Cives Cremona

27 settembre 2010

La concorrenza secondo Rossetto

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 07:00

Alcuni giorni fa, dopo l’apertura del nuovo supermercato Rossetto, le cronache locali hanno riportato il fatto seguente. Una persona, che stava rilevando i prezzi delle merci esposte al pubblico sugli scaffali, era stata invitata ad allontanarsi, in ottemperanza ad un cartello di divieto (fotografato dal giornale) che si rifaceva all’articolo 2 della legge 287/1990 e all’articolo 614 del Codice penale. Di fronte all’insistenza del “rilevatore”, il responsabile aveva anche chiesto l’intervento della pubblica sicurezza.
L’episodio aveva sollevato la nostra curiosità, ma poi l’avevamo scordato. Ieri, una pubblicità del supermercato Rossetto, trovata sotto al portone, ce l’ha fatto tornare in mente e siamo andati alle fonti normative su cui poggia l’imperioso cartello.
La legge 287/1990 ha come titolo “Norme per la tutela della concorrenza e del mercato”. L’articolo 2 di questa legge afferma che “sono vietate le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza”, mediante accordi che abbiano – tra l’altro – lo scopo di fissare i prezzi. Lo scopo della legge dunque è proprio il contrario di quanto invocato dalla Rossetto. Il “rilevatore” era probabilmente un concorrente, che non voleva stringere alcun accordo con la Rossetto, ma voleva anzi raccogliere informazioni per fargli concorrenza. E’ curioso invocare contro la concorrenza altrui una legge che ha proprio lo scopo di favorire la concorrenza.
Forse una risposta più convincente ce l’avrebbe data l’articolo 614 del Codice Penale, che ci siamo affrettati a consultare. Ebbene, questo articolo stabilisce che “chiunque si introduce nell’abitazione altrui o in un altro luogo di dimora privata…contro la volontà” del titolare, “ovvero clandestinamente o con l’inganno è punito con la reclusione fino a tre anni”. Ma il supermercato non dovrebbe essere un luogo di scambio aperto al pubblico, che assicura la trasparenza con l’esposizione dei prezzi e dove si può uscire anche senza aver fatto la spesa? Qual è dunque la violazione commessa dal misterioso “rilevatore”?
E non dovrebbe essere compito di un osservatorio pubblico di rilevare i prezzi di tutti negozi in modo che il consumatore possa essere informato, magari on line, delle condizioni praticate sulla piazza? Non è questa la trasparenza che favorisce la concorrenza e che la legge tutela?

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