Cives Cremona

30 gennaio 2010

Futuro incerto per le Ferrovie Sud

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Per dare una sterzata alla penosa gestione delle nostre ferrovie, il consigliere comunale Udc Angelo Zanibelli propone che Comune, Provincia e Regione cedano le loro partecipazioni nelle autostrade e le investano in una società mista per gestire i trasporti ferroviari. Nello stesso giorno l’assessore Chiara Capelletti ribadisce la sua proposta per la creazione di una Società Ferrovie Sud, che ci colleghi non solo con la Bassa Lombardia ma anche con le regioni confinanti.
Riprendiamo l’argomento perché anche Cives (in un momento di sconforto per la poca attenzione della Regione verso il nostro territorio) ha invocato una Ferrovia Sud Milano (Verso le regionali, sognando Lunezia). Cerchiamo tuttavia di definire meglio il quadro in cui tali proposte andrebbero realisticamente collocate.
In effetti, la Regione ha sempre avuto un occhio di riguardo per il suo Nord. La società FNM (Ferrovie Nord Milano) è una realtà consolidata in cui la Regione è presente con una partecipazione del 57% (il 15% è delle Ferrovie dello Stato). E’ una holding cui fanno capo nove società operative nel settore della mobilità, che hanno beneficiato nel 2008 di 251 milioni di contributi pubblici (80% regionali) e i cui costi di gestione sono coperti per la metà da corrispettivi pubblici per contratti di servizio. Queste poche cifre riassumono l’attenzione e l’impegno finanziario della Regione e spiegano il malcontento di chi è stato trascurato.
Da quest’anno però il quadro dovrebbe cambiare, perché, in base all’accordo che FNM ha stipulato il 3 agosto 2009 con Trenitalia, dovrebbe diventare operativa una nuova società (50% FNM e 50% Trenitalia) con la quale la Regione intende realizzare la gestione unitaria del trasporto pubblico locale in Lombardia. La società dovrebbe disporre di circa 375 milioni annui di risorse (rispetto alle attuali 255) e dovrebbe avrebbe in dotazione 800 milioni per l’acquisto di nuovi treni.
Il condizionale è d’obbligo, in quanto assicurazioni sul miglioramento delle condizioni di trasporto  sono state fatte anche in passato senza che in nostri pendolari se ne accorgessero.
La novità ad ogni modo rende incerta l’ipotesi di una Ferrovia per il Sud Lombardia, considerato che la Regione ha ormai optato per un’unica società regionale e che senza il suo apporto le risorse degli enti locali, anche vendendo le autostrade, non sarebbero certo sufficienti.
Resta da sperare che, cambiando l’interlocutore di riferimento (non più Trenitalia ma la nuova società), trovino maggiore ascolto le istanze del nostro territorio. Accompagnate s’intende da una costante pressione politica e sociale sulla Regione.

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28 gennaio 2010

Qualche taglio si può anticipare

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

L’ultimo Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che rinvia al 2011 il taglio alle poltrone degli enti locali. Una nota dell’Adnkronos di ieri informava che il decreto verrà inserito per la conversione nella legge detta “milleproroghe”.
La vicenda dei tagli era cominciata in novembre con il disegno di legge per la “Carta delle Autonomie”, era continuata con la proposta stralcio del ministro Calderoli, inserita nella legge finanziaria, che eliminava 30 mila consiglieri comunali e 600 consiglieri provinciali; 15 mila assessori comunali e 180 assessori provinciali; i difensori civici comunali; i direttori generali nei comuni con meno di 100 mila abitanti; le circoscrizioni (tranne nei comuni più grandi). Inoltre affidava alle regioni la facoltà di sopprimere o ridimensionare le comunità montane.
Contro tale norma si era subito pronunciato il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, assieme a molte altre voci, tra cui il sindaco di Roma Gianni Alemanno, per chiedere delle modifiche e un rinvio, al quale siamo dunque arrivati.
Il problema della ridondanza delle nostre istituzioni amministrative ha ormai una prospettiva storica. Dopo l’istituzione delle regioni (1970) si era discusso a lungo sull’abolizione delle province e sulla creazione di comprensori comunali che avrebbero dovuto favorire la concentrazione dei comuni ed essere un collegamento tra questi e il nuovo ente regionale. Gli amministratori delle province erano contrari, quelli dei comuni erano favorevoli. Oggi, di fronte all’attacco che investe prevalentemente i comuni le resistenze vengono dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), mentre l’Upi (Unione province italiane) sembra possibilista.
Eppure la frammentazione dei comuni, la sovrapposizione di funzioni, la pletoricità degli organi, la proliferazione di organismi (unioni, circondari, circoscrizioni, agenzie, aziende) dovrebbero ispirare un moto di repulsione, non solo per il costo dell’apparato, ma per l’inefficienza che esso comporta. Antonino Rizzo, in un bell’articolo su Cronaca del 9 gennaio, racconta di avere assistito al consiglio comunale di una cittadina degli Stati Uniti, composto da cinque persone. Per dire che non è il numero che garantisce la democrazia e la partecipazione.
Allora, se il problema esiste ed è causa di tante critiche alla casta, perché in attesa della riforma “globale” non anticipare qualche taglio a livello locale, attraverso la modifica degli statuti comunali e provinciali. Evitando, ad esempio, di creare consigli di quartiere regolamentati e burocratizzati, lasciando che la partecipazione si manifesti liberamente dal basso. Riducendo (non subito per carità) il numero degli assessori. Istituendo un solo difensore civico per tutta la provincia. Eliminando i presidenti dei consigli, cui possono benissimo provvedere il sindaco e il presidente della giunta.
Tutto questo si può fare, a meno che gli “gnomi” conservatori non siano ormai penetrati dappertutto.

