Cives Cremona

22 febbraio 2010

Penati e la scuola dei ricchi

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 07:00

Dopo un servizio di Rai 3 si è riaccesa la polemica sui sussidi scolastici erogati dalla Regione Lombardia. Così, Filippo Penati, candidato alla presidenza, ha dichiarato che la dote scuola della Regione “non favorisce la libera scelta ma favorisce i ricchi”, in quanto per ottenere un contributo in una scuola statale è necessario un reddito (Isee) non superiore a15 mila euro, mentre per ottenerlo in una scuola paritaria l’indicatore di reddito non deve essere superiore a 46 mila.
In questo modo Penati compara le mele con le pere, cioè mette a confronto due agevolazioni che hanno natura diversa. Il “sostegno al reddito”, forma di assistenza a favore dei ragazzi meno abbienti delle scuole statali, e il “buono scuola”, sostegno alla libertà di scelta per chi frequenta una scuola paritaria. E’ noto infatti che le scuole paritarie, pur essendo riconosciute come tali dalla legge 62 del 2000, non ricevono alcun contributo dallo stato e devono sostenersi con le rette delle famiglie. Proprio allo scopo  di aiutare le famiglie a pagare le rette, esercitando una libera scelta tra scuola statale e scuola paritaria, la Lombardia ha introdotto il “buono scuola” riservato agli alunni di queste scuole. E’ quindi esattamente il contrario di una discriminazione, è un aiuto che consente anche alle famiglie meno ricche di iscrivere i figli ad una scuola paritaria, coprendo parzialmente il valore della retta, fino a un massimo di 1050 euro.
Si tratta dunque di un sistema di aiuti articolato, con differenti finalità. Dati i due tetti di reddito (15 mila per la scuola statale; 46 mila per quella paritaria), può ingenerare qualche equivoco. La famiglia “non abbiente” della scuola statale beneficia di un “sostegno al reddito” modesto (variabile da 120 a 320 euro), ma sopporta in minima parte il costo dell’istruzione. La famiglia “non ricca” della scuola paritaria può beneficiare di un aiuto di 1050 euro (massimo) ma paga quasi interamente il costo dell’istruzione.
Davvero la Regione favorisce i ricchi?
 

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