Cives Cremona

29 novembre 2010

Perché la giustizia non funziona. In margine a un convegno

Filed under: Società — Cives Cremona @ 00:08

Il convegno promosso dai radicali per discutere la proposta di legge del deputato Maurizio Turco, che ha per oggetto: “Accorpare il tribunale di Cremona al tribunale di Crema per una giustizia efficace ed efficiente e per un miglior impiego delle risorse economiche” ha avuto il merito di dischiudere la cronaca locale a un tema, quello dell’efficienza del sistema giudiziario, di solito riservato alle pagine nazionali.
La proposta provocatoria del deputato radicale potrebbe in effetti essere applicata – come ha puntualizzato il procuratore capo Roberto di Martino – a tutti gli 88 tribunali sotto organico, ma è evidente che l’accorpamento si scontra con gli interessi locali e che la soluzione del problema difficilmente può essere presa con un provvedimento particolare. Il presidente Carlo Maria Grillo ha ribadito l’importanza di una adeguata dimensione delle strutture giudiziarie e ha riferito i parametri individuati dal Csm per garantire un servizio minimo efficiente; ha parlato anche della necessità di semplificare le procedure e frenare l’eccessiva domanda di giustizia.
Il temi non sono nuovi, se ne parla da anni e da anni l’efficienza della giustizia rientra tra i punti inattuati di ogni governo. E’ comunque positivo che se ne sia parlato in un convegno locale, divenuto oggetto di cronaca locale, come problema che tocca tutti i cittadini, colpiti in qualche misura dalle inefficienze della giustizia, e che potrebbe forse trovare una soluzione più sollecita se gli stessi cittadini facessero sentire la loro voce o collaborassero a far circolare le idee.
A questo proposito, sono senz’altro pertinenti le argomentazioni di Giovanno Pellegrino e Giovanno Fasanella, tratte dal libro Il morbo giustizialista *, in cui si parla anche del modello organizzativo da applicare alla magistratura e della necessità di organizzare in maniera diversa la funzione giudicante da quella accusatoria. “La funzione del pm nel rito accusatorio – scrivono – è totalmente diversa da quella del giudice. Per cui non si capisce perché due funzioni distinte debbano essere organizzate allo stesso modo. Qualsiasi tecnico delle istituzioni sa che ogni modello organizzativo deve tener conto della specificità della funzione pubblica per la quale è pensato”. E fanno l’esempio portoghese, dove “il pm fa parte di una magistratura autonoma dal governo, ma distinta dalla magistratura giudicante; non organizzato secondo il modello diffuso tipico dei giudici, ma secondo un modello gerarchizzato, tipico dei sistemi a rito accusatorio”. E quello di Falcone che aveva voluto le direzioni antimafia su base distrettuale, coordinate da una direzione nazionale.
Questa citazione per dire che non è sufficiente accorpare i tribunali, o razionalizzare lo schema organizzativo esistente, o disporre di maggiori risorse. Il libro di Pellegrino e Fasanella può aiutare a capire “perché l’Italia è prigioniera di una giustizia che non funziona”.

* Giovanni Fasanella, Giovanni Pellegrino, Il morbo giustizialista, Marsilio, 2010

Annunci

24 novembre 2010

Amarissimo quell’Ace

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 07:00

Il nostro post del 15 novembre, relativo all’obbligo dell’Attestato di certificazione energetica (Ace) anche nella locazione di singole unità immobiliari, ha sollevato perplessità e interrogativi. Nel tentativo di scioglierli, approfondiamo l’analisi della delibera regionale n. 8745 del 22 dicembre 2008.
Il punto g del paragrafo 9.2 della delibera stabilisce che all’obbligo dell’Ace sono tenuti i proprietari di immobili esistenti, che stipulano o rinnovano un contratto di locazione di una o più unità immobiliari dal 1° luglio 2010. I proprietari hanno l’obbligo di consegnare l’attestato alla controparte in copia conforme all’originale. Devono inoltre depositare l’attestato, redatto dal soggetto certificatore, presso il comune che ne rilascia copia timbrata per accettazione.
La legge regionale n. 10 del 29 giugno 2009 ha poi stabilito che il locatore che non ottempera all’obbligo di consegna e deposito incorre in una sanzione amministrativa da 2.500 a 10.000 euro.
Poiché in alcune regioni quest’obbligo non è stato sanzionato, dobbiamo concludere che in Lombardia l’Ace è ancor più che amaro, è amarissimo. Ma non fa benissimo, soprattutto perché non si capisce quale sia la sua concreta funzione, se non quella di precostituire un catasto energetico degli edifici, sconnesso da provvedimenti di incentivazione, dato che non è immaginabile la rottamazione totale e repentina del patrimonio immobiliare.
La funzione classificatoria in senso economico, che si vorrebbe attribuire al catasto, vorrebbe introdurre criteri amministrativi nella fissazione dei canoni di locazione e dei prezzi di vendita, che il mercato è perfettamente in grado di scontare e che, tra l’altro, sono in parte già previsti dagli accordi stipulati tra le parti e i comuni per la definizione dei canoni detti “concordati”.

