Cives Cremona

22 gennaio 2010

L’immigrazione evita il collasso demografico

Filed under: Società — Cives Cremona @ 07:00

Come ogni anno ai primi di gennaio ogni comune fa i conti del suo bilancio demografico e la stampa registra i commenti dei sindaci, contenti o preoccupati. Così il sindaco di Sesto commenta soddisfatto l’aumento di 42 residenti e vede vicino il traguardo dei 3 mila abitanti, per merito del movimento migratorio positivo e dell’attrazione che su questo esercita l’offerta di abitazioni, della vicinanza a Cremona e delle opportunità di lavoro. Il sindaco di Casalmaggiore invece deve registrare una frenata nell’incremento demografico, dovuta alla crisi economica, al conseguente rimpatrio di lavoratori immigrati e anche agli spostamenti verso comuni più piccoli dove i prezzi delle abitazioni sono più accessibili.
Questa critica condizione demografica dei comuni della provincia non è un fenomeno passeggero, ma origina dall’esodo degli anni cinquanta e sessanta e dalla modifica dei comportamenti procreativi. L’esodo dei più giovani verso Milano ha lasciato dietro di sé una popolazione invecchiata, con meno donne giovani in età procreativa, per di più inclini a mettere al mondo pochi figli. Oggi ogni donna cremonese genera in media poco più di un figlio (la “fecondità” e di 1,2) e in questo modo non arriva a rinnovare la coppia (per far questo ce ne vorrebbero almeno due). L’età media ella popolazione provinciale è passata da 39,8 nel 1978 a 46,5 trent’anni dopo. Nel comune di Cremona, ogni 100 giovani ci sono 220 vecchi, contro una media nazionale di 140, anche se non è così in tutti i comuni della provincia; ad esempio quelli citati all’inizio stanno meglio: a Sesto ce ne sono 147 e a Casalmaggiore 146; i comuni del Cremasco hanno mediamente una popolazione più giovane, così pure i comuni più sviluppati e quelli più attrattivi per alloggi a buon mercato.
In queste condizioni la popolazione cremonese era destinata al declino e solo l’immigrazione ha potuto fermarlo e in parte invertire la tendenza. Ma le proiezioni demografiche restano incerte, senza immigrazione tra dieci anni la provincia di Cremona non arriverebbe a 280 mila abitanti e questo dice l’attenzione che deve essere riservata al fenomeno e al suo governo intelligente.
La cosa più importante quindi non è il bilancio demografico comune per comune, o la concorrenza tra i comuni per attirare qualche residente in più, ma una visione d’insieme del fenomeno demografico e una programmazione di vasta area degli insediamenti produttivi e civili. Sapendo che solo l’immigrazione può evitare il collasso demografico e solo lo sviluppo può sostenere l’immigrazione.

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21 gennaio 2010

Polemiche sul Festival

Filed under: Comune di Cremona,Cultura — Cives Cremona @ 07:00

Renzo Zaffanella, ex sindaco e oggi consigliere del Ponchielli è intervenuto su Cronaca del 17/1, per rilevare il contrasto tra il comportamento severo del Comune verso la Fondazione Ponchielli (taglio di 300 mila euro) e quello accomodante verso il Festival di mezza estate, comportamento che potrebbe scoraggiare i fondatori e i sostenitori del teatro.
In difesa del Festival sono intervenuti prima l’ex presidente del consiglio comunale Fanti (Cronaca del 19/1) e poi l’assessore De Bona (La Provincia del 20/1). Mauro Fanti, sotto il cui patrocinio il Festival è nato, lo difende come risposta data ad una esigenza estiva della città, che non avrebbe senso ridurre in quanto non costa quasi niente al comune e non deve essere visto in contrapposizione al Ponchielli. Nicoletta De Bona (nel suo stile appassionato) afferma che “sarebbe una idiozia pensare che Ponchielli e Festival siano in concorrenza” e che “sarebbe da folli ignorare una manifestazione che è costata al comune solo 2 mila euro”. Il Festival – dice poi – ha un’offerta culturale diversa dalle “stagioni istituzionali” del Ponchielli e ha una ricaduta positiva sul turismo e sul commercio, per cui si stanno preparando pacchetti turistici legati agli spettacoli estivi.
Poiché sono stato il primo a intervenire su Cives in merito al Festival e al Ponchielli e poiché non voglio passare né per idiota né per folle, chiarisco il mio pensiero pubblicamente. Non sono per niente contrario agli spettacoli estivi all’Arena, ho solo scritto che sarebbe bene evitare “doppioni nelle strutture organizzative”, per evidenti economie di scala e di bilancio (specie in tempi di tagli), e ho fatto l’esempio del Teatro Regio di Parma che organizza, oltre alle tradizionali stagioni di musica, prosa e danza, un bel programma estivo, Sotto il cielo di Parma. Il comune dovrebbe quindi misurare le sue risorse e poiché esiste un organismo “comunale” nato appositamente per organizzare spettacoli teatrali non ne dovrebbe creare un altro per organizzarne altri. Quando Fanti dice che a Parma è diverso perché “il comune fa la programmazione e il teatro organizza”, dice la stessa cosa, ossia che non ci sono due “organizzazioni” che si ignorano ma al massimo due uffici che collaborano.
Sia Fanti che la De Bona devono però spiegare il miracolo del Festival a costo zero, senza completa imputazione delle spese generali, dei costi del personale, delle collaborazioni artistiche, tecniche e giornalistiche e con sponsorizzazioni attinte abbondantemente alle aziende pubbliche o fornitrici, tra cui quella anomale e sostanziosa della Fondazione caritativa Città di Cremona, che risulta addirittura tra i fondatori del Festival.

