Cives Cremona

15 luglio 2010

E se abolissimo le regioni

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 17:12

 Il titolo è forse provocatorio e suggerito dalle letture feriali relative alla disputa sorta tra le regioni e il governo sulla manovra finanziaria. Con le regioni che la contestano e minacciano di restituire le deleghe che la legge ha loro conferito, rifiutando di sottomettersi a quell’interesse nazionale che dovrebbe vincolare tutti – enti e privati – specie di fronte ad una crisi finanziaria che minaccia addirittura la sopravvivenza di alcuni stati.
Eppure le regioni non sono esenti da inefficienze e sprechi. Lo ha dimostrato Luca Ricolfi nel suo libro Il sacco del Nord (censito da Cives in data 9 febbraio). Ne hanno parlato recentemente Rizzo e Stella sul Corriere della sera, a proposito degli uffici di rappresentanza estera che molte regioni mantengono. Ha ripreso l’argomento Enrico Cisnetto, sul Foglio del 9 luglio, richiamando il caso clamoroso della sanità, con quattro regioni commissariate, altre quattro in fase di improbabili risanamenti, la Calabria che certifica “oralmente” il suo deficit sanitario.
Conclude Cisnetto che “se è giusto tagliare i trasferimenti alle regioni perché nei loro bilanci ci sono enormi quantità di spesa improduttiva, ancor più giusto sarebbe stato far coincidere quest’opera di risanamento con un complessivo riordino delle regioni e degli altri enti locali”. Cisnetto ha fatto anche i conti e, riorganizzando, razionalizzando, concentrando i centri di spesa, arriva a quantificare un risparmio di 250 miliardi di euro. Dieci volte la manovra.
Purtroppo, i conti bisogna farli con l’oste, cioè con una classe politica che trova nella moltiplicazione dei centri di costo alimento per le clientele e consensi elettorali per sé. Basta vedere quel che è successo alla manovra in corso, che ha già mollato diverse prese, per capire come sia difficile da realizzare la riforma globale del nostro vetusto, pletorico, inefficiente apparato politico amministrativo. Nel nostro piccolo: aboliti i circondari spuntano le consulte dei sindaci; alla faccia di Calderoli che li aveva soppressi, si istituiscono i comitati di quartiere.
Eppure, l’esigenza di ripensare tutto il nostro ordinamento amministrativo è sostenuta da tempo e da molti di ogni parte politica. E ci ha tolto un po’ dallo sconforto l’avere appreso, su Avvenire del 15 luglio, di un forum organizzato dal Movimento cristiano lavoratori (Mcl) e dalla Fondazione Europa Popolare, sul tema della riforma costituzionale, che propone un forte rinnovamento delle nostre istituzioni a quaranta anni dalle regioni e a sessantaquattro dalla Costituente.
Ecco perché il titolo non è del tutto provocatorio e contiene un auspicio: il recupero dello spirito che ha animato i primi regionalisti, per enti non burocratici, di programmazione e di alta amministrazione, garanti di un ordinamento basato sulle autonomie locali.

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