Cives Cremona

30 luglio 2010

Considerazioni sul terzo ponte (3)

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Questa parte dello studio di Massimo Terzi analizza i problemi infrastrutturali emergenti alla scala comunale di Cremona e Castelvetro Piacentino.

Il punto critico della viabilità nella zona sud-ovest di Cremona è il ponte in ferro perché rappresenta una strozzatura. Castelvetro, invece, presenta rilevanti problematiche di circolazione stradale per lo più indotte dalla presenza del casello autostradale dell’A21 e dalla vicinanza con Cremona.
Questa problematica situazione viabilistica può essere fatta risalire a due clamorosi errori del passato. Il primo (nel 1971), la collocazione del tracciato autostradale a oriente del territorio, quando un tracciato più breve ad occidente avrebbe potuto servire la zona portuale e industriale di Cremona. Il secondo (nel 1984), il rifiuto dell’offerta delle Ferrovie dello Stato di utilizzare le pile intatte del vecchio ponte, sostituito da uno nuovo. Maggior lungimiranza avrebbe consentito di avere oggi un ponte costituito da tre percorsi affiancati, uno adibito al traffico ferroviario e gli altri due ai sensi di marcia in ingresso ed uscita delle autovetture.
Il Comune di Cremona, dal punto di vista viabilistico, presenta difficoltà di servizio delle aree industriali lungo il canale navigabile, oltre a difficoltà di smaltimento del traffico di attraversamento proveniente da oriente, soprattutto dalla S.S. n. 10, verso occidente, che viene “strozzato” nel passaggio sul ponte in ferro e nell’attraversamento di Castelvetro Piacentino.
L’inadeguatezza dei collegamenti stradali con la zona portuale ed industriale di Cremona è disagevole per i mezzi diretti a settentrione, provenienti da Piacenza o Fidenza. Il congiungimento con le varie direttrici da oriente ad occidente può avvenire solo attraverso il collegamento autostradale dell’A21, oppure attraverso la tangenziale, la via Eridano e il ponte in ferro.
I mezzi provenienti da Bergamo, Milano, Pavia-Codogno e dall’area portuale, per imboccare il casello di Cremona della A21 percorrono la tangenziale (via Sauro) e un tratto della S.S. n. 10 verso Mantova. Oppure, se vogliono ridurre il percorso (in particolare gli autotrasportatori della Tamoil), si immettono sul tratto terminale della tangenziale (via Eridano) e, per giungere al casello di Castelvetro, attraversano il ponte in ferro e il centro abitato del paese.
Il punto critico della viabilità, nella zona sud-ovest della città, è proprio il ponte in ferro, perché rappresenta una strozzatura costituita da una sezione stradale inadeguata al tipo ed al flusso di veicoli oggi transitanti, cui si aggiunge la frequente necessità di manutenzione straordinaria. Il suo impiego attuale, come collegamento nei due sensi per il traffico pesante e per quello ordinario, presenta notevoli pericoli,non ultimo quello legato all’attraversamento del centro abitato di Castelvetro Piacentino.
Castelvetro presenta rilevanti problematiche di circolazione stradale, per lo più indotte dalla presenza del casello autostradale, utilizzato da Cremona come il suo ingresso meridionale; dalla dipendenza dal ponte in ferro che collega Cremona al casello; dalla coincidenza di strade urbane con strade statali di attraversamento del centro abitato. Naturalmente queste difficoltà si ripercuotono anche nelle frazioni meridionali di S. Giuliano, Cantarana, S. Pedretto e S. Pietro. (3 – continua)

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28 luglio 2010

Considerazioni sul terzo ponte (2)

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 21:28

Continuiamo la pubblicazione dello studio di Massimo Terzi sul quadro della viabilità nell’intorno Cremona-Castelvetro, territori a cavallo del Po con funzioni di “area ponte” per le comunicazioni tra Lombardia ed Emilia.

