Cives Cremona

20 luglio 2010

Quel segno in più

Filed under: Cultura — Cives Cremona @ 15:55

Il comitato “Rete donne di Cremona” (v. Cronaca del 4 luglio) ha manifestato la sua contrarietà al funerale dei feti, celebrato con rito cattolico dall’associazione “Difendere la vita con Maria” per conto dell’Ospedale di Cremona. La “Rete” ritiene che una cerimonia confessionale non rispetti la libertà e la riservatezza delle donne, chiede quindi che venga revocato l’accordo tra Ospedale e Associazione e che ci si limiti in futuro ad una sepoltura senza riti, come previsto dalla legge regionale.
A sostegno della “Rete”, il gruppo consiliare del Pd ritiene che funerale e rito religioso non possano essere imposti dalle istituzioni ai genitori che non vogliono accollarsi la sepoltura. Ricorda inoltre che la legge regionale non prevede riti e apposizione di lapidi.
In effetti, la legge regionale approvata nel 2007 all’unanimità, dispone che in caso di aborto i feti non siano trattati come rifiuti ospedalieri e che, come prodotti del concepimento, abbiano diritto alla sepoltura. Da qui l’obbligo per la direzione sanitaria di informare i genitori circa la facoltà di sepoltura a loro carico e – in caso di diniego – di provvedere direttamente.
Per questa evenienza, l’Ospedale di Cremona ha stipulato una convenzione con l’associazione cattolica “Difendere la vita con Maria” che, da maggio, provvede alla sepoltura, accompagnandola con un rito religioso. Il rito che la “Rete donne” e il gruppo consiliare del Pd appunto contestano, chiedendo che ci si limiti alla lettera della legge regionale.
Di diversa opinione l’associazione “Ciao Lapo”che, in una lettera inviata al Ministro della salute – dopo aver ricordato che per i nati morti di almeno ventotto settimane la legge prevede l’obbligo di registrazione e che per i feti abortiti anche prima delle venti settimane la legge consente ai parenti la sepoltura presso il cimitero – sostiene che “il rito, indipendentemente dalla religione associata, segna il passaggio del proprio caro e simboleggia il saluto alla persona amata”. Chiede quindi che venga portata a conoscenza dei genitori o della madre la facoltà di provvedere alla sepoltura e che questa sia resa praticabile in appositi spazi nei cimiteri.
Dopo i documenti della “Rete donne” e del Pd, il 7 luglio il sindaco Perri, assieme al direttore dell’Ospedale Spaggiari e al presidente dell’associazione “Difendere la vita” don Lucini, ha incontrato una delegazione della “Rete”. Nell’incontro, don Lucini ha affermato che la spettacolarizzazione del rito non è stata cercata e voluta e che in futuro ci si limiterà ad una semplice preghiera, aperta ad altre confessioni. Spaggiari ha chiarito di non aver infranto nessuna norma, ma solo di aver accolto la disponibilità dell’associazione “Difendere la vita” di dare degna sepoltura ai “prodotti del concepimento”. Si è poi impegnato a richiedere alle donne che delegano la sepoltura all’ospedale se desiderano avvalersi del rito cattolico.
Sembra dunque che la contestazione si sia placata e che, salvo in caso di esplicito diniego, sarà possibile accompagnare l’inumazione dei feti con una preghiera e un segno di croce, quel segno in più che riserviamo alla bara che passa e che per un istante ci lega al comune destino.

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