22 novembre 2010

Partecipate tra territorio e mercato

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 14:15

Nel silenzio delle cronache cremonesi, la cronaca cremasca ritorna sul tema delle partecipate. Cives aveva già riportato le preoccupazioni di diversi amministratori cremaschi a proposito del conferimento di reti e impianti alla società LGH (Linea group holding), in mancanza di “cifre precise sulle passività, sulle previsioni di investimento, sulla organizzazione societaria, sul rapporto costi/benefici per Scrp e per il Cremasco”. E anche a proposito della “scarsa chiarezza nei rapporti, per la carenza di informazioni e per la perdita di potere del territorio”. (v. Chi comanda nelle partecipate?).
La cronaca di Crema della Provincia di domenica 21 novembre riprende quelle preoccupazioni. Boschiroli (Udc) e Bonaldi (Pd) criticano gli intrecci societari e i doppi incarichi delle ex municipalizzate e si chiedono: “chi controlla i controllori?”. Tra i destinatari delle critiche c’è anche Tomaselli, amministratore della Lega Nord, ma la stessa Lega è protagonista di un documento in cui viene criticata l’intenzione dell’amministratore delegato di Lgh, Scuri, di investire 50 milioni di euro nell’acquisto di una discarica in Puglia. Nel documento si esprime la “volontà della Lega di opporsi strenuamente ad una operazione lontana dai territori di competenza della società pubblica”. I deputati leghisti Fava, Torazzi, Comaroli e Maggioni dichiarano che “la missione primaria di Linea Group è quella di sviluppare servizi efficienti e alle migliori condizioni nei territori dei comuni azionisti e che sarebbe meglio investire una somma così rilevante per realizzare infrastrutture nel settore energetico ambientale nei territori della Lombardia meridionale, piuttosto che privilegiare una scelta meramente speculativa.”
Lungo tutto quest’anno Cives ha promosso una campagna solitaria per introdurre un controllo democratico nella gestione delle società partecipate (v. Quale logica economica nella crescita di LGH), concordiamo quindi con le istanze dei parlamentari leghisti e degli amministratori cremaschi rivolte a stabilire, in una sede democratica, gli indirizzi strategici delle aziende, compresi gli ambiti settoriali e territoriali. Onde evitare che il “comune imprenditore” faccia la fine dello “stato imprenditore”, dove boiardi grossi e piccoli hanno spesso deviato dai loro compiti, a vantaggio di interessi politici o di apparato.
Oggi i parlamentari leghisti invitano a mantenere stretto il rapporto tra partecipate e territorio di provenienza, ma la soluzione di questo problema non può essere affidata semplicemente alle direttive o al controllo politico di partito. Se non viene definita la cornice istituzionale e la forma giuridica più adatta a tutelare gli interessi del territorio, “il trend del mercato” (come dice Pasquali) porta inesorabilmente alla concorrenza oligopolistica e alla quotazione di borsa. Nulla di diabolico s’intende, purché si sia consapevoli che la logica del mercato, che oggi porta verso una discarica in Puglia, porterà a cogliere altre opportunità altrove (v. Dove ci porta il business), così come porterà alla già progettata fusione con Acegas-Aps, allo scopo di creare un’azienda con un miliardo di fatturato, operativa da Pavia a Trieste.
Rispondendo ad Albertoni, che difendeva il “rafforzamento” da attuarsi con il conferimento delle reti e degli impianti a Lgh, avevamo sottolineato che con questa operazione i comuni avrebbero aumentato la loro quota, ma il filo che lega il loro patrimonio alla nuova patrimoniale sarebbe diventato più lungo. Se si vuole rafforzare il territorio con strutture più solide, per garantire servizi migliori, bisogna evitare che il filo si allunghi troppo. Ricordavamo, nell’occasione, che era bastata la trasformazione della vecchia municipalizzata in spa per produrre un incontrollato e ingiustificato incremento di attività e di società, anche fuori dalle funzioni che sono il core business del comune e che il comune dovrebbe rispettare per non invadere la sfera della società.
Tra il mercato “globale” e il territorio “locale” è quindi necessario trovare un equilibrio, che non può essere quello di lasciare mano libera al management, attratto dalla crescita dimensionale e dai correlativi appannaggi. I soldi dei cittadini dovrebbero essere sottratti a operazioni che esulano dagli scopi essenziali del comune o da operazioni azzardate (l’esperienza dei derivati dovrebbe insegnare), o da avventure imprenditoriali che meglio si attagliano a imprese private.

