Cives Cremona

16 aprile 2010

Il territorio e le poltrone

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 07:00

L’attenzione che la stampa locale ha dedicato nei giorni scorsi alla Banca Popolare di Cremona si è soprattutto incentrata sul rinnovo del consiglio di amministrazione che avrebbe segnato la “fine dell’era Maestroni”. Le indiscrezioni che venivano fatte filtrare si riferivano alla figura del nuovo presidente e al possibile rischio che la riduzione del numero dei consiglieri da 19 a 11 alterasse l’equilibrio tra le categorie e indebolisse la rappresentanza del territorio. Era stata questa infatti la principale preoccupazione che le categorie avevano manifestato anche un anno fa, quando erano trapelate le intenzioni di ridurre il numero dei consiglieri da parte del Banco Popolare di Verona, la banca che controlla attraverso la Lodi la banca cremonese (Verona possiede il 100% della Lodi e questa oltre il 99% della Cremona).
In questa condizione di sudditanza, il desiderio di preservare equilibri categoriali e di svolgere un ruolo di promozione del territorio era e resta poco più di un auspicio, una supplica nei confronti del Consiglio di sorveglianza del Banco che, su proposta del Comitato nomine e remunerazioni, decide le designazioni delle cariche sociali. In mancanza di una base sociale o azionaria, idonea a misurare il peso delle componenti sociali, immaginiamo che la selezione dei consiglieri sia passata attraverso la mediazione degli esponenti economici locali, esercitata per contiguità di interessi o di appartenenza, secondo un criterio corporativo da sempre applicato nella banca cremonese.
Certo, l’accorciamento della coperta non ha consentito di accontentare tutti e già ieri (15 aprile) La Provincia riferiva che “all’ombra del Torrazzo il riassetto del consiglio ha provocato qualche malumore tra le categorie economiche che hanno perso peso e c’è chi ricomincia a guardare al futuro con qualche riserva”.
Vediamo che è successo. Gli industriali da quattro son passati a uno, Maurizio Ferraroni, amministratore delegato del mangimificio omonimo (nuova entrata). I coltivatori diretti erano due e son passati a uno, Ettore Pedroni. I commercianti erano due e son passati a uno, Claudio Pugnoli.  Hanno mantenuto i posti precedenti gli agricoltori, con due nuovi, Biancamaria Balestreri ed Erneso Folli. Così anche i costruttori edili con Carlo Beltrami e gli artigiani con Giuseppe Ferrari (nuova entrata). Gli altri consiglieri sono Luciano Dolini (già amministratore delegato della banca), Giovanni Rizzardi, commercialista di Brescia e Fiorenzo Rebecchi, dirigente dell’azienda casearia Ambrosi di Brescia. A occhio, la bilancia pende dalla parte dell’agricoltura, o meglio dell’agroalimentare, considerato che ben cinque consiglieri appartengono a quest’area economica.
Resta da dire del presidente, avvocato Roberto Zanchi, esperto di transazioni internazionali, partner con altri tredici colleghi dello studio “Pavia e Ansaldo”, che ha sedi a Milano e Roma ed è abilitato a praticare sulle più importanti piazze economiche. Il regista dell’operazione ha sicuramente innovato nella tradizione che voleva a capo della Banca Popolare un esponente di primo piano del mondo economico cremonese. La presidenza di un tecnico (anche se non banchiere) può aver facilitato i rapporti tra la categorie e potrebbe consentire di tenere la barra fissa alle vere esigenze del territorio.
A questo proposito, riprendendo quanto scritto in un post del 21 aprile 2009 (Banca Popolare: gli interessi dei consiglieri e quelli del territorio), osserviamo che il rapporto col territorio non dipende necessariamente dal numero dei consiglieri; che i rapporti di forza all’interno del consiglio non paiono rispettare la struttura attuale dell’economia cremonese; che non sono presenti nel consiglio tutti i portatori di interessi cui la banca fa riferimento, in primo luogo i risparmiatori.
Sarebbe stato bello se il Banco Popolare (che è una cooperativa), dovendo modificare lo statuto della banca cremonese, avesse configurato il nuovo consiglio modellandolo sulla mutata realtà e sulle esigenze di tutela dei risparmiatori. Non è andata così e ha prevalso il criterio corporativo. Non resta da sperare che gli interessi del territorio non si riducano alle poltrone dei consiglieri.

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