Cives Cremona

20 aprile 2010

Il federalismo e il campanile

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 07:00

Con l’avvento delle regioni si cominciò a discutere di un nuovo assetto delle autonomie locali e fu anche proposto di abolire le province per sostituirle con i comprensori. Gli amministratori delle province erano in prevalenza contrari alla loro abolizione (lo sono anche oggi quando se ne parla), per una legge sociologica di immedesimazione nell’istituzione di appartenenza.
Nessuna meraviglia quindi se il presidente del circondario cremasco Perrino, sentendosi toccato nella carica, dichiara che il decreto legge che sopprime (tra l’altro) i circondari è una “porcheria” e che i sindaci del Cremasco continueranno comunque la proficua collaborazione intrapresa quale che sia il destino del circondario, in nome degli interessi del territorio. La richiesta di Perrino ha trovato una sponda nel presidente Salini, che reputa i circondari utili ai cittadini, e anche nella senatrice Fontana, che vede nell’abolizione dei circondari un attacco al vero federalismo. Atteggiamenti comprensibili, in considerazione della forte identità del territorio di cui trattasi.
Ma il taglio dei circondari fa parte del decreto legge 2/2010, con cui il Governo ha anticipato alcune norme contenute nel disegno di legge sulla riforma delle autonomie locali all’esame del Parlamento, con lo scopo (tra l’altro) di contenere le spese degli enti locali. Altri tagli riguardano il difensore civico nei comuni, le circoscrizioni di decentramento comunale, il direttore generale, i consorzi di funzioni tra enti locali, le autorità d’ambito. Il disegno di legge di riforma, noto anche come “codice delle autonomie”, ridisegna il sistema dell’amministrazione locale italiana, definendo meglio i compiti dei vari enti, eliminando enti intermedi, alleggerendo le strutture, semplificando le procedure, ridefinendo il patto di stabilità e introducendo nuove norme sui dirigenti e sui controlli.
Si tratta quindi di un testo che almeno nelle intenzioni prefigura una amministrazione locale più razionale ed efficiente e che non dovrebbe essere compromesso da aggiustamenti dettati da spinte campanilistiche o da interessi di categoria o di casta. Ci sembra pertanto dannoso cominciare a demolirlo nei vari particolari, oggi i circondari, domani magari le comunità montane o le circoscrizioni.
In fin dei conti, l’autonomia (e il federalismo) non si misura dal numero delle poltrone e tanto meno dalla sovrabbondanza di istituzioni. Si alimenta meglio con la partecipazione non formalizzata dei gruppi sociali alla vita amministrativa. Per tornare da dove siamo partiti (il Circondario cremasco) potrebbe bastare una consultazione regolare con i sindaci da parte del presidente della Provincia, unico ente sovracomunale con competenze territoriali. La sostanza sarebbe salva e il campanile non ne risentirebbe

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