Cives Cremona

27 aprile 2010

Servizi di cura e lavoro femminile

Filed under: Società — Cives Cremona @ 07:00

Il lavoro delle donne in Italia tra opportunità e ostacoli è il tema di una ricerca effettuata da alcuni ricercatori dell’Università di Torino per conto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). La ricerca analizza la condizione del lavoro femminile e le politiche che lo incentivano, soffermandosi su quelle che possono favorire la conciliazione tra lavoro e incombenze materne.
Presentiamo una sintesi delle osservazioni in merito all’offerta di asili nido, considerato l’interesse che l’argomento può avere per le amministrazioni locali.

In Italia la proporzione dei posti disponibili in asili nido, rispetto al numero di bambini con meno di tre anni, è tra le più basse d’Europa: l’11% contro il 35-40% di Svezia e Francia e il 50% della Danimarca. La disponibilità è molto disomogenea anche all’interno del Paese, dove si va dal 27,5% dell’Emilia Romagna all’1,5% della Campania. Anche gli orari di apertura sono più limitati che altrove e con grandi differenze tra regioni.
Anche i costi sono più alti rispetto agli altri paesi. La spesa media mensile delle famiglie (2008) è di 300 euro, ma si va dai 221 del Sud ai 364 del Nord. I costi sono coperti per il 60% dagli enti locali e per il 40% dalle famiglie. La spesa a carico dei comuni è mediamente di 600 euro, con un massimo di 892 euro  in Val d’Aosta e un minimo di 285 euro in Basilicata. Dati i vincoli di bilancio degli enti locali, è aumentata la quota dei nidi privati, che rispondono meglio alla domanda di orari flessibili e che sono passati dal 7% del totale nel 1997 al 42% del 2008.
Quello che non fanno gli asili nido, in Italia è fatto dai nonni, che sono il principale aiuto (a costo zero) nella cura dei figli. Il 24% dei bambini italiani è accudito giornalmente ai nonni (è solo il 7% in Germania), ma questa risorsa è destinata a diminuire, sia per la loro disponibilità, sia per la maggiore lontananza  dai figli.
Poiché si ritiene che le difficoltà di cura siano la causa della diminuzione di nascite, si sono messi a confronto gli indici di fecondità con la disponibilità di nidi. Si è così osservato che dove la copertura dei nidi è elevata è più alta l’occupazione femminile e che il numero delle nascite è più alto.
Va segnalato che la scarsità di asili nido dipende anche dalla resistenza al loro utilizo da parte delle famiglie italiane. Una ricerca della Banca d’Italia (del 2008) rivela che il 58% delle famiglie preferisce accudire i figli a casa. Per questa ragione, secondo l’Unione Europea occorre prestare molta attenzione alla qualità dell’assistenza, che dipende in parte (ma non esclusivamente) dalla dimensione delle classi. La media europea per classe è di 3 per i bambini più piccoli e di 6,4 per i più grandi. Il Italia, le medie sono rispettivamente di 5-6 e di 7-10; anche per questo, sotto il profilo della qualità, l’Italia si classifica al decimo posto (su 15).
La ricerca evidenzia dunque ampi spazi di intervento per gli enti locali, al fine di recuperare in termini di numeri e di qualità. Ma segnala anche l’opportunità, suggerita dal Documento Italia 2020, di valorizzare la peculiarità italiana dei nonni al fine di conciliare lavoro femminile e famiglia.
 

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