Cives Cremona

28 Mag 2010

A chi giova la fusione di LGH?

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Le reazioni sorprese, sollevate dal progetto di raddoppio di Linea Group Holding (società partecipata totalmente dai comuni di Cremona, Crema, Lodi, Pavia e Rovato), non mi sembrano giustificate. Il presidente uscente Tiranti, nella sua lettera di commiato, aveva già adombrato l’idea di unificare le società patrimoniali che controllano LGH. E all’inizio dell’anno, abbiamo appreso dai giornali che LGH aveva sottoscritto una lettera di intenti con Aceagas-Aps (società operante in Friuli-Venezia Giulia) per arrivare alla integrazione industriale e societaria dei due gruppi.
In quell’occasione, il nuovo presidente, Andrea Pasquali, aveva dichiarato che “il trend del mercato impone riflessioni più ampie e abbiamo il dovere di portare ai nostri soci (i comuni) proposte che possono allargare il campo di azione del nostro gruppo”. Dalla fusione con Aceagas-Aps sarebbe nata una multiutility con tremila dipendenti e più di due milioni di utenti, distribuiti in una decina di province, da Cremona fino a Trieste.
Tutto questo avveniva senza che nel dibattito politico e nei massimi organi rappresentativi si fossero confrontate proposte alternative sulla gestione dei servizi locali e sulle modalità di valorizzazione dei patrimoni comunali di reti e impianti. Ecco perché la stessa reazione del Pd, che chiede oggi una discussione in commissione di vigilanza, mi sembra tardiva. Nessuno da noi aveva raccolto l’idea, che veniva dalla vicina Crema, di approvare un regolamento per disciplinare in modo nuovo i rapporti tra comune e società partecipate, con l’affidamento al consiglio comunale di un “ruolo cruciale di controllo”. Sicché, gli amministratori delle ex municipalizzate hanno mantenuto una sostanziale autoreferenzialità, liberi (una volta superata la fase dell’investitura politica) di stabilire a discrezione gli obiettivi e le strategie aziendali.
Adesso, il progetto presentato al Comune da LGH potrebbe essere l’occasione per mettere ordine nelle gerarchie decisionali, portando in capo agli organi democratici le scelte di indirizzo strategico. E per sciogliere alcuni nodi di merito. Se convenga al comune privarsi delle reti, allo scopo di favorire la crescita oligopolistica dell’ex municipalizzata; o se la crescita non vada soprattutto a vantaggio della governance, visti i lauti appannaggi che le maggiori concorrenti elargiscono ai loro massimi vertici aziendali (2.800.000 euro quelli pagati da A2A per i quattro vertici della società; 1.800.000 euro quelli pagati da Acea per i suoi due vertici).
Ma prima ancora, gli organi democratici del Comune dovrebbero valutare se non convenga utilizzare la normativa europea, che ha liberalizzato i servizi locali, per introdurre la concorrenza nel settore, trattenendo le reti, gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali (che sono di interesse pubblico) e affidando l’erogazione dei servizi a imprese scelte mediante pubblica gara.

 

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