20 gennaio 2010

Allarme tumori a Cremona?

Filed under: Società — Cives Cremona @ 07:00

Le statistiche sulla mortalità colpiscono sempre, specialmente quando si riferiscono alle morti per tumore. Così gli ultimi dati pubblicati ieri sulla stampa locale hanno indotto preoccupazioni e solleticato interrogativi sulle circostanze speciali che sembrerebbero sfavorevoli alla popolazione cremonese. Con qualche nota di allarmismo.
Non vogliamo minimizzare l’entità di un fenomeno che i dati sono lì a dimostrare, ma il problema non riguarda solo Cremona, in quanto tutte le regioni del Nord sono caratterizzate da una mortalità per tumore superiore alla media nazionale (quelle del Sud sono sotto la media). E tutte le province lombarde si trovano sostanzialmente nella stessa situazione, divise da pochi decimali che da un anno all’altro possono modificare la classifica.
E’ giusto chiedersi tuttavia quali fattori possano spiegare le diversità esistenti. A questo proposito, una analisi del Corriere della Sera (dicembre 2007) ha individuato una correlazione con il livello di reddito pro capite, per cui il maggior numero di morti per tumore nelle zone più sviluppate sarebbe connesso con le abitudini di vita e i consumi tipici di società opulente.  Senza dimenticare l’inquinamento indotto dallo stesso sviluppo produttivo.
Un altro fattore da considerare è la struttura della popolazione, in particolare il numero degli anziani sopra i 65 anni, tra i quali i tumori sono diffusi dieci volte di più che nel resto della popolazione. Questo fattore potrebbe spiegare le differenze esistenti tra Cremona e alcune province lombarde. A Cremona, dove l’incidenza dei tumori è di 31,6 (su 100.000 abitanti), la percentuale di over 65 è del 21,55%, mentre a Milano, dove l’incidenza è di 28,9, gli over 65 sono il 18,18%. Vibo Valentia, indicata come provincia fortunata con un’incidenza di tumori di 19,4, ha una popolazione anziana del 18,6%.

19 gennaio 2010

Per una politica attiva degli affitti

Filed under: Comune di Cremona,Territorio — Cives Cremona @ 07:05

Dalla sede dell’Uppi (Unione piccoli proprietari immobiliari) abbiamo avuto notizia che oggi (18 gennaio) si sarebbe riunita la commissione per l’aggiornamento dei canoni di locazione “concordati”, quelli previsti dalla legge sulle locazioni (la 431 del 1998) e stabiliti da accordi territoriali tra le associazioni rappresentative della proprietà e degli inquilini. Questi canoni avrebbero dovuto essere uno strumento di politica abitativa, tanto che la legge istitutiva aveva introdotto vantaggi fiscali per i contraenti (sconto sull’Irpef e sul Registro; detrazione Irpef per l’inquilino; possibilità per i comuni di applicare un’Ici ridotta).
Nonostante questi incentivi, i canoni concordati non hanno avuto successo. Da un lato i comuni hanno preferito adottare politiche edilizie espansive (procacciatrici di entrate per oneri e Ici) e hanno trascurato una politica abitativa diretta a contenere i canoni di locazione, facendo leva sulle abitazioni esistenti e sulla collaborazione dei privati. Dall’altro l’associazione degli inquilini (il Sunia) si è opposta al rinnovo dell’accordo, che doveva essere triennale, e soltanto nel marzo del 2009, con sette anni di ritardo, sono partite le trattative per il nuovo accordo.
Oggi dunque (ieri per chi legge) potrebbe essere la volta buona, ma la semplice stipula dell’accordo potrebbe essere probabilmente insufficiente a far preferire ai proprietari questa forma di locazione, soprattutto perché il fabbisogno di alloggi a canone “equo” riguarda le fasce sociali meno abbienti, più esposte a casi di inadempienza. E’ perciò indispensabile (come abbiamo già sostenuto nell’aprile scorso) “che tutti i possibili soggetti della politica abitativa riprendano con più slancio un ruolo protagonista, a cominciare da una attività di informazione e promozione, alla adozione di una politica fiscale ancor più incentivante, fino ad una intesa tra comune e proprietà per favorire la stipula dei contratti anche alle famiglie a reddito molto basso”.
Avevamo riproposto questa idea nel post “Case vuote e politica degli affitti” (27 luglio 2009), dove abbiamo riportato gli esempi di agenzie nate a Barcellona, Torino e Bologna, con il compito di fare da mediatori tra chi cerca casa e i piccoli proprietari, fornendo a questi la garanzia del pagamento, in cambio di un canone più basso di quello di mercato. L’idea era stata ripresa da alcuni interventi sulla stampa ed è stata rinnovata in una tavola rotonda organizzata da Vita Cattolica.  In particolare, l’Uppi si è fatta promotrice di una iniziativa simile, proponendosi come mediatrice tra il Comune e i proprietari per la stipula di contratti a basso canone, con garanzia per il proprietario.
Quale sia la forma (agenzia o convenzione) spetta ora al Comune di appropriarsi di un ruolo di stimolo e di guida per una politica abitativa non solo assistenziale, ma capace di orientare il mercato degli affitti in senso sociale. Ci sono 2.500 alloggi sfitti a Cremona, non è meglio riattivare questi alloggi prima di costruirne di nuovi?

Della semplicità

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 07:00

Serve coraggio per diventare semplici. Chi lavora con mezzi semplici non deve temere di apparire banale
Henri Matisse

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