Cives Cremona

6 settembre 2010

Ripensando Scivoletto *

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 16:53

Nel 1970, Angelo Scivoletto, docente di sociologia alla facoltà di magistero (allora operante a Cremona), realizzò una ricerca sulla città, motivata dalla sensazione che essa stentasse a trovare un precisa collocazione nell’ambito dello sviluppo economico del Nord Italia e della Lombardia in particolare. Dai rapporti con i cittadini, con i gruppi organizzati, con le istituzioni e con gli organi di informazione si percepiva una certa sfiducia nell’evoluzione socioeconomica della città, nonché nella capacità o volontà di rinnovamento e di azione. Questa percezione era confermata da uno studio, commissionato dall’amministrazione provinciale nel 1965, che aveva evidenziato la situazione di ristagno economico, le carenze infrastrutturali e la lentezza dei ritmi produttivi di un sistema economico ancora fortemente caratterizzato dall’agricoltura.
La ricerca intendeva passare dalla percezione alla testimonianza sociologica, fondata su descrizioni “oggettive”, e analizzava le risposte di un campione della società cremonese in rapporto a due aspetti della vita urbana: l’integrazione culturale e l’ideologia dello sviluppo.
Circa il primo aspetto, si ricavava l’immagine di una “comunità tendenzialmente amorfa” dove la partecipazione era scarsa e dove la rilevante presenza della piccola borghesia “si risolve in un ripiegamento individualistico, mentre le elites non sono in grado di assicurare ai programmi urbani un indirizzo univoco”. Nello stesso tempo, veniva rilevato un buon grado di soddisfazione circa la vita in città, rivelatore del contrasto tra il giudizio sullo stato della comunità e quello sullo stato personale.
Circa il secondo aspetto, le aspettative per lo sviluppo erano orientate prima di tutto verso l’industria e, in misura minore, verso la scuola e la cultura. La propensione per l’industria derivava dall’associazione con uno stile di vita moderno e dal confronto con le città più sviluppate della regione.
Le conclusioni della ricerca offrono “una immagine divisa della città di Cremona, dove sembrano convivere due tendenze preferenziali per il futuro della città – industria/servizi culturali – che non diventano opzioni comunitarie condivise, anche se suscitano periodicamente “ora polemiche ora aspettative retoriche”. Per restituire un ruolo efficiente alla città– concludeva Scivoletto – “occorre portare l’attenzione su queste tendenze, non per consolidarle, che significherebbe perpetuare l’amorfismo, la dissociazione e l’apatia, quanto per eliminarne o subordinarne una a favore dell’altra”. “Fino a quando la dispersa opinione cremonese reputerà entrambe buone le due propensioni la città non potrà acquistare coscienza di sé e porsi creativamente nel contesto regionale”.
Sul come fare, Scivoletto citava un altro sociologo: “Ciò che conta per accendere il dinamismo di una città è che una minoranza sufficientemente attiva e sufficientemente solidale riesca ad impossessarsi di un certo numero di leve e le usi per accrescere e specializzare la produzione”.

* Angelo Scivoletto, Cremona comunità dissociata?, Franco Angeli, 1970

« Pagina precedente

Blog su WordPress.com.