Cives Cremona

24 Mag 2010

Il capo del gomitolo

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

Così, dopo il grande successo del libro di Rizzo e Stella (La casta) dedicato ai privilegi e anche agli abusi dei politici, sembra che l’opinione pubblica abbia preso coscienza della necessità di fare qualcosa, si moltiplicano le denunce sui giornali e il ministro Calderoli ha proposto tagli dimostrativi ai compensi dei parlamentari. Anche il quotidiano locale La Provincia ha dedicato alcuni servizi e tabelle alle indennità degli amministratori locali e, nel fondo di domenica 23 maggio, Vittoriano Zanolli, propone di fare qualcosa cominciando a ridurre il numero dei consiglieri e le indennità dell’Aler.
Durante quest’anno di attività, Cives ha dedicato diversi post al costo del nostro sistema politico istituzionale. Si veda Il rasoio di Occam del 12 marzo 2009, Sottobosco istituzionale, del 3 settembre 2009, fino al recente La scure di Calderoli, del 19 corrente. Ma ha sempre evitato di sparare nel mucchio, nella convinzione che i problemi della politica non si risolvono con l’antipolitica ma con una politica di segno diverso, che richiede discernimento e capacità di proposte.
Certo non è facile trovare il capo del gomitolo da dipanare, perché la cosiddetta casta contiene delle sottocaste minori, pronte a difendere le loro prerogative, e anche perché, oltre alla casta dei politici ce ne sono altre che la frenano o la condizionano. (In proposito, si possono leggere i libri sulla casta dei magistrati: L’ultracasta; dei sindacalisti: L’altra casta; dei giornalisti: La casta dei giornali; nonché quelli dedicati ai detentori del potere economico).
Tornando al capo del gomitolo, da dove cominciare dunque? In una situazione in cui coesistono organismi di derivazione napoleonica o sabauda (i prefetti e le province) con organismi locali di antica tradizione (i comuni), con organismi regionali più recenti, nonché organismi di svariata natura, nati per rispondere a esigenze o spinte settoriali (le comunità montane), o per iniziativa delle regioni o degli enti locali (agenzie, circondari, distretti, società parapubbliche); in questa situazione, non è facile trovare il capo del gomitolo, né sapere se il capo sia uno solo.
Ad ogni modo, prima di tentare l’operazione, sarebbe bene (come scrive Luca Ricolfi sulla Stampa del 17) “che i cittadini si levassero dalla testa l’idea che basti affamare i politici per rimettere in sesto le finanze pubbliche”, poiché i veri costi della politica sono quelli indiretti, “ossia lo spreco di risorse pubbliche che corruzione e malgoverno infliggono al Paese”.
Se è così (noi concordiamo), la soluzione sta nel dipanare la matassa di un sistema politico istituzionale che si è aggroviglio su se stesso. E probabilmente i capi da tirare sono più di uno, nel senso che ogni livello può cominciare – volendolo – a ridurre, a semplificare, a concentrare, in modo che la macchina amministrativa funzioni meglio, non offra allettamenti di poltrone inutili, selezioni gli amministratori mediante curricula trasparenti e pubbliche audizioni. E i comuni smettano di fare i telefonisti, o gli editori, o i posteggiatori, o gli agenti di spettacolo. E concentrino le risorse calanti sui servizi essenziali.

Un lettore ci ha chiesto chiarimenti sul risparmio che deriverebbe dalla eliminazione dei consigli di amministrazione dell’Aler. Solo per Cremona, il risparmio annuo sarebbe di 283 mila euro all’anno. Non conosciamo i compensi delle altre Aler della regione, ma applicando lo stesso parametro si arriverebbe a 3 milioni e 400 mila euro di risparmio annuo.

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2 commenti »

  1. Autori e giornalisti, quasi sempre giornalisti, da tempo sollecitano e poi cavalcano il risentimento degli elettori nei confronti dei “costi della politica” come se tagliando gli emolumenti di parlamentari, consiglieri, sindaci, e così via, si potessero risolvere i mali della nostra economia. In momenti difficili come quelli che stiamo passando è necessario il buon esempio, ma temo che il provvedimento, se adottato senza discernimento ed in modo generalizzato come si vorrebbe da più parti, porterebbe più guai che benefici.
    Da sempre sostengo che chi fa politica ed amministra la cosa pubblica debba essere ben retribuito perchè nel nostro tempo queste mansioni sono totalizzanti ed obbligano all’abbandono, quasi sempre, od al ridimensionamento, sempre, della propria attività professionale.
    Il problema non è la retribuzione, che deve essere congra, ma la correttezza, l’onestà, la dedizione, la professionalità e la trasparenza che devono sempre essere presenti.
    Prendiamo il caso,ad esempio, del Presidente della Amm. Provinciale Massimiliano Salini che è stato “sfruculiato” dall’articolo di fondo domenicale del maggior quotidiano locale a causa della sua retribuzione mensile lorda.
    Ebbene, se si vuol essere corretti, bisognerebbe sempre parlare di retribuzione netta perchè il lordo fa solo impressione, ma non conta nulla; tutti sappiamo quanto sia pesante il fisco italiano su ogni tipo di retribuzione. Io sono convinto, poi, che il nostro Presidente sia mal retribuito e che ci abbia rimesso abbandonando il ruolo che ricopriva prima di vincere le elezioni del 2009. E’ sbagliato sostenere che chi fa politica lo faccia solo per la retribuzione; o non si ha conoscenza delle motivazioni che portano alla “politica”, o si è in malafede. Penso non si abbia conoscenza.
    Che dire di Oreste Perri che ha lasciato una ben più gratificante retribuzione(e professione) per fare il nostro Sindaco? Anche lui lo ha fatto per tornaconto economico?
    Va misurato il saper fare. Che cosa significa prendere una retribuzione da nulla se poi si lasciano bilanci disastrati che pesano enormemente, quelli si, sul portafoglio dei cittadini? Molto meglio essere ben pagati e fare bene il proprio dovere con onestà e trasparenza.
    Ciò non significa che non si debba intervenire nei casi limite o di palese squilibrio.
    Stiano molto attenti a parlare di “caste”, spesso a sproposito, perchè più “casta” non c’è di quella dei giornalisti; anche dal punto di vista economico. Anche i giornalisti si dividono in bravi ed incapaci, indipendentemente dal loro stipendio. Non per questo protesteremo per il costo dei quotidiani, e per i recenti aumenti; casomai ci lamenteremo per la qualità dei loro scritti e dei loro “servizi”. Luciano Panvini

    Commento di Luciano Panvini — 24 Mag 2010 @ 11:03

  2. Credo di aver già espresso la mia opinione su questo argomento nel recente passato. La confermo nel sottoscrivere il post di oggi di Cives e il commento di Luciano Panvini con due sottolineature: la prima è che ci sono costi e costi, quelli della democrazia sono sacrosanti, quindi basta fare del falso moralismo ma come si è (avete) detto combattiamo gli sprechi a tutti i livelli e salviamo la buona politica. Per ottenere questo, seconda sottolineatura,c’è bisogno di una classe politica davvero preparata. Certo, la crisi economica si combatte su altri campi e settori, ci sta pure il “buon esempio” della riduzione dei compensi dei parlamentari, ma oggi più che mai c’è bisogno di riforme strutturali, le chiede l’Europa ma soprattutto le chiedono i nostri figli.
    Cordialità.
    Franco

    Commento di Franco Vaiani — 24 Mag 2010 @ 16:10


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