Cives Cremona

26 gennaio 2010

Maura Ruggeri paventa il salto all’indietro

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 07:00

Come evocata dal nostro post, Maura Ruggeri si è materializzata quasi alla stessa ora sulle pagine di Cronaca, in una intervista rilasciata a Fabrizio Loffi, e a conferma del nostro giudizio sulla fagocitazione delle ex opere pie (o ex Ipab) da parte del comune, richiama la Fondazione Città di Cremona al suo dovere statutario di continuare ad investire nell’Ospizio Soldi, realizzando i parcheggi, i nuovi accessi e “valorizzando” i terreni circostanti come da piano regolatore.
Coerentemente difende la sua creatura, affermando che la trasformazione delle ex Ipab aveva lo scopo di creare un sistema sociale cittadino fondato sulla “sinergia” di tre enti: Fondazione, Cremona Solidale e Comune. E che in questo modo ci si rifaceva alla “finalità della carità” come si era andata configurando nella tradizione della città, mediante un insieme di interventi a favore dei poveri, degli anziani, dei minori, delle donne sole.
Ma la “sinergia”, cioè l’azione simultanea verso un fine comune, con la trasformazione e l’accorpamento del patrimonio nella Città di Cremona è diventata – come dice la Ruggeri – un “mandato”; un mandato a compiere le “operazioni virtuose” commissionate dal Comune, senza autonomia sostanziale e senza rispetto di quegli statuti da cui le opere pie derivavano i loro scopi e il loro patrimonio.
Vale la pena di ricordare che al momento della soppressione degli Eca (gli Enti Comunali di Assistenza, istituiti nel 1937) il trasferimento ai comuni dei patrimoni delle opere pie non fu consentito dal magistrato, appunto per la loro derivazione non da un atto dello stato ma da atti di privati benefattori. La Giunta regionale non ha avuto lo stesso riguardo per il passato ed ha invece approvato l’assorbimento preparato dal comune di Cremona.
La sinergia pare piuttosto desiderio di egemonia e lo si capisce anche nel prosieguo dell’intervita, dove si lamenta la cessazione del servizio di asilo notturno (il Cpa) e il suo affidamento alla Caritas (che non si cita). E dove si paventa il salto all’indietro da parte di Cremona Solidale, la sua riduzione a solo ricovero e la sua privatizzazione.
Le privatizzazioni vanno dunque bene solo quando sono fasulle e non quando, nel rispetto della “sussidiarietà”, favoriscono le attività dei privati, anche di quelli che nel corso dei secoli hanno fondato istituzioni caritative ancora oggi vitali.

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