Cives Cremona

12 luglio 2010

Due libri in memoria di Vincenzo Vernaschi

Filed under: Cultura,Storia — Cives Cremona @ 07:00

Per giustificare la nostra latitanza degli ultimi tempi, diamo conto delle iniziative promosse dal Comitato Vincenzo Vernaschi, in memoria del XX anniversario della morte (20 settembre 2010)

Vincenzo Vernaschi sindaco. L’esperienza del centrosinistra a Cremona (1961-1968). Il Comitato ha voluto onorare la memoria di Vernaschi dedicando un libro all’esperienza della giunta di  centrosinistra e al ruolo che in essa egli ebbe.
Il libro comprende due saggi. Nel primo, Simone Riboldi analizza, sulla base degli atti del consiglio comunale, l’operato della giunta Vernaschi. Nel secondo, Fabrizio Superti percorre, sulla base delle cronache dell’epoca, le vicende politiche che hanno preparato e accompagnato l’esperienza del centrosinsistra cremonese.
Il libro è un contributo alla ricerca storica su una fase della nostra storia politica e ammnistrativa ricca di novità e di suggestioni.

Dal taccuino del senatore è la raccolta degli scritti che Vernaschi pubblicò settimanalmente sulla Provincia, su invito del direttore Mauro Masone, tra il 1987 e il 1988, dopo il ritiro dall’attività parlamentare. Si tratta di riflessioni su temi politici, sociali e culturali, note sui viaggi in Europa e nel mondo, ricordi di persone conosciute a Roma e a Cremona, che tracciano un vero e proprio itinerario di vita e di pensiero dell’autore.
Il libro è stato curato e annotato da Walter Montini.

5 luglio 2010

La politica e i cittadini

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 11:35

In questi ultimi tempi la redazione è stata assorbita totalmente dalla cura delle pubblicazioni in ricordo del XX anniversario della morte di Vincenzo Vernaschi, sindaco di Cremona dal 1961al 1968 e poi senatore. Per scusarci con i lettori, pubblichiamo in anteprima uno dei «Taccuini» di Vernaschi, pubblicato sulla Provincia del 22 agosto 1987, su un tema caro a Cives.

Capire che cosa vogliono i cittadini è compito precipuo dei politici. Se uno non avverte quali sono le domande attuali della società in cui opera, è meglio che cambi mestiere. Anche se resta aperto il problema se il politico debba solo accogliere la domanda o anche indirizzarla. Personalmente, credo che questa seconda strada sia la più corretta.
La scelta di un partito (e quindi la soluzione di uno o più problemi lungo una certa rotta) implica una disponibilità ad affidarsi, a delegare. Qualcuno lo penserà un disimpegno, altri, e così chi scrive, un atto di credito nei confronti del proprio candidato. Il politico viene così ad avere un dovere di indirizzo su tutti i grandi temi, anche perché si deve presumere che la sua informazione specifica sia un poco più ampia di quella del comune cittadino. Capire che cosa vuole l’elettore è importante; però più ancora lo è portare l’elettore a rendere il più razionale possibile la propria istanza. Il che significa renderla compatibile con l’interesse generale.
L’esercizio della democrazia diretta, previsto per ora solo con il referendum abrogativo, non rappresenta il momento più alto del sistema democratico. Se poi i referendum si infittiscono, ciò potrebbe significare che il Parlamento non è più capace di sentire il polso dell’elettorato, cosicché questi si vede obbligato a sottoporre al giudizio diretto di tutti i cittadini le diverse leggi. Il che mi porta a dire che si allarga la forbice fra istituzioni e popolo. Dove vi è un duplice rischio: o che le istituzioni vanno oramai scritte con la minuscola o il popolo ha di nuovo bisogno di un capo.
La tentazione a guidare ha i suoi corsi e ricorsi storici, soprattutto quando si fa strada l’indifferenza verso tutto ciò che è pubblico, cioè del popolo, come si insegnava un tempo, derivando pubblico da populicus.

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