Cives Cremona

25 ottobre 2010

La zona franca dei partiti

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 10:07

La Provincia del 23 ottobre informa che in comune si stanno vivendo “ore convulse per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Città di Cremona”, poiché a due settimane dall’azzeramento del consiglio, il sindaco Perri non è ancora riuscito a far quadrare le pretese dei partiti. I protagonisti delle “convulsioni” sono infatti i partiti che, anche in questa circostanza, hanno confermato la loro propensione ad occupare le istituzioni, piuttosto che a orientare la politica, dimostrando scarso rispetto per le regole che tutelano l’autonomia della Fondazione e l’indipendenza dei consiglieri.
Abbiamo già affrontato l’argomento nel post I partiti e la Fondazione, ma lo riprendiamo perchè ci sembra un test locale del generale rapporto dei partiti con le istituzioni: un cattivo rapporto, come scrive Michele Ainis in un articolo recente sulla Stampa, che deriva dal fatto, denunciato da Costantino Mortati fin dagli anni 50, che “i partiti sono diventati istituzioni a propria volta, o meglio contro istituzioni, situate al di fuori e spesso al di sopra rispetto a quelle disegnate dalla Costituzione”.
La causa principale di questo sbandamento sta forse nella stessa Costituzione, che ha concepito i partiti, all’art. 49, come associazioni private concorrenti alla determinazione della politica nazionale, senza alcun vincolo di natura organizzativa e funzionale.
Contro questa zona “franca” concessa ai partiti, si erano espressi alcuni costituenti, a cominciare appunto da Mortati, che avrebbe voluto introdurre nell’articolo 49 il rinvio a una loro disciplina legislativa. Successivamente, lo stesso senatore Sturzo si era fatto promotore di un progetto di legge con la stessa finalità. Il problema ha attraversato tutta la storia politica repubblicana e aveva trovato una proposta di soluzione nella commissione bicamerale presieduta da Aldo Bozzi nel 1983, che aveva riformulato l’articolo inserendo l’obbligo di “strutture democratiche” e il rinvio ad una legge che disciplinasse il finanziamento, la trasparenza, e la partecipazione degli iscritti a tutte le fasi della vita di partito, compresa la designazione dei candidati alle elezioni.
Per altri costituzionalisti, la trasformazione dei partiti in “partiti di occupazione” delle istituzioni non era dipesa dalla mancanza di disciplina legislativa, ma dall’assunzione di ruoli diversi da quelli previsti dall’articolo 49. Era questa la tesi di Leopoldo Elia, in una relazione del 1965, in cui aveva sostenuto che il dettato costituzionale viene “trasgredito quando il partito esce dai confini che l’art. 49 gli traccia”, quando “entra nella vita amministrativa”, diventando “partito di occupazione” anziché “partito di partecipazione” e di “ispirazione”.
L’interpretazione liberale di Elia non è riuscita ad arginare lo strapotere dei partiti. Dalla zona franca dell’articolo 49 è cresciuta una “costituzione materiale” in cui i partiti hanno dilagato in tutti i settori e a tutti i livelli, dalla Rai, alle Asl, alla nostra Fondazione. Con gratificazione delle oligarchie grandi e piccole, ma con effetti corrosivi sulla fiducia dei cittadini, che produce allontanamento, disaffezione e astensionismo.
Riprendendo Ainis, “non è vero che il rapporto fra la politica e le regole sia insignificante per i cittadini.. La fisionomia di ciascun partito si lascia decifrare non soltanto per i diversi programmi, ma anche per la loro concezione del diritto, dello stato e delle istituzioni”.

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