ll guado del Po a Cremona, da sempre ha costituito il punto da cui si dipartivano a raggiera le comunicazioni provenienti dall’Italia centrale verso la raggiera dei passi alpini. Castelvetro per lungo tempo è stata la testa di ponte che ne sorvegliava il guado.
Pur essendo in territorio piacentino, Castelvetro può essere considerata zona residenziale, terziaria-commerciale e per il tempo libero di Cremona.Purtroppo, Cremona sembra porre poca attenzione alla stretta vicinanza con Castelvetro ed alle opportunità che questa realtà ormai matura e dinamica può offrire. Nonostante la immediata vicinanza i progetti comuni tra le due realtà sono pochi e non superano quelli dei reciproci interessi commerciali.
Di fatto, oltre a Castelvetro, anche Caorso e Monticelli sono sempre stati, anche storicamente, dei sobborghi della città e vivono la condizione tipica delle situazioni di confine. Attualmente, pur dipendendo amministrativamente dalla provincia piacentina sono ormai quartieri periferici di Cremona e da questa dipendono per molte esigenze, per cui dovrebbero meritare maggiori attenzioni e coordinamento d’intenti ed essere considerati all’interno di un ”progetto di vasta area”.
Certo, le difficoltà burocratiche e legislative per una gestione territoriale coordinata sono molte, ma non insormontabili. Noi riteniamo che l’attuale ponte in ferro, su cui corrono paralleli ed affiancati percorsi su ferro, su gomma e ciclopedonali, sia diventato ormai un “percorso urbano” e come tale debba essere considerato per smaltire solo il traffico ordinario. Riteniamo, inoltre, che Castelvetro Piacentino e Cremona siano, di fatto, ormai un’unica entità urbana che come tale vada considerata per affrontarne le problematiche viabilistiche.
n particolare, l’ubicazione dei territori dell’intorno Cremona-Castelvetro, collocati a cavallo del Po, conferiscono a questo ambito funzioni di “area ponte” per le comunicazioni in senso meridiano tra la Lombardia nord-orientale ed i confinanti territori transpadani della Regione Emiliana, nonché per quelle aree rivolte più ad occidente verso il Tirreno, e più a meridione verso il resto della penisola.
Piacenza e Cremona sono storicamente gemellate da un analogo destino che le unisce, dall’atto della loro fondazione, come teste di ponte, a cavaliere della riva destra e sinistra del Po e come cerniere dei rispettivi territori. Le due città capoluogo sono distanti tra loro meno di 30 chilometri e realizzano con Fiorenzuola un interessante “area di scambio” tra l’Autosole ed il bivio e lo sdoppiamento dell’autostrada A21. Si presentano nella favorevole condizione di poter far fronte comune alle competizioni di sistema, essendo strutturate in modo da poter esercitare una possibile loro reciproca integrazione complementare, secondo un processo di conurbazione, già in atto, che è legato dall’insieme delle caratteristiche dei comuni attestati in successione tra il fiume, la S.S. n. 10 Padana Inferiore e l’autostrada A21.
Tale intorno presenta il vantaggio di essere posizionato tra due delle Regioni più dinamiche a livello europeo e, contemporaneamente, esterno alle aree più densamente congestionate del settentrione. I due centri si collocano inoltre in posizione baricentrica nell’area padana, a poca distanza da un polo di attrazione metropolitano come Milano, da una zona economicamente vivace come quella parmigiana e da un’importante area produttiva come quella bresciana. (2 – continua)

23 luglio 2010

Considerazioni sul “terzo ponte”

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 16:34

Massimo Terzi, architetto, assessore all’urbanistica nella giunta Bodini, ci ha inviato uno studio dettagliato su: “Considerazioni generali per la definizione del quadro complessivo della viabilità nell’intorno Cremona-Castevetro Piacentino, in seguito alla decisione di realizzare il raccordo autostradale con il porto di Cremona”. Pubblichiamo oggi un’ampia sintesi della Premessa.

