Cives Cremona

31 Mag 2010

Risposta ad Albertoni su Lgh

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Fino ad oggi, le scelte strategiche ed organizzative relative ai servizi pubblici locali sono state trattate in sedi riservate, come le segreterie dei partiti o gli interna corporis aziendali, mentre gli organi democratici si sono limitati a ratificare i componenti dei cda e qualche riga di indirizzo in sede di approvazione del bilancio.
Ringrazio quindi il presidente di Aem, Franco Albertoni, per l’attenzione che ha voluto riservare al mio intervento, ma soprattutto per avere aperto con la sua risposta un confronto pubblico sulle strategie di Lgh e sui rapporti tra il comune e le società partecipate.
Auspicando che questo confronto possa avere un seguito aperto in sede comunale, colgo comunque l’occasione per un chiarimento, cominciando dal rilievo che Albertoni non ritiene sensato raccogliere: che possa cioè essere l’interesse degli amministratori a propiziare la crescita delle aziende. Non è una mia teoria. Quaranta anni fa J.K. Galbraith aveva analizzato l’influenza determinante delle “tecnostrutture” aziendali nelle scelte strategiche e persino nella nomina degli amministratori delle grandi società. Il problema si pone appunto nelle società a capitale diffuso e, a maggior ragione, nelle società pubbliche, dove gli azionisti sono in teoria i cittadini, ma dove i pacchetti azionari sono gestiti con criteri politici e dove solo il management possiede tutte le informazioni necessarie ad orientare le decisioni.
Albertoni mi rimprovera di avere collegato la proposta (attuale) di rafforzamento patrimoniale di Lhg con la fusione (eventuale) con Acegas-Aps. Non è una mia invenzione, ma la linea tracciata da Pasquali, per mantenersi in linea con “il trend del mercato”. Mi è sembrato quindi logico considerare il rafforzamento una prima mossa in vista di una più forte crescita successiva.
Ma veniamo al rafforzamento, da attuarsi con il conferimento delle reti e degli impianti da Aem a Lgh. Con questa operazione, il comune aumenterebbe la sua quota dal 25 al 33%, ma il filo che lega il suo patrimonio alla nuova patrimoniale (Lgh) diverrebbe più lungo. Se si vuole rafforzare il territorio con strutture più solide, per garantire servizi migliori, bisogna evitare che il filo si allunghi troppo. Ricordo che è bastata la trasformazione della vecchia municipalizzata in spa per produrre un incontrollato e ingiustificato incremento di attività e di società, anche fuori dalle funzioni che sono il core business del comune e che il comune dovrebbe rispettare per non invadere la sfera della società.
g.p.

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