Cives Cremona

6 ottobre 2010

Il dono fondamento della nostra civiltà

Filed under: Associazioni,Cultura — Cives Cremona @ 10:25

Segnaliamo all’ettenzione dei visitatori

Invitato dall’Associazione don Luigi Viadana, Bernardino Casadei sarà a Pizzighettone, il 15 ottobre alle ore 21, presso il Centro culturale di via Garibaldi, dove terrà una conferenza sul tema “Il dono: fondamento della nostra civiltà”. L’incontro è rivolto a quanti sono impegnati nelle associazioni di volontariato e di promozione sociale e ha lo scopo di favorire una riflessione sui fini e sui metodi dei soggetti impegnati nel campo dell’assistenza e della promozione della cultura comunitaria.
Bernardino Casadei è funzionario della Fondazione Cariplo e segretario generale di Assifero. l’Associazione italiana fondazioni ed enti di erogazione. Per conto della Fondazione Cariplo, ha studiato negli Stati Uniti il sistema delle fondazioni comunitarie ed ha contribuito all’affermazione della filantropia comunitaria in Italia, mediante la creazione di fondazioni comunitarie. Ha messo a punto un sistema organizzativo basto sul web che permette alle fondazioni italiane di erogare servizi di alta qualità con un piccolo apparato e a basso costo.
Bernardino Casadei è autore di numerosi saggi sulla filantropia comunitaria e sulla sussidiarietà. In precedenza, è stato segretario generale del Centro studi Augusto Del Noce per gli studi filosofici.

4 ottobre 2010

Eterogenesi delle multe

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Sembra che, anche per le sanzioni del codice della strada (le multe), possa applicarsi il principio della “eterogenesi dei fini”, concetto solo apparentemente difficile, che spiega come le azioni umane possano conseguire fini diversi da quelli prestabiliti. Così, lo scopo originario delle multe: scoraggiare gli automobilisti da comportamenti pericolosi o dannosi, può trasformarsi in uno scopo diverso: aumentare le entrate comunali.
A questa trasformazione, Il Piccolo del 1° ottobre ha dedicato un’inchiesta, intitolata “Comune senza soldi. Restano solo le multe?”, con un occhiello riassuntivo che diceva:“è opinione di molti che l’incremento delle sanzioni sia dovuto soprattutto alla necessità di riempire le casse comunali”.
Sulla Stampa del 3 agosto, Marco Belpoliti riferisce di un automobilista multato mentre transitava alle 23.30 su una strada del Nord a 65 all’ora, invece dei 50 prescritti. In questo caso, la multa non poteva avere lo scopo di aumentare la sicurezza, ma solo quello di incrementare le entrate comunali, si era quindi trasformata in una “tassa sulla velocità”, in un “pedaggio improprio”, come quello che i signorotti medioevali imponevano ai viaggiatori di passaggio sul loro territorio.
Un caso a noi capitato riguarda un eccesso di velocità (102 km invece di 90) su una strada deserta della provincia, sanzionato con una multa di 160 euro, regolarmente pagata senza avere inavvertitamente segnalato il nome del conducente, ai fini della perdita dei punti sulla patente. La mancata segnalazione ha dato origine, dopo 60 giorni, ad un’altra multa di 270 euro. In quell’occasione, abbiamo appreso che il pagamento della multa sanava il difetto di segnalazione. In questo caso, l’eterogenesi dei fini è addirittura incorporata nella norma: se vuoi evitare la perdita dei punti sulla patente, paga una bella multa e sarai mondato. La sicurezza non c’entra più, prevale l’incasso. Siamo di fronte ad una norma che sembra fatta apposta per i ricchi che sfrecciano sulle autostrade al volante di grosse cilindrate, incuranti dei limiti di velocità.
Ma torniamo alle multe e alla loro funzione di rimpinguare il bilancio comunale. L’interpretazione del Piccolo non pare peregrina. Infatti, da un resoconto della Provincia del 27 agosto leggiamo che, tra le misure illustrate dall’assessore Nolli allo scopo di far quadrare il bilancio, è previsto un aumento di 400 mila euro mediante “lo sviluppo dell’attività di controllo della sicurezza stradale e del rispetto del codice della strada”. Dove la sicurezza diventa funzione del bilancio comunale, anziché una funzione da finanziare con la fiscalità generale, lasciando alle multe la funzione di deterrenza e destinando il loro incasso a interventi straordinari di natura sociale.