 Il problema della viabilità tra Cremona e l’Oltrepo e delle infrastrutture per il Porto Canale va oltre le immediate necessità urbane. Esso può trovare soluzione solo nel raccordo con l’area di Castelvetro Piacentino e, soprattutto, nei programmi infrastrutturali di livello interregionale ed interprovinciale dei rispettivi territori.
La società Autostrade Centropadane, invece, ha interpretato il tema del terzo attraversamento come questione da verificare soprattutto dal punto di vista dell’impatto ambientale, dando per scontati gli aspetti generali e strategici dell’intervento, sulla base di ipotesi e scenari indeterminati e con un attivismo progettuale che sembra legato alla necessità di investire utili, con il fine di rinnovare la concessione governativa.
In questi giorni sono stati approvati i progetti definitivi, per cui sembra ormai prossima una decisione senza ritorno, le cui conseguenze produrranno trasformazioni del territorio difficilmente controllabili nell’intorno interessato. Sarebbe stato auspicabile, in extremis, un ulteriore allargamento della consultazione e qualche simulazione in più, in considerazione di quanto il “terzo ponte” può rappresentare all’interno di ambedue i confini comunali. Come è prevedibile, questo raccordo prefigurerà nuovi assetti territoriali, con fenomeni di nuova urbanizzazione ed episodi edilizi diffusi, che influenzeranno in modo del tutto casuale la realizzazione del futuro disegno urbano.
Forse, più proficuamente, sarebbe stata l’occasione per discutere di quello che avrebbe potuto essere il modello di sviluppo urbano di riferimento e per affrontare il discorso dell’immagine e della forma della nuova Cremona.
Alla luce di una sensibilizzazione più allargata, sarebbe comunque opportuna una riconsiderazione della scelta, nel contesto di una politica del territorio finora accantonata e di una valutazione critica del modello economico di cui appaiono le connotazioni negative (legate essenzialmente al suo spreco). Una riconsiderazione riguarda la necessità dell’opera che, proposta come inderogabile, non giustifica a sufficienza l’offesa al territorio, al paesaggio e all’ambiente. Un’altra riguarda il mancato coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale. Ignorare il consenso e le procedure corrette per avallare opere inutili, comporta un danno evidente di cui, in un momento così difficile, non è possibile non tenere conto.
Le considerazioni sono quindi un contributo critico alla proposta progettuale della società Autostrade Centropadane, che non avrebbe dovuto lasciare senza risposte convincenti questioni come il modesto bacino d’utenza servito dall’opera, la sicurezza dell’ambito urbano ed industriale di Cavatigozzi, l’impatto ambientale ed idraulico, nonché il bilancio costi e benefici.
Si tratta di considerazioni gia’ avanzate sia dalla stampa sia da altri coraggiosi ed appassionati cittadini, nonché dal sottoscritto, e rappresentano un invito a tener presente la proposta di intervento nella sua globalità.
Infine, questa vicenda mi suggerisce una questione relativa al reale potere decisorio dell’urbanistica. Nei fatti (non solo in questo caso) sembra che, in questo ultimo decennio, molte decisioni siano state prese senza aver valutato razionalmente le convenienze tecniche ed economiche di un’operazione, sulla base di rapporti di forza, ad onta del buon senso, della sostenibilità, della opportunità e dei vincoli.
Cremona non può sottovalutare le pochissime occasioni che si presentano, per evitare di ricadere in altri errori. La trasformazione di questa città, in nome di un imprecisato sviluppo, troppo spesso invocato e mai attuato, ha subito scelte non sufficientemente meditate che hanno creato situazioni di grave degrado funzionale, ambientale ed artistico, gettando al vento grandi opportunità.
Sarebbe a questo punto significativo che i cittadini avessero in extremis uno scatto di orgoglio, partecipando alla costruzione della qualità della loro città. Lo scopo di questa ”memoria” è quella di stimolare un ripensamento e la ricerca di una soluzione alternativa che tenga insieme le necessità di Cremona e di Castelvetro Piacentino. (1 – continua)

20 luglio 2010

Quel segno in più

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 15:55

Il comitato “Rete donne di Cremona” (v. Cronaca del 4 luglio) ha manifestato la sua contrarietà al funerale dei feti, celebrato con rito cattolico dall’associazione “Difendere la vita con Maria” per conto dell’Ospedale di Cremona. La “Rete” ritiene che una cerimonia confessionale non rispetti la libertà e la riservatezza delle donne, chiede quindi che venga revocato l’accordo tra Ospedale e Associazione e che ci si limiti in futuro ad una sepoltura senza riti, come previsto dalla legge regionale.
A sostegno della “Rete”, il gruppo consiliare del Pd ritiene che funerale e rito religioso non possano essere imposti dalle istituzioni ai genitori che non vogliono accollarsi la sepoltura. Ricorda inoltre che la legge regionale non prevede riti e apposizione di lapidi.
In effetti, la legge regionale approvata nel 2007 all’unanimità, dispone che in caso di aborto i feti non siano trattati come rifiuti ospedalieri e che, come prodotti del concepimento, abbiano diritto alla sepoltura. Da qui l’obbligo per la direzione sanitaria di informare i genitori circa la facoltà di sepoltura a loro carico e – in caso di diniego – di provvedere direttamente.
Per questa evenienza, l’Ospedale di Cremona ha stipulato una convenzione con l’associazione cattolica “Difendere la vita con Maria” che, da maggio, provvede alla sepoltura, accompagnandola con un rito religioso. Il rito che la “Rete donne” e il gruppo consiliare del Pd appunto contestano, chiedendo che ci si limiti alla lettera della legge regionale.
Di diversa opinione l’associazione “Ciao Lapo”che, in una lettera inviata al Ministro della salute – dopo aver ricordato che per i nati morti di almeno ventotto settimane la legge prevede l’obbligo di registrazione e che per i feti abortiti anche prima delle venti settimane la legge consente ai parenti la sepoltura presso il cimitero – sostiene che “il rito, indipendentemente dalla religione associata, segna il passaggio del proprio caro e simboleggia il saluto alla persona amata”. Chiede quindi che venga portata a conoscenza dei genitori o della madre la facoltà di provvedere alla sepoltura e che questa sia resa praticabile in appositi spazi nei cimiteri.
Dopo i documenti della “Rete donne” e del Pd, il 7 luglio il sindaco Perri, assieme al direttore dell’Ospedale Spaggiari e al presidente dell’associazione “Difendere la vita” don Lucini, ha incontrato una delegazione della “Rete”. Nell’incontro, don Lucini ha affermato che la spettacolarizzazione del rito non è stata cercata e voluta e che in futuro ci si limiterà ad una semplice preghiera, aperta ad altre confessioni. Spaggiari ha chiarito di non aver infranto nessuna norma, ma solo di aver accolto la disponibilità dell’associazione “Difendere la vita” di dare degna sepoltura ai “prodotti del concepimento”. Si è poi impegnato a richiedere alle donne che delegano la sepoltura all’ospedale se desiderano avvalersi del rito cattolico.
Sembra dunque che la contestazione si sia placata e che, salvo in caso di esplicito diniego, sarà possibile accompagnare l’inumazione dei feti con una preghiera e un segno di croce, quel segno in più che riserviamo alla bara che passa e che per un istante ci lega al comune destino.