15 novembre 2010

Un Ace amaro per i piccoli proprietari

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 07:00

Non ci riferiamo al noto succo di frutta, ma all’Attestato di certificazione energetica, che una delibera della giunta regionale della Lombardia ha reso obbligatorio, a partire da luglio, anche per tutti i contratti di locazione di immobili.
La delibera della giunta, in applicazione di un decreto legislativo derivante da una  direttiva comunitaria, ha introdotto alcuni controlli diretti a risparmiare energia e migliorare l’ambiente. Tra questi, il controllo sulla “efficienza energetica degli edifici”, che classifica gli immobili sulla base del grado di dispersione del calore, mediante il rilascio di un attestato, l’Ace per l’appunto.
In relazione allo scopo prefissato, a partire dal luglio 2007, le nuove costruzioni e le ristrutturazioni hanno dovuto dotarsi di un certificato attestante un grado di dispersione inferiore al livello minimo stabilito da un’apposita tabella tecnica. La ratio della norma è fin qua chiara e comprensibile, in quanto le nuove costruzioni e le ristrutturazioni devono adeguarsi alle nuove norme, anche in considerazione dei vantaggi fiscali che sono allo scopo destinati.
Ma la delibera è andata oltre e ha stabilito che, dalla stessa data, anche il trasferimento a titolo oneroso di un intero edificio sia sottoposto all’obbligo dell’Ace. Plausibilmente, la norma ha ipotizzato acquisti fatti da imprese di costruzione o da grossi investitori in immobili e li ha voluti spingere ad attuare tutti gli interventi necessari a risparmiare energia. La riprova sta nel fatto che gli acquirenti a titolo gratuito (gli eredi) non sono stati assoggettati allo stesso obbligo.
Se per i “grossi” acquirenti l’Ace non è troppo dolce, per i piccoli proprietari che vendono o affittano un appartamento è decisamente amaro. Poiché la delibera regionale ha stabilito che, dal luglio 2009, l’attestato è obbligatorio per la vendita di singole unità immobiliari e, dal luglio 2010, anche per la locazione di singole unità. Per cui da quest’anno, il proprietario che affitta un appartamento vecchio, anche se l’impianto elettrico e idraulico sono a norma, deve sopportare il nuovo balzello legato alla certificazione, non meno di 300 euro.
In questo caso, la ratio della norma è meno chiara, posto che la semplice certificazione non produce da sola alcun risparmio di energia, ma soltanto obblighi burocratici. A trarne vantaggio sono sicuramente i certificatori abilitati e iscritti ad un apposito albo. Cliccando su Goggle la frase “certificatori energetici”, vengono richiamati ben 13.500 siti.

10 novembre 2010

Spendere meglio nell’assistenza

Filed under: Società — Cives Cremona @ 07:00

Il X Rapporto sulla povertà, curato dalla Caritas e dalla Fondazione Zancan, fornisce un quadro allarmante delle situazioni di povertà e di esclusione sociale presenti in Italia. E dedica anche attenzione alle modalità di intervento delle istituzioni pubbliche e alla risorse destinate all’assistenza da parte degli enti locali, concludendo su questo punto che, “per contrastare la povertà, basterebbe spendere meno di quanto attualmente spendono i comuni” e anche in modo meno squilibrato dal punto di vista territoriale.
Secondo il Rapporto, le regioni del Nord spendono troppo rispetto ai bisogni. In Trentino Alto Adige i comuni spendono circa 18 euro a persona, quando ne basterebbero 4; In Lombardia spendono 5,7 euro a persona, mentre ne basterebbero la metà. Nel Sud la situazione è capovolta. In Calabria i comuni spendono 5,4 euro a persona, mentre ne servirebbero il quadruplo.
La correlazione tra risorse disponibili e spesa sociale sembra evidente, ma non basta da sola a giustificare politiche di assistenza così sperequate, nel bene e nel male, rispetto ai bisogni effettivi.
Non conosciamo la metodologia della ricerca e come siano stati ricavati i rapporti sopra esposti. Proponiamo l’analisi agli amministratori e agli operatori del settore, perché possano verificare, dati alla mano, quali margini di spreco e di eventuale razionalizzazione si possono nascondere anche nei bilanci dell’assistenza. Soprattutto al fine di dirottare una parte degli interventi economici, che sono l’86% della spesa totale, verso servizi strutturati e duraturi.

Pagina successiva »

Blog su WordPress.com.