Cives Cremona

28 gennaio 2010

Qualche taglio si può anticipare

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

L’ultimo Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che rinvia al 2011 il taglio alle poltrone degli enti locali. Una nota dell’Adnkronos di ieri informava che il decreto verrà inserito per la conversione nella legge detta “milleproroghe”.
La vicenda dei tagli era cominciata in novembre con il disegno di legge per la “Carta delle Autonomie”, era continuata con la proposta stralcio del ministro Calderoli, inserita nella legge finanziaria, che eliminava 30 mila consiglieri comunali e 600 consiglieri provinciali; 15 mila assessori comunali e 180 assessori provinciali; i difensori civici comunali; i direttori generali nei comuni con meno di 100 mila abitanti; le circoscrizioni (tranne nei comuni più grandi). Inoltre affidava alle regioni la facoltà di sopprimere o ridimensionare le comunità montane.
Contro tale norma si era subito pronunciato il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, assieme a molte altre voci, tra cui il sindaco di Roma Gianni Alemanno, per chiedere delle modifiche e un rinvio, al quale siamo dunque arrivati.
Il problema della ridondanza delle nostre istituzioni amministrative ha ormai una prospettiva storica. Dopo l’istituzione delle regioni (1970) si era discusso a lungo sull’abolizione delle province e sulla creazione di comprensori comunali che avrebbero dovuto favorire la concentrazione dei comuni ed essere un collegamento tra questi e il nuovo ente regionale. Gli amministratori delle province erano contrari, quelli dei comuni erano favorevoli. Oggi, di fronte all’attacco che investe prevalentemente i comuni le resistenze vengono dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), mentre l’Upi (Unione province italiane) sembra possibilista.
Eppure la frammentazione dei comuni, la sovrapposizione di funzioni, la pletoricità degli organi, la proliferazione di organismi (unioni, circondari, circoscrizioni, agenzie, aziende) dovrebbero ispirare un moto di repulsione, non solo per il costo dell’apparato, ma per l’inefficienza che esso comporta. Antonino Rizzo, in un bell’articolo su Cronaca del 9 gennaio, racconta di avere assistito al consiglio comunale di una cittadina degli Stati Uniti, composto da cinque persone. Per dire che non è il numero che garantisce la democrazia e la partecipazione.
Allora, se il problema esiste ed è causa di tante critiche alla casta, perché in attesa della riforma “globale” non anticipare qualche taglio a livello locale, attraverso la modifica degli statuti comunali e provinciali. Evitando, ad esempio, di creare consigli di quartiere regolamentati e burocratizzati, lasciando che la partecipazione si manifesti liberamente dal basso. Riducendo (non subito per carità) il numero degli assessori. Istituendo un solo difensore civico per tutta la provincia. Eliminando i presidenti dei consigli, cui possono benissimo provvedere il sindaco e il presidente della giunta.
Tutto questo si può fare, a meno che gli “gnomi” conservatori non siano ormai penetrati dappertutto.

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