1 ottobre 2010

De Crecchio su Vernaschi

Filed under: Storia — Cives Cremona @ 07:00

Dopo la celebrazione del XX anniversario della morte di Vincenzo Vernaschi, sindaco di Cremona dal 1961 al 1968 e poi senatore, Michele De Crecchio ci ha inviato una testimonianza su due episodi significativi, uno dell’attenzione di Vernaschi alla corretta urbanistica della sua città, l’altro della sua lealtà nei confronti della minoranza.

Il primo episodio risale al 1982. Il nuovo Piano regolatore di Cremona stava per essere approvato dalla Regione con una modifica d’ufficio che consentiva l’edificabilità di terreni circostanti S. Sigismondo, che il Consiglio comunale aveva rifiutato di concedere.
“Ricordo bene – scrive De Crecchio – la dignità e la fermezza con la quale il Senatore, capogruppo di minoranza, informato della sgradevole alterazione che si stava macchinando presso l’assessorato regionale all’urbanistica, chiesta la parola in Consiglio Comunale, offrì alla maggioranza di sinistra la più completa solidarietà, proponendo persino che il Consiglio Comunale, nella sua unanimità, si dimettesse tutto per protesta qualora la Regione avesse così clamorosamente  contraddetto la volontà consiliare dei cremonesi. I buoni uffici dell’allora presidente del Comitato regionale di controllo, il prefetto di Milano dott. Caruso, riuscirono poi, abilmente, a sventare la manovra milanese, consentendo ai cremonesi di portare a casa il Piano regolatore, così come il Consiglio comunale l’aveva voluto”.
“Se, a differenza di tante altre parti della città, la zona di San Sigismondo è ancora oggi sostanzialmente inedificata, consentendo così al grande monumento, oggi monastero, di dialogare con la campagna circostante, credo sia doveroso dare atto che ciò accadde anche per l’impegno civile allora dimostrato con estrema fermezza, dal senatore Vernaschi.”
Il secondo episodio è di qualche anno più tardi, quando i democristiani avevano sostituito i comunisti nella giunta cittadina. Il Consiglio comunale aveva approvato, a stretta maggioranza, lo spregiudicato intervento che prevedeva, in deroga ai vincoli di Piano Regolatore, di occupare con alloggi gli spazi del palcoscenico, delle gallerie e del ridotto del Politama Verdi.
“Qualche mese più tardi – ricorda De Crecchio – il senatore Vernaschi, al quale la malferma salute evidentemente non consentiva più di seguire con la necessaria puntualità i lavori del Consiglio, cadde nella disavventura di affermare che l’intervento sul Politeama, di cui evidentemente aveva ormai ben compreso la nocività, era stato pur tuttavia varato con l’unanimità dei voti del Consiglio comunale. Toccò a me, componente del gruppo comunista e responsabile per i temi urbanistici, intervenire, vivacemente protestando per l’affermazione non veritiera”. “Il Senatore Vernaschi rimase perplesso e si riservò un controllo sugli atti consiliari. Nella seduta successiva, senza essere sollecitato da nessuno, chiese la parola e, scusandosi dell’errore compiuto, riconobbe la correttezza di quanto affermato dal gruppo comunista, confermando di non essersi cioè lo stesso gruppo associato all’approvazione dell’infelice intervento sul glorioso teatro”.

« Pagina precedente

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.