27 gennaio 2010

Ponchielli e il personale

Filed under: Comune di Cremona,Cultura — Cives Cremona @ 15:43

La Provincia del 26 gennaio informa che il sindaco Perri si è incontrato con i sindacalisti Gianfranco Scissa della Cisl e Gianfranco Manara della Cgil, che gli hanno manifestato la loro preoccupazione circa la ricaduta che il taglio dei contributi comunali e provinciali al Teatro Ponchielli potrebbe avere sul personale.
Il Sindaco ha assicurato che non ci sarà alcun licenziamento. Ma la preoccupazione almeno in prospettiva non è del tutto fugata, in quanto il consistente taglio dei contributi degli enti locali potrebbe sacrificare il cartellone con conseguente diminuzione dei contributi ministeriali. Se poi qualche privato dovesse ritirare o ridurre il sostegno al teatro l’effetto negativo sarebbe amplificato. Per questi motivi i sindacalisti hanno chiesto di essere informati sull’evoluzione della vicenda.
Nella sua esposizione Scissa ha ricordato che il personale del Ponchielli “merita la massima attenzione” visto che dopo la privatizzazione del 2004 ha accettato di passare alla Fondazione con un nuovo contratto di lavoro. A questo proposito andrebbe ricordato che, nell’occasione del passaggio dal contratto pubblico a quello privato, fu assicurato ai dipendenti che in caso di grave difficoltà del teatro sarebbero potuti rientrare nell’amministrazione comunale. E’ questa una ipotesi estrema e pessimistica, ma qualora si verificasse (come ha ricordato Scissa) sarebbero proprio i dipendenti che più hanno creduto nella nuova politica teatrale del Comune a venire danneggiati.
L’amministrazione comunale dovrebbe quindi aver presente tutto l’iter della pratica, che fa capo alla sua iniziativa e non a quella del personale. Se questo fosse rimasto in Comune sarebbe tutto a suo carico, come è per quei pochi che non hanno voluto correre l’avventura. Considerato che il costo del personale del Ponchielli si aggira sul milione di euro, il contributo che il Comune ha pagato dal 2006 copre esattamente il costo del personale, mentre dopo il taglio del contributo la copertura sarà solo parziale.

