Cives Cremona

17 Mag 2010

I circondari, la partecipazione e la politica

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 07:00

Agostino Alloni è intervenuto su Cronaca del 1° maggio per sostenere la causa dei circondari, in contraddittorio con Antonino Rizzo che, in un interessante articolo del 30 aprile (sempre su Cronaca), dopo un utile excursus storico, aveva concluso che, “in un disegno di semplificazione e di razionalizzazione, le funzioni di tutti gli enti subprovinciali possono essere senz’altro concentrate nelle province”.
Alloni contesta questa conclusione, sostenendo che lo statuto della provincia di Cremona non prevede per i circondari funzioni amministrative, ma solo funzioni propositive in materia di programmazione economica e di settore. In questo modo, “senza doppioni di uffici si farebbero contare le aree omogenee e le loro rappresentanze”. Secondo Alloni, questa idea è stata compresa da tanti sindaci e da diverse associazioni di categoria (ma non da Salini e da Formigoni).
La difesa dei circondari era già stata presa dal presidente del circondario cremasco Perrino e dalla senatrice Fontana. E lo stesso Salini aveva dichiarato di ritenerli utili per i cittadini. Cives aveva preso lo spunto da queste notizie per sottolineare la positività della legge, che prefigura una amministrazione locale più razionale ed efficiente e che non dovrebbe essere vanificata da spinte campanilistiche. L’autonomia, in effetti, non si misura col numero delle poltrone e tanto meno con la sovrabbondanza di istituzioni, ma si alimenta meglio con la partecipazione non formalizzata dei gruppi sociali alla vita amministrativa.
Ed è proprio sul punto della partecipazione che permane, nella tesi di Alloni, un equivoco duro a morire, lo stesso che ha alimentato negli anni Settanta la proliferazione di organismi cosiddetti di partecipazione che, alla prova della realtà, si sono dimostrati sterili. Ci riferiamo ai Comitati agricoli zonali, ai Distretti scolatici, ai Consigli tributari, ai Comitati di quartiere, e così via: una rete istituzionale gettata sul corpo vivo della società, con malcelato scopo di attirarla in un’orbita politica.
Non è bastata nemmeno la legge di riforma del 1990 a tracciare il confine tra funzioni amministrative e funzioni politiche. Adesso, la legge 42 del marzo scorso, che ha cominciato a sfrondare la boscaglia degli organi amministrativi, impone ai politici di non inventarsi organismi istituzionali non previsti (e come tali fuori legge). Se vogliono fare politica la possono fare liberamente per aree o sottoaree, ma senza fregi e poltrone. Non esiste organismo istituzionale che non costi, almeno in termini di tempo. Ci sono già due enti locali riconosciuti dalla Costituzione, le Province e i Comuni. E ogni comune è gia titolare della rappresentanza necessaria da far valere nei confronti della provincia.

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