15 luglio 2010

E se abolissimo le regioni

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 17:12

 Il titolo è forse provocatorio e suggerito dalle letture feriali relative alla disputa sorta tra le regioni e il governo sulla manovra finanziaria. Con le regioni che la contestano e minacciano di restituire le deleghe che la legge ha loro conferito, rifiutando di sottomettersi a quell’interesse nazionale che dovrebbe vincolare tutti – enti e privati – specie di fronte ad una crisi finanziaria che minaccia addirittura la sopravvivenza di alcuni stati.
Eppure le regioni non sono esenti da inefficienze e sprechi. Lo ha dimostrato Luca Ricolfi nel suo libro Il sacco del Nord (censito da Cives in data 9 febbraio). Ne hanno parlato recentemente Rizzo e Stella sul Corriere della sera, a proposito degli uffici di rappresentanza estera che molte regioni mantengono. Ha ripreso l’argomento Enrico Cisnetto, sul Foglio del 9 luglio, richiamando il caso clamoroso della sanità, con quattro regioni commissariate, altre quattro in fase di improbabili risanamenti, la Calabria che certifica “oralmente” il suo deficit sanitario.
Conclude Cisnetto che “se è giusto tagliare i trasferimenti alle regioni perché nei loro bilanci ci sono enormi quantità di spesa improduttiva, ancor più giusto sarebbe stato far coincidere quest’opera di risanamento con un complessivo riordino delle regioni e degli altri enti locali”. Cisnetto ha fatto anche i conti e, riorganizzando, razionalizzando, concentrando i centri di spesa, arriva a quantificare un risparmio di 250 miliardi di euro. Dieci volte la manovra.
Purtroppo, i conti bisogna farli con l’oste, cioè con una classe politica che trova nella moltiplicazione dei centri di costo alimento per le clientele e consensi elettorali per sé. Basta vedere quel che è successo alla manovra in corso, che ha già mollato diverse prese, per capire come sia difficile da realizzare la riforma globale del nostro vetusto, pletorico, inefficiente apparato politico amministrativo. Nel nostro piccolo: aboliti i circondari spuntano le consulte dei sindaci; alla faccia di Calderoli che li aveva soppressi, si istituiscono i comitati di quartiere.
Eppure, l’esigenza di ripensare tutto il nostro ordinamento amministrativo è sostenuta da tempo e da molti di ogni parte politica. E ci ha tolto un po’ dallo sconforto l’avere appreso, su Avvenire del 15 luglio, di un forum organizzato dal Movimento cristiano lavoratori (Mcl) e dalla Fondazione Europa Popolare, sul tema della riforma costituzionale, che propone un forte rinnovamento delle nostre istituzioni a quaranta anni dalle regioni e a sessantaquattro dalla Costituente.
Ecco perché il titolo non è del tutto provocatorio e contiene un auspicio: il recupero dello spirito che ha animato i primi regionalisti, per enti non burocratici, di programmazione e di alta amministrazione, garanti di un ordinamento basato sulle autonomie locali.

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