26 gennaio 2010

Maura Ruggeri paventa il salto all’indietro

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 07:00

Come evocata dal nostro post, Maura Ruggeri si è materializzata quasi alla stessa ora sulle pagine di Cronaca, in una intervista rilasciata a Fabrizio Loffi, e a conferma del nostro giudizio sulla fagocitazione delle ex opere pie (o ex Ipab) da parte del comune, richiama la Fondazione Città di Cremona al suo dovere statutario di continuare ad investire nell’Ospizio Soldi, realizzando i parcheggi, i nuovi accessi e “valorizzando” i terreni circostanti come da piano regolatore.
Coerentemente difende la sua creatura, affermando che la trasformazione delle ex Ipab aveva lo scopo di creare un sistema sociale cittadino fondato sulla “sinergia” di tre enti: Fondazione, Cremona Solidale e Comune. E che in questo modo ci si rifaceva alla “finalità della carità” come si era andata configurando nella tradizione della città, mediante un insieme di interventi a favore dei poveri, degli anziani, dei minori, delle donne sole.
Ma la “sinergia”, cioè l’azione simultanea verso un fine comune, con la trasformazione e l’accorpamento del patrimonio nella Città di Cremona è diventata – come dice la Ruggeri – un “mandato”; un mandato a compiere le “operazioni virtuose” commissionate dal Comune, senza autonomia sostanziale e senza rispetto di quegli statuti da cui le opere pie derivavano i loro scopi e il loro patrimonio.
Vale la pena di ricordare che al momento della soppressione degli Eca (gli Enti Comunali di Assistenza, istituiti nel 1937) il trasferimento ai comuni dei patrimoni delle opere pie non fu consentito dal magistrato, appunto per la loro derivazione non da un atto dello stato ma da atti di privati benefattori. La Giunta regionale non ha avuto lo stesso riguardo per il passato ed ha invece approvato l’assorbimento preparato dal comune di Cremona.
La sinergia pare piuttosto desiderio di egemonia e lo si capisce anche nel prosieguo dell’intervita, dove si lamenta la cessazione del servizio di asilo notturno (il Cpa) e il suo affidamento alla Caritas (che non si cita). E dove si paventa il salto all’indietro da parte di Cremona Solidale, la sua riduzione a solo ricovero e la sua privatizzazione.
Le privatizzazioni vanno dunque bene solo quando sono fasulle e non quando, nel rispetto della “sussidiarietà”, favoriscono le attività dei privati, anche di quelli che nel corso dei secoli hanno fondato istituzioni caritative ancora oggi vitali.

25 gennaio 2010

Maura Ruggeri più “brava” di Crispi

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 07:00

Antonio Leoni sul Vascello del 23 gennaio osserva che “in sette anni Cremona ha quasi svuotato la secolare borsa della carità”, riferendosi alle alienazioni di immobili per 20 milioni di euro realizzate dalla Fondazione Città di Cremona in tale lasso di tempo. L’argomento era già stato affrontato da Giuliana Biagi (Cronaca del 20/1), che aveva  riportato le dichiarazioni rilasciate dal presidente Umberto Lonardi nel novembre scorso, con tutti i particolari dei fondi alienati e la spiegazione delle scelte fatte allo scopo di riconvertire un patrimonio improduttivo per destinarlo al completamento e all’ammodernamento delle strutture dell’Ospizio Soldi.
La Biagi osserva giustamente che il nuovo corso delle ex Ipab inizia nel 2004, quando – artefice l’assessore Maura Ruggeri – l’Ospizio Soldi viene inglobato nella Fondazione Città di Cremona assieme all’Istituto Elemosiniere, all’Istituto Educativo e alla Fondazione Stradiotti”. Lo statuto del nuovo ente, approvato con deliberazione della Giunta regionale del 23/12/2003, stabilisce che “la fondazione opera, nell’ambito degli indirizzi della programmazione sociale territoriale, d’intesa con il comune di Cremona”, che nomina con decreto del Sindaco il presidente e gli altri sei membri del consiglio di amministrazione.
Con questi vincoli statutari e politici appare abbastanza evidente come gli organi della Fondazione (presidente in primis) abbiano una autonomia limitata rispetto alle esigenze del Comune e alla pressioni che esso può svolgere. Tanto più avendo la Fondazione incorporato il patrimonio dell’ex Ospizio Soldi, che aveva l’urgente bisogno di essere rinnovato e ampliato. A questo bisogno la Fondazione ha risposto alienando buona parte dei fondi e investendo il ricavato nelle nuove palazzine del Soldi e – da ultimo – trasferendo all’amministrazione del Soldi una riserva di bilancio per coprire il disavanzo della sua gestione. Tutte scelte che si possono giustificare a fin di bene (omnia munda mundis), ma che non sciolgono le preoccupazioni enunciate da Leoni circa la sostanziale rinuncia al possesso dei beni patrimoniali trasferiti in affitto a Cremona Solidale (cioè al Comune). In questo modo, infatti, il patrimonio da reddito affidato a partire dal 1334 dalla carità dei cremonesi alla cura degli amministratori delle antiche istituzioni elemosiniere, diventa un patrimonio vincolato praticamente inalienabile. Come l’andare in soccorso della gestione deficitaria del Sodi obbliga la Fondazione a rinunciare ad una sua politica caritativa.
In conclusione, a noi pare che con la svolta del 2004 il Comune abbia di fatto fagocitato la “carità privata” e che si sia concretizzato il pericolo che gli amministratori dell’Ottocento paventavano nei confronti dello stato (come ricorda Matteo Morandi in Cremona caritativa e previdente). Maura Ruggeri (per conto del Comune) è riuscita dove non era riuscito Crispi nel 1890 con la trasformazione delle Opere Pie in Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza). Con una fondazione nominalmente privata il Comune ha pubblicizzato le Congregazioni di Carità.

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