunzioni era stato a tempo determinato, parziale o parasubordinato, nessun aiuto concreto giungeva alle imprese per assicurare condizioni di lavoro più degne, a fronte di un mercato indurito dalla congiuntura internazionale. Ma dalle locali amministrazioni non giunse, nel momento di maggiore criticità, un convinto segnale di sostegno al tessuto imprenditoriale locale. Ed è forse per questo che dall’indagine Censis emerge come il Nord-Est abbia premiato più l’attività anticrisi svolta dalla Presidenza del Consiglio (18,3%) di quella svolta dal Comune (12,2%) o, peggio ancora, dalla Provincia (3,3%).
Ora, cosa intendano fare le nuove giunte è ancora da capire. Di fatto, il loro lavoro è iniziato solo a settembre, un paio di mesi son troppo pochi per poter trarre conclusioni, anche a fronte della pesante situazione economica “ereditata” dai loro predecessori. Adesso però che la buriana economica pare finita, è tempo di recuperare le occasioni perse, proponendo un piano di rilancio del territorio, approfittando delle maggiori opportunità concesse dal mercato. Anche per sconfessare quel 47,9% di intervistati dal Censis, che ritiene di non aver ricevuto aiuti concreti anticrisi da nessuna delle pubbliche istituzioni.

Luci e ombre nella classifica di 24 ORE

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 07:00

Grande spazio su tutti i giornali alla classifica della “qualità della vita” stilata dal Sole 24 ORE, con il calcolo delle posizioni perse o guadagnate da ogni provincia. Così Cremona sarebbe passata dal 28° posto del 2008 al 43° del 2009, perdendo ben 18 posizioni.
Abbiamo subito osservato il contrasto con le valutazioni fatte dalla Rur (v. Cremona tra le “pantere”) che collocava la città di Cremona tra i centri competitivi e abbiamo voluto analizzare i dettagli di questa classifica.
Prima di tutto, la classifica della Rur riguarda le città, quella di 24 ORE i territori provinciali, per cui i confronti non sono perfettamente omogenei. Inoltre, la classifica della Rur si basa su indicatori socioeconomici quantitativi, quella di 24 ORE su 42 serie di dati, di cui 6 sono indicatori di opinione, che rilevano la percezione circa eventi sociali come l’inflazione, l’occupazione, l’ordine pubblico, la qualità dei servizi, la qualità della vita. Al posto occupato da ogni provincia in ciascuna serie viene attribuito un punteggio, dalla somma dei punti nasce la classifica finale.
Questa complessa esercitazione ha lo scopo di superare i calcoli puramente quantitativi (tipo Pil) per elaborare un indice della qualità della vita, ma si scontra con la difficoltà di misurare e comparare valutazioni soggettive, su un aggregato nazionale troppo ampio ed eterogeneo.
Per questo, se proviamo a considerare la classifica da un’ottica regionale, quella di un territorio abbastanza integrato, con caratteristiche sociali, economiche culturali relativamente omogenee, scopriamo che Cremona si colloca al quarto posto dopo Sondrio, Milano e Mantova, e che i punteggi (a parte Sondrio) sono abbastanza appiattiti.
Se poi rimaniamo sul terreno più solido degli indicatori quantitativi, scopriamo che le differenze tra le province lombarde (tranne Milano) sono piuttosto modeste. E che i punti critici riguardano l’insufficiente dotazione di infrastrutture (già rilevata dalla Rur, il tasso di anzianità della popolazione (siamo al 67° posto) e il tasso di immigrazione (15° posto).
Anche da questa classifica dunque uno stimolo agli investimenti e all’innovazione, nonché ad una intelligente politica migratoria.

23 dicembre 2009

Dalla Cgil nostalgia delle municipalizzate

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Marco Arcari, responsabile Filcem-Cgil di Cremona, è stato intervistato da Vita Cattolica in merito alla cosiddetta “privatizzazione” dell’acqua, di cui Cives si è occupato più volte con articoli ripresi anche dal settimanale diocesano. Pubblichiamo una sintesi del suo intervento e un nostro commento.

1 – Innanzitutto, ammette Arcari, parlare di “privatizzazione” dell’acqua è sbagliato, perché ciò che si vuol affidare ai privati è la partecipazione alla gestione del servizio e al capitale delle società, in misura non inferiore al 40 %.
2 – Pur non essendo contrario per principio ai privati, Arcari sostiene che chi entrerà nel settore lo farà perché ci vuole guadagnare e alla fine imporrà di dirottare gli investimenti nella direzione a lui più conveniente.
3 – Circa l’uso politico o clientelare delle aziende pubbliche, Arcari ritiene che “qua da noi” il problema non esiste, le gestioni sono perfettibili ma hanno garantito servizi di qualità su tutto il territorio provinciale e anche le perdite sono fisiologiche.
4 – Circa le tariffe, rileva che le tariffe medie italiane sono tra le più basse d’Europa e che tariffe più alte limiterebbero gli sprechi. “La sfida oggi si vince con nuovi investimenti e puntando sul risparmio dei consumi”.
5 – In conclusione, Arcari sostiene che “dobbiamo rilanciare il ruolo dell’Autorità d’ambito, organismo di partecipazione democratica che consentirebbe di stabilire dove e come fare gli investimenti necessari. Chi intende aprire la strada ai privati dovrà dirci molto chiaramente per fare cosa e in base a quale utilità per i cittadini”.

Commento di Cives

Sul punto 1, siamo d’accordo: nessuno vuol privatizzare l’acqua e nemmeno le reti e gli impianti; si può solo aprire ai privati l’esercizio, secondo la normativa europea.
Sul punto 2, i privati disposti ad investire avranno certo il loro tornaconto, ma non potranno “dirottare gli investimenti” dove loro accomoda, perché i programmi di investimento sono fissati dalle Autorità d’ambito (Aato) (vedi punto 5).
Sul punto 3, siamo d’accordo che “qua da noi” – come dice Arcari – le cose vanno meglio che altrove, ma i connubi e le deformazioni “politiche” non mancano e le abbiamo ripetutamente denunciate su Cives.
Sul punto 4, circa le tariffe ci siamo affidati alle analisi del Gruppo Albatros (sulla base di dati Aato). Sembrano più care, ma non è questo il punto. Siamo d’accordo che le tariffe vanno strutturate in modo da favorire i bassi consumi e il risparmio, ma pensiamo che dovrebbero essere fissate anche in funzione degli investimenti da finanziare, per i quali può essere utile o necessario il capitale privato.
Sul punto 5, le Aato non hanno bisogno di essere rilanciate, ci sono già, sono organismi pubblici controllati democraticamente, che deliberano i piani di investimento e le tariffe. Cosa si vuole di più? La gestione diretta, cosiddetta “in house”? Anche questa si può fare, a condizioni molto precise e con l’autorizzazione dell’Autorità della concorrenza, secondo la normativa europea, confermata da una sentenza della Corte di Giustizia europea e da una sentenza del Consiglio di Stato italiano. Per farla – la gestione diretta – occorre tornare in pratica alle aziende municipalizzate, operando nei limiti di un territorio definito, con i controlli dell’ente proprietario sui singoli atti di gestione. E’ questo che si vuole?
La nostra impressione è che prevalga sulle critiche, in parte fondate, la nostalgia della Cgil per l’impresa pubblica in quanto tale, anche più malleabile nei rapporti sindacali. Ma siamo in Europa e questo è il quadro in cui le amministrazioni dovranno prendere le loro decisioni.

Pagina successiva »

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.