Cives Cremona

20 settembre 2010

I partiti e la Fondazione

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 07:00

In un nostro post del marzo 2009 (Torniamo allo “statuto”) avevamo segnalato la renitenza dei politici ad accettare lo spirito e la lettera della legge 142/1990, che aveva introdotto una netta distinzione tra le funzioni politiche, quelle di amministrazione e quelle di gestione.
Una riprova di questa renitenza è offerta dalla vicenda della Fondazione Città di Cremona, a proposito della quale le posizioni dei partiti ci sembrano tutte viziate (chi più, chi meno) da un presupposto erroneo: l’assimilazione della Fondazione ad un’azienda strumentale del Comune (come una municipalizzata o partecipata, o come un ente di emanazione comunale).
Ma le Fondazioni, derivate dalle Istituzioni di assistenza e beneficenza (le Ipab create da Crispi nel 1890), a loro volta derivate dalle Opere pie (sorte nel corso dei secoli), si trovano in una condizione completamente diversa rispetto al Comune. Esse godono di una autonomia statutaria che non ha nulla a che fare con lo statuto del comune, ma affonda le sue origini nelle tavole fondative, che la stessa legge Crispi aveva rispettato, affidando allo statuto di ciascuna istituzione la scelta della composizione dell’organo amministrativo.
Il fatto che lo statuto della Fondazione Città di Cremona ponga in capo al sindaco del Comune di Cremona la designazione degli amministratori non trasforma la Fondazione in un ente comunale. Persino gli amministratori delle vecchie Ipab, nonostante fossero nominati dal Comune, non potevano ritenersi “rappresentanti” del Comune, bensì rappresentanti della più ampia collettività che al Comune è territorialmente collegata. A maggior ragione, questo vale per gli amministratori delle fondazioni, costituite come enti privati, sulla base della legge del 2000 e del decreto legislativo del 2001.
Questa normativa recente stabilisce che le fondazioni costituite in questa forma sono “dotate di piena autonomia statutaria e gestionale e perseguono scopi di utilità sociale, utilizzando tutte le modalità consentite dalla loro natura giuridica”; che il loro statuto può prevedere “la nomina pubblica dei componenti degli organi di amministrazione, esclusa comunque ogni rappresentanza”; che il controllo e la vigilanza sulle fondazioni spetta alla Regione, in base agli articoli 25 e 27 del Codice Civile”.
La petizioni manifestate dai partiti circa la revoca degli amministratori della Fondazione Città di Cremona, o circa  l’assoggettamento della Fondazione ad uno stretto controllo del Comune, ci sembrano dunque fuori luogo. Ancor più dissonanti le pressioni esercitate sugli amministratori della Fondazione per spingerli alle dimissioni, pressioni che hanno avuto l’effetto di allontanare dall’impegno civico cittadini volonterosi.
In un precedente post (Sull’autonomia delle fondazioni), abbiamo assimilato le fondazioni “caritative” alle fondazioni bancarie, che una sentenza della Corte Costituzionale definisce “soggetti dell’organizzazione delle libertà sociali a livello intermedio tra le istituzioni pubbliche e la comunità dei cittadini”, cioè espressione concreta della sussidiarietà. Perché questo ci sembra lo spazio innovativo in cui potrebbe esercitarsi libertà e la fantasia dei partiti, interpretando bisogni e proponendo nuove iniziative, ma senza mortificare e anzi valorizzando l’apporto dei cittadini chiamati ad